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Martedì, 5 Luglio 2022
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Giorgia Meloni ambigua, e forse pericolosa, maestrina

La leader di Fratelli d'Italia è nella fase ascensionale del suo percorso grazie a un eclettismo che la conduce a fare la brava ragazza dai trascorsi laboriosi, quando si trova davanti a un taccuino o comodamente seduta nei salotti televisivi. Ma è la stessa persona che dice cose odiose, persino disumane, cercando i voti dei fascisti

Giorgia Meloni è il personaggio politico più controverso del nostro paese, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza, perché potrebbe diventare anche il più pericoloso. È una donna risoluta, temprata da un passato familiare di rifiuti, che innescano insaziabili motivazioni alla riuscita.

Non che gli altri, da Matteo Salvini a Matteo Renzi, tanto per citarne alcuni, scherzino, ma quelli sono univoci, prevedibili, quasi inoffensivi. Oramai sono stati pesati, valutati, forse archiviati dagli elettori, due persone che senza la politica avrebbero condotto una vita assai più modesta, alla quale spero si dedichino presto, nei loro e nei nostri interessi, che una volta tanto coincidono. 

La Meloni, invece, è nella fase ascensionale del suo percorso, grazie a un eclettismo pari a quello del suo concittadino Leopoldo Fregoli, che la conduce a fare la brava ragazza dai trascorsi laboriosi, quando si trova davanti a un taccuino o comodamente seduta nei salotti televisivi, perché qui cerca i voti della gente credulona. Ma è la stessa persona che dice cose odiose, persino disumane, quando, da populista gretta e furbetta, si esibisce parlando alle folle, ammiccando a chissà chi. Stavolta cerca, in maniera subliminale, i voti fascisti, quasi facendo finta di niente, come l’ospite imbucato che, con non curanza, sgraffigna le tartine dal vassoio. 

Da una parte la maestrina, che usa la forchetta e il tovagliolo per sedurre le mamme i papà, dall’altra la coatta che lancia messaggi energici ai figli irrequieti.

Quando il niente diventa tanto, infatuarsi di sé è un attimo. C’è la folla, proprio quella che fregava il suo illustre predecessore, e comincia a straparlare, di lei che è Giorgia, che è madre, che è cristiana (anche per questo una persona che conosco bene, si è sbattezzata, dice di preferire l’inferno a un paradiso abitato da fascisti). 

In queste condizioni inebrianti, un palco e una folla plaudente, si sfugge di mano e comincia a leggere la sua vera autobiografia, discretamente diversa da quella data alle stampe. Le è accaduto ancora nei giorni scorsi, in Andalusia, dove si è recata per sostenere Macarena Olona, candidata alla presidenza di quella Regione per il partito populista Vox. Nulla di costruttivo ma, come al solito, una bella elencazione di nemici, cioè tutti quelli che sono, anche leggermente, diversi da lei, prima tra tutti la comunità dei gay e delle lesbiche, una lobby, secondo Giorgia, ossia gente che rifiuta di farsi malmenare per strada e pretende di avere dei diritti, come gli esseri umani normali, vuole amare e figliare, privilegio che lei vorrebbe per sé e per il popolo della famiglia nonché per le famiglie del suo popolo. Pensate che meraviglia, se questa vera e propria deriva culturale, che sembra arrivare direttamente dalle caverne, prende il sopravvento, con la loro singolare traduzione del cristianesimo, dove non siamo tutti fratelli ma solo parenti che si odiano e ognuno a casa sua. 

I creduloni possono abboccare, signora, ma Dio non è cretino. 

In un’intervista-maquillage al Corriere della Sera, ci ha tenuto a fare sapere che lei non è “mai contenta”, è qui ma vorrebbe essere lì. Come una particella quantistica, che sbatte a destra e a manca senza mai darci notizie certe sulla sua posizione e velocità, acquisendo il fascino degli sconclusionati, il più subdolo, perché ti permette di puntate su tutte le ruote. Una ex bambina dal passato così complesso impara a sopravvivere, a cavare sangue anche dalle rape. 

Vorrebbe governare un Paese che tenta di lasciarsi alle spalle il Medio Evo, magari non tutto, ma almeno la maggioranza dei cittadini, che non pensano più di valutare le persone in base agli orientamenti sessuali o al luogo di provenienza. Un Paese che comincia a rendersi conto che senza gli stranieri ci condanniamo all’estinzione e che senza una socialità fresca, capace di incontrare il mondo di oggi, non quello arcaico che vive nel cuore di questa persona, non si può nemmeno pensare di occuparsi di una Nazione (come piace chiamarla a lei, con la furbizia di cui sopra), che è un contenitore di diversità, sempre in evoluzione, e non un ufficio pesi e misure in cui tutto viene normato secondo i desideri di chi comanda. Dietro l’aspetto rassicurante, ci sono affermazioni terribili, che rifiutano l’idea di un’umanità fuori dai vincoli e dalle categorie. Azzardarsi a parlare di cristianesimo, con queste premesse morali e culturali, richiede una dose di audacia decisamente fuori controllo. Il Concilio Vaticano II è lontano millenni, siamo ancora fermi alle catacombe. 
In un video di poche ore fa, proprio la Giorgia, lamentava il rischio di diventare bersaglio di qualche sconsiderato, ma l’abitudine di aggredire o sopprimere il nemico politico, in Italia è stata inaugurata negli anni Venti, da persone del suo albero genealogico. Creda, signora, siamo noi che rischiamo di diventare bersagli. Da quali luoghi del mondo interiore arrivi la violenza non lo sappiamo con certezza, ma sappiamo da quali spaccati sociopolitici possa affiorare oggi. Dunque, prima di chiedere a Caino dove è finito suo fratello, lo cerchi nei cassetti di casa, quella politica intendo. 

Mezzo secolo fa l’Italia fu a lungo insanguinata dal terrorismo rosso, i progressisti veri fecero barriera contro quella violenza, in alcuni casi immolando la propria vita, perché avevano chiaro che il Paese viene prima della bottega. 

Sarebbe inutile chiedere alla leader di FdI chi fosse Guido Rossa, se solo l’avesse sfiorato eviterebbe di dire quelle sciocchezze, foriere di violenze, nei comizi.

I fascisti, invece, non si ribellerebbero mai ad altri fascisti, perché per loro l’ideologia viene prima, molto prima, di quella Nazione di cui si riempiono la bocca senza sapere di cosa parlano. Quella Nazione che non si sono peritati di rovinare, seminando lutti e rovine, vestiti come pagliacci con gli stivaloni.

È tutto qui, signora Meloni, questo è l’abisso incolmabile che ci separerà sempre, non potrà mai esserci conciliazione, quella può verificarsi solo quando un fascista si converte, ma davvero, alla democrazia, usando parole e concetti di civiltà, non minchiate che sembrano confezionate nella nerissima officina di Steve Bannon. 

L’aspettiamo fiduciosi da questa parte della strada, dove a qualsiasi numero civico trova la democrazia, ma non tardi troppo, potrebbe restare delusa da quel mondo arido, dove esistono solo estranei, nemici e diversi. Una mamma impara, almeno dovrebbe imparare, la compassione al primo vagito della prole.

Ps. A proposito, gentile Meloni, le porto i saluti dell’assessora Elena Donazzan, che certo non voleva il suicidio dell’insegnante transessuale Cloe Bianco. A volte basta fare bollire l’acqua e tenerla in temperatura, tanto qualcuno che butta la pasta si trova sempre. Un metodo sicuro e, soprattutto, pulito.                                                                                   

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