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Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Il Pd muore se non cambia la sua etica politica

La raccomandazione un crimine sociale grave, perché rompe alla base ogni pretesa di diversità e genera al contempo due conseguenze estremamente dannose Sarebbe opportuno che la sinistra si facesse promotrice di una legge specifica contro i privilegi della prossimità, creando una nuova fattispecie e chiamando le cose con il loro nome

Il presidente del Senato apre, sfacciatamente e come se fosse a casa propria, strade professionali prestigiose al figlio maggiore. In un paese a democrazia anche solo elementare quest’azione avrebbe condotto alle dimissioni del diretto interessato. Ma qui non accade perché nessuno è in grado di contestarglielo.

C’è qualcosa che lo impedisce, che fa passare sotto silenzio questi sfregi, qualcosa che coinvolge il Pd e la sinistra, piuttosto freddini nel porre la questione dei La Russa in modo consono, facendo risaltare il contenuto degenerativo. Afasie che spiegano la difficoltà del partito democratico di spiccare il volo. Del resto, perché  si dovrebbe votare la schizofrenia di chi separa i proclami dai comportamenti, soprattutto quando il linguaggio di costoro è infarcito di solidarietà e diritti.

Per contestare al presidente del Senato la sua insopportabile azione di familismo, istituzionalmente e umanamente di enorme gravità, occorre essere vergini e i partiti progressisti non lo sono; quindi, la destra può continuare a fermare treni come fossero taxi e valorizzare le proprie famiglie, perché la sinistra non è in grado di condurre alcuna battaglia di civiltà, avendo posto la scure dell’incoerenza alla radice del proprio albero, perdendo ogni credibilità.

Le ultime vicende, quelle denunciate da Report -che non può essere buono solo quando attacca la destra- riguardanti i parlamentari Alessandro Zan e Michela Di Biase ne costituiscono la riprova, la seconda è recidiva, essendo moglie dell’ex ministro Dario Franceschini.

Naturalmente non sono interessato alle loro giustificazioni perché, dicono a Milano, “le cose sono”, e tanto basta, aggiungo. Va bene sopportare questa volgare insensibilità, ci siamo abituati, ma essere menati per il naso da persone che si fatica a stimare, proprio non è il caso. Ma questo, dramma nel dramma, è naturale, perché i politici pensano di essere intelligenti, come i protestanti scambiano il successo con la predilezione da parte della divinità.

Come già detto sino alla nausea, considero la raccomandazione un crimine sociale grave, perché rompe alla base ogni pretesa di diversità e genera al contempo due conseguenze estremamente dannose. La prima cancella ogni competizione fondata sul talento, quindi sul merito, distruggendo i sacrifici di quelle famiglie che rinunciano a tutto per fare studiare i figli. La seconda scatena l’indolenza sociale negli esclusi, che smettono di remare e si rivoltano silenziosamente contro chi li inganna, indebolendo le comunità.   

Vorrei che proprio la sinistra si facesse promotrice di una legge specifica contro i privilegi della prossimità, creando una nuova fattispecie e chiamando le cose con il loro nome.

Il Sud, in particolare, è moralmente ed economicamente allo stremo a causa di questo cancro, oramai annidatosi in profondità dei geni.

Chi desidera approfondire i contenuti dell’indagine di Report e le ragioni per le quali non si tratta di fesserie, come fanno finta di credere in tanti a sinistra, compreso Nicola Fratoianni, la cui compagna, Elisabetta Piccolotti, da un anno è deputata, può semplicemente leggere gli articoli usciti sulla stampa.

Spero la si smetta di mostrare la faccia sorpresa quando i sondaggi raccontano questa sfiducia nel Pd e nella sinistra, una sfiducia che farà morire fascisti persone che non lo meritano e che, come il sottoscritto, se ne vergognano ogni santo giorno, perdendo costantemente fiducia in chi dovrebbe rappresentarli.

Se la segretaria del Pd vuole davvero erodere consenso alla destra, deve salire sulle barricate e rompere violentemente con questa cultura, terribile, sleale, ingannevole, antisociale. Una malattia che consuma la sinistra, come la psicosi consuma la mente, perché è assente l’autocritica, preludio di ogni guarigione.

Qualora lo facesse, anche a costo di essere cacciata, toccherebbe subito con mano che le persone comuni le intesterebbero le loro speranze, perché avrebbero capito che non cambiamo solo i programmi ma l’etica stessa della politica e le regole del gioco.

Se non lo farà, passerà, temo presto, e avrà perso l’occasione per lei e per noi che crediamo nella democrazia e nei partiti, come suo strumento vitale.

Durante gli anni del terrorismo, dopo l’uccisione dell’ennesimo poliziotto, l’allora ministro degli interni Francesco Cossiga, disse, in maniera forse emotiva ma efficacissima: “Non permetteremo più che i figli dei borghesi del Nord uccidano i figli dei contadini del Meridione”.

Da Elly Schlein mi aspetto che ci travolga con affermazioni altrettanto solenni: “Non permetterò più che individui eletti per servire i cittadini, si portino la dispensa a casa e la facciano saccheggiare da parenti e amici”.

Se riuscirà a mettere mano a questa esaltante impresa, si candiderà davvero a essere ricordata con gratitudine.

Il Pd muore se non cambia la sua etica politica

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