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Martedì, 5 Luglio 2022
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Calcio, il Messina lo devono salvare prima di tutto i tifosi e poi gli imprenditori

Si susseguono gli appelli agli imprenditori messinesi perché si facciano carico almeno di una parte del pacchetto azionario dell’Acr, ma non sembra muoversi nulla e credo difficilmente accadrà. Non si può continuare a chiedere agli altri di impegnarsi senza garanzie. Una campagna abbonamenti massiccia potrebbe invece fare la differenza

Si susseguono gli appelli agli imprenditori messinesi perché si facciano carico almeno di una parte del pacchetto azionario dell’Acr, ma non sembra muoversi nulla e credo difficilmente accadrà.

Spiace per i tifosi, quelle poche centinaia che mostrano davvero passione e spirito di sacrificio, ma non per quella parte di città che da sempre si guarda il film dalla finestra, che saprebbe come si fa, ma lo dice solo agli amici del bar, altri messinesi capaci di spiegare a Dio dove poteva fare meglio e come sarebbe stato facile risparmiare sulle spese di gestione, tipo abbassare la temperatura di due gradi all’Inferno o istituire l’orario spezzato in Purgatorio.

Ogni tanto uno si chiede come mai, con tanto genio spruzzato anche sui pali della luce, si è perennemente agli ultimi posti nella classifica della qualità della vita compilata da “Il Sole 24 Ore”. “Malasotti”, avrebbe detto qualcuno dei miei nonni, ma sarebbe stato il solito modo di affrontare i problemi, trasferendoli sul piano inclinato del fatalismo.    

Voglio essere sincero, se fossi un imprenditore messinese mi guarderei bene dal mettere le mani nel portafoglio, perché nella migliore delle ipotesi butterei dei soldi dalla finestra, mentre se fossi un messinese in diaspora, quale sono da 50 anni, mi impegnerei volentieri in un progetto di azionariato popolare con una piccola quota. Tante piccole quote possono fare i miracoli che di solito non scattano con le chiacchiere, il nostro vero tesoretto culturale. Se si avviasse una campagna di abbonamenti massiccia, comprerei alcuni abbonamenti da regalare a giovani messinesi, se lo facessimo in tanti, il messaggio che arriverebbe agli imprenditori, a cominciare dal povero attuale presidente, un vero martire di politica e tifoseria, sarebbe che il destino del Messina è saldamente nelle mani di una azione collettiva.

A nessuno può essere chiesto di mettere a rischio le proprie finanze o addirittura la propria azienda per salvare una società senza spettatori.

Ma qui non funziona così, invece di partire da noi chiediamo agli imprenditori di impegnarsi senza garanzie, cacciare alcuni milioni per poi ritrovarsi indebitati, con 500 persone allo stadio e bersaglio del tiro al piccione dei geni da bar di cui sopra.

Siamo seri, il calcio a Messina non langue per caso, semplicemente non c’è il mercato, ossia manca la domanda, ancora prima dell’offerta. Oramai andiamo avanti così da anni, segno che il problema è nel Dna, del resto non ti porti appresso un titolo come “buddace” solo perché ti devono etichettare in qualche modo.

Quindi, dico ai tifosi che vogliono davvero salvare il Messina, cerchiamo di essere realisti, nessuno metterà le mani in tasca, possiamo farlo solo noi, ad esempio comprando in anticipo un paio di abbonamenti a testa, chi può ne comprerà di più, e aiutiamo l’attuale proprietario. Di fronte a un’azione popolare importante, seria e ben coordinata, insomma professionale, anche eventuali imprenditori potrebbero abbandonare la loro timidezza e seguire l’onda.

Il resto, pensieri fiabeschi, ci riporteranno solo nei dilettanti. Se siamo fortunati.

Scrivo da casa mia, a 7/8 chilometri da qui, c’è Gorgonzola, 20 mila abitanti, squadra fino a un mese fa in serie C, a misurarsi con Padova e Juve U23. Eppure, i bilanci paiono in ordine, per alcuni anni si sono salvati sul campo e ora presenteranno domanda di ripescaggio che, visti i tempi, potrebbe essere accolta.   

Le chiacchiere sono bandite e tutti pedalano, stare in serie C con 20 mila abitanti non è facile, con 250 mila dovrebbe esserlo meno, ma noi siamo capaci di tutto. Al bar, naturalmente.

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