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Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Governo Meloni, la conferenza della premier che accorcia il futuro e lo rende incerto

Le contraddizioni e i rischi con un presidente del consiglio privo di chiari finalismi progettuali, perché quelli che le avevano fatto vincere le elezioni non sono applicabili all’interno di una realtà comunque evoluta

Dopo la conferenza stampa del 4 gennaio, confesso che le mie già gravi preoccupazioni per il destino del Paese si sono moltiplicate. La patente inadeguatezza dei soggetti non è mai stata così evidente, e non parlo solo di quella politica, mi riferisco soprattutto agli aspetti umani e istituzionali, troppo sfasati rispetto alla natura e all’importanza dell’impegno.

Da un anno siamo precipitati in una situazione che richiama suggestioni politico-sociali sudamericane, quadro desolante di cui è persino difficile immaginare lasciti, che ci saranno e saranno pesanti, e vie d’uscita a breve scadenza.

In questo momento il governo si regge su alcuni ricatti incrociati tra le varie componenti ma, purtroppo, non si tratta di piccolo cabotaggio, come spesso è accaduto ai nostri governi, stavolta le pedine di scambio sono istituzionali e solidaristiche. In cambio dell’autonomia differenziata, che potrebbe costituire una seria infrazione ai sentimenti di unità nazionale, il partito della premier riceverà il lasciapassare per il premierato. Non stiamo parlando solo di favori di bottega, qui c’è di mezzo lo stile della convivenza di 65 milioni di individui, i vissuti di appartenenza, quelli che nei momenti difficili ci salvano, il modo stesso di sentirsi italiani. Un’operazione di questa portata non può essere guidata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sarebbe come mettere una Ferrari in mano a una persona senza braccia.   

A tutto questo va sommata la grave afasia di Forza Italia, presunto polo liberale in realtà costola di una grande azienda familiare, molto concentrata sui propri interessi e certo non estranea ai movimenti della sua estensione politica.

Per farla breve, il Paese è in mano a due persone fuori ruolo che alla politica affidano la definizione del senso della loro vita, senza avere alternative e senza averne mai avute, ma soprattutto senza avere il bagnasciuga mentale ed emotivo per interpretare un gruppo umano così complesso come gli italiani, della cui maggioranza sono solo capaci di sfruttare la scontentezza e l’impianto emotivo ballerino. Non si può educare dando sempre ragione ai propri figli, promettendo il motorino, lisciando il loro vittimismo contro la scuola, aprendo la strada a un tutti contro tutti che può distruggere ciò che abbiamo costruito a fatica, partendo proprio dal sangue dei resistenti così invisi a questi inadatti.

Quando si ascolta Giorgia Meloni sembra di essere calati nella trama di uno psycho thriller, pieno di emotività, oscure allusioni, ombre inquietanti. Ma non è la realtà, è il suo mondo interiore, impreparato al compito e che andava bonificato prima della candidatura, un mondo interiore che non riconosce più le sfumature e le inopportunità, che la induce a confondere la famiglia con istituzioni senza averne percezione, anzi facendo pure l’offesa.

Il paese è in pericolo, certo che lo è, soprattutto perché oggi Matteo Salvini non trova antagonisti all’interno del governo, come invece accadeva in quelli di Conte e di Draghi, ed è libero di dare sfogo al proprio senso di fallimento, compensato con una crescente e pericolosa volontà di potenza, che potrebbe polverizzare ciò che rimane della coesione del paese e metterci ai margini in Europa.    

Lo stesso vale per Giorgia Meloni, che dopo avere chiesto voti narrando in modo non troppo subliminale una visione dell’uomo priva di solidarietà e di compassione, ostile a tutto ciò che di nuovo cerca di liberarsi nell’animo della persona, oggi è paralizzata, essendo rimasta schiava, come l’apprendista stregone, dei suoi alambicchi, e non sa più chi è, nel caso l’avesse mai saputo.

Di fatto abbiamo un presidente del consiglio privo di chiari finalismi progettuali, perché quelli che le avevano fatto vincere le elezioni non sono applicabili all’interno di una realtà comunque evoluta, si tratta infatti di fantasie che funzionano bene giusto nel mondo immateriale dei videogiochi.

La conferenza stampa del 4 gennaio è stato un anticipo di Epifania, quella di persone che non riescono a passare dalla furbizia all’intelligenza, che, si capisce lontano un miglio, non possiedono la materia, che indossano un ruolo almeno tre taglie più grande della propria misura.

In tutto questo, è flebile il contropotere, l’opposizione. Manca, soprattutto nel Pd, una comunicazione coerente che, come la trama di un romanzo, faccia sentire i lettori a casa, stimolandoli a fidarsi. In questa lunga transizione in cui la semi sconosciuta segretaria sta cercando di annidarsi nei sensori dei cittadini, decorso non sempre breve, occorre un esoscheletro comunicativo che la tenga in piedi, che la faccia percepire prima possibile nella sua pienezza.

Occorrerebbe un grande architetto della comunicazione, anzi una squadra forte, risoluta, che ne supporti la leggerezza con espedienti geniali. Elly Schlein è la persona giusta, ma deve crescere nell’immaginario dei cittadini, questo richiede tempo, intanto deve funzionare a mille la macchina dell’immagine e dei contenuti coerenti. Può non piacere, ma è necessario.

Dopo la terribile rappresentazione del 4 gennaio, Giorgia Meloni boccheggia, sta diventando indifendibile su tutti i fronti, anche quello del familismo, è il momento buono per fare crescere definitivamente la segretaria dei democratici, farla diventare l’unico vero antidoto alla padrona di Fratelli d’Italia, ma bisogna inventarsi qualcosa e non è necessario fare cadere teste, basta sedersi e parlarne, senza tabu però. Il Pd, culturalmente, politicamente e civicamente è in cima a un grattacielo rispetto a una destra preda di fantasmi sui quali chiede consenso senza immaginare nemmeno cosa potrebbe scatenarsi se questi si materializzassero davvero.

In questi giorni, quelli in cui sembra essere iniziata la caduta delle piccole divinità paesane che detengono indebitamente le nostre comunità, abbiamo bisogno di sapere da che parte volgere lo sguardo

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