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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Riguardare con cura

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Festa per i 50 anni di Salvini, l'umanità non merita quello scatto né i soggetti ritratti

La foto, coi corpi dei naufraghi ancora caldissimi, è solo l’ennesima certificazione della vera natura di chi guida il paese. Componenti di un’umanità minore che ci fanno vergognare e pure ridere con i discorsi da osteria del Testaccio, quando minacciano di inseguire i trafficanti in tutto il globo

All’indomani delle ultime elezioni politiche scrissi ai miei contatti comunicando la decisione di rompere con chiunque tra i destinatari avesse votato il partito di Giorgia Meloni.

Le motivazioni erano chiare, avendo spiegato per tempo chi era davvero questa donna, mossa da uno spirito camaleontico talmente spiccato che il personaggio raccontato da Woody Allen, il proverbiale Zelig, le farebbe un baffo. Come continuo a ripetere da allora, la premier è stata descritta perfettamente da lei medesima nel triste discorso di Marbella. Il discorso su chi è realmente, si apre e si chiude con quelle parole barbare.

Il resto, la poco credibile conversione ai valori della civiltà, è solo coreografia, le serve solo per rimanere in sella. Mi ricorda quei ragazzi che, riottosi a lavarsi i denti e farsi la doccia, malgrado le minacce dei genitori, una volta che si fanno la morosa si lavano dieci volte al giorno e si cambiano la biancheria intima in modo ossessivo.

A coloro che l’hanno votata, soprattutto a chi dopo Cutro si lascia scappare la lacrimuccia, dico che è troppo tardi e che quei morti pesano anche sulle loro coscienze, non soltanto in modo simbolico. A quelli tra costoro che vanno in chiesa a lavarsi la coscienza, auguro solo che Dio del Vangelo non esista, perché se ci fosse non vorrei essere al loro posto.

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Stamattina una delle persone che avevano ricevuto il mio avviso di sfratto si è fatta viva, in lacrime, vere stavolta, chiedendo perdono a quelle vittime e scusandomi con me per l’improvvida scelta del 25 settembre.

Aveva appena visto, restando indignata, la foto postata da Silvio Berlusconi, insieme a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, festanti in occasione del compleanno del "benzinaio" prestato alla politica, di cui vanamente si ricordano le performance contro i meridionali quando frequentava il liceo. L’inospitalità non sorge dalla sera alla mattina, si tratta di una malattia annidata in profondità, inguaribile. Quella foto, coi corpi dei naufraghi ancora caldissimi, è solo l’ennesima certificazione della vera natura di chi guida il paese. Componenti di un’umanità minore che ci fanno vergognare e pure ridere con i discorsi da osteria del Testaccio, quando minacciano di inseguire i trafficanti in tutto il globo.

Nemmeno nel quartiere popolare dove sono cresciuto si arrivava a questo linguaggio da bulli incompetenti, che copre solo l’incapacità di agire nella realtà e si avvita nella mitologia.

Anche chi all’inizio mi aveva fatto presente che ero stato severo, ora mi scrive per scusarsi, ma l’unico risultato che ottiene è accrescere la mia rabbia.

Passare gli ultimi anni della mia vita nello stesso clima culturale in cui mio padre passò la propria gioventù, non mi consente di giustificare chiunque entri in una cabina elettorale pensando di risolvere i problemi coi metodi e gli istinti degli uomini primitivi, attenti solo a difendere la caverna, il territorio, la donna, a farsi gli affari propri.

Pagheremo cara questa licenza irresponsabile e infantile, ma non possiamo cedere allo stato di fatto, nel Paese sta montando un’indignazione vera. Non è ideologia, ma presa di coscienza di una scelta autolesiva il cui peso ci porteremo dietro per decenni, ma i cui effetti abbiamo il dovere di rendere quanto più lievi possibile.

Festa per i 50 anni di Salvini, l'umanità non merita quello scatto né i soggetti ritratti

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