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Martedì, 24 Maggio 2022
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

25 aprile tra Ucraina e presunti intellettuali di sinistra

In troppi si cimentano nel loro pacifismo da alte vette, dimenticando che c’è uno stato che aggredisce un altro stato sovrano, quasi a freddo, facendo una strage di civili e mettendolo a ferro e fuoco, con accanimento nazista

Nel mese di dicembre del 2019 ero a Roma, presso la nuvola di Fuksas presentavo il mio volume “La casa di Henriette”, all’interno della fiera “Più libri più liberi”.

Avevo incrociato Fausto Bertinotti, a sua volta ospite di uno dei tanti eventi.

Non mi vergogno di confessare un moto di istintivo risentimento, subito convertito in un più saggio disinteresse.

Ricordavo la lontana, micidiale, imboscata al governo Prodi e la restituzione del Paese alla destra, in nome del risaputo, ipertrofico, livello di autostima, che ne faceva una macchina da salotto perfetta, dotata di parlantina “rotonda” e seducente. Efficacissima, nella vacuità di quei luoghi.

Posti ideali per smarrire il senso della realtà, paradisi di chi, non avendo nulla da dire, fornisce alibi a coloro che sovente non hanno nulla da fare.

Chiacchieroni autofertilizzanti, ma senza produrre un chilowatt di energia.

Fateci caso, tutti gli esponenti dell’estrema sinistra possiedono grande capacità oratoria, non è un difetto, per carità, ma non sarebbe male aggiungere qualche grammo di altri ingredienti, magari un pizzico di solidarismo vero.

Quell’immagine romana mi è tornata in mente in questi giorni, mentre si sentivano intellettuali di sinistra cimentarsi nel loro pacifismo da alte vette, seduti a pagamento nei soliti luminosi salotti. Dev’essere un destino, come la barca a vela di altri totem di area.

Stavolta, nella morsa della loro logica, così carica di leggera irragionevolezza, quasi di noncuranza, finisce la vita di persone lontane che, esattamente come i partigiani italiani, vorrebbero decidere della loro vita, senza che gli analisti da laboratorio eccepissero.   

C’è uno stato che aggredisce un altro stato sovrano, quasi a freddo, facendo una strage di civili e mettendolo a ferro e fuoco, con accanimento nazista, ma i già menzionati intellettuali, convinti che il loro sofisticato disquisire abbia parentele con la realtà, non demordono, talvolta con il controcanto di qualche pirla, pure nevrotico, inventato di sana pianta dalla smania di share.

Almanaccano su distinzioni sottilissime tra la resistenza italiana e quella Ucraina, raccomandano, accalorandosi, saggezza all’aggredito ma ignorano come fermare la mano all’aggressore, e in attesa di una soluzione pretendono che l’aggredito stia immobile, come nella famosa massima di Mao Tse Tung (apocrifa) che suggeriva l’atteggiamento da tenere mentre il nemico ti possedeva.

Gli intellettuali, soprattutto quelli di sinistra, stanno sempre a qualche metro sopra la realtà. Come la colomba, che dall’alto interagiva col porco, nella favola di Trilussa, temono gli schizzi di fango e i tentativi di essere ghermiti.

Non si sporcano le mani, non si “sfregano” col mondo, incappando nella conseguenza più tragica, la perdita totale della compassione.

Il fatto è che l’intellettuale di sinistra, almeno in Italia, confina con il concetto di finzione. L’ultimo degno di considerazione è stato Pier Paolo Pasolini, pensava come viveva e viceversa, perché proprio questo è un intellettuale, una persona che non ti fa avvertire scarti tra pensiero e azione.

Il resto è salotto, frasi a effetto, voglia di stupire, desiderio di iperbole, distanza siderale dalle persone e dai loro tormenti, continue smentite da parte del mondo tridimensionale e, non di rado, dal fronte elettorale.

Certo, la vita concreta è cosa grossolana, quindi da rifuggire.  Una gita all’acciaieria di Mariupol per questi fenomeni del vizio solitario non è prevista, ma questo non impedirà loro di parlarne come se ci fossero stati. Vogliono fare la pace con Putin, ma non ci dicono, nel caso, come si dovrebbe procedere. Forse lo sanno ma tengono coperta la carta, chissà mai qualcuno la trovasse irrealistica o persino banale.

Consiglio loro, da uomo non certo di destra, di dare una sbirciatina al bellissimo libro di Julian Barnes “Il rumore del tempo”. Parla del grande musicista Dimitrij Sostakovic, precipitato in un incubo perché Stalin, il comunista Stalin, aveva deciso che la sua non era musica ma solo confusione. Non c’è molta differenza rispetto a come Putin tratta oggi i pochi russi che si sentono di condannare la guerra in Ucraina. La situazione, se possibile, è peggiorata da Stalin in qua, perché il problema è nel Dna di quella percezione della politica e del potere, che resterà chissà per quanto ancora, una scure alle radici del Pianeta, perché si tratta del più oscuro Medio Evo, una selva non ancora raggiunta dai limiti, fecondi però, della ragione e della democrazia.

Non è un caso che i populisti di ogni dove, che disprezzano la democrazia e i diritti, dormirebbero insieme a Putin, uniti da una concezione dell’umanità retriva, arcaica, ma sfacciatamente legittimata dalla chiesa ortodossa russa e dal patriarca che la guida. Un manipolo di uomini e donne irrisolti, incapaci di sentire i tormenti dei loro simili, ma che pensano comunque di emendarli cancellando o mortificando i portatori. Questo è il populismo, un crimine contro la stessa umanità.

Detto questo, noi occidentali abbiamo molto da rimproverarci, ma almeno da questa parte non rischi la pelle se dici che l’intervento in Iraq e quello in Libia sono stati due atti criminali che aspettano ancora le condanne dei colpevoli.

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