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A cura di Domenico Barrilà

Politici e intellettuali compiacenti, i grandi alleati della pandemia

Per molti fare i simpatici è una pulsione quasi freudiana, tanto loro “non sono Pasquale”, come raccontava Totò nella celebre barzelletta. Bisogna apprezzare invece il coraggio dell'impopolarità perchè le sberle le prendono sempre i cittadini, a loro volta troppo sensibili all’appeal di certi guitti da avanspettacolo che si dilettano di cose pubbliche

Durante la pandemia sono tornate prepotentemente alla ribalta, se mai si erano assentata, la figura del politico compiacente e dell’intellettuale compiacente, dotati di singolare abilità nel lisciare il pelo alle categorie sociali in difficoltà. Il primo, assetato di consensi, annienterebbe il Paese per intestarsi una riapertura a caso. In Italia, il politico compiacente vive a destra e prospera perché l’elettorato di riferimento qui è composto per lo più da persone arrabbiate e inospitali.

A loro, il politico compiacente, come un pedofilo qualunque, offre caramella in continuazione, vuole accontentarlo a tutti i costi. Ricorda quelle mamme che devono fare la puntura al proprio bambino, affetto da polmonite bilaterale, ma cedono alle preghiere della piccola vittima, che le supplica di non procedere. Tanto, l’amore è meglio dell’antibiotico.

In casi del genere, il bambino muore ma almeno è morto contento.

Provate solo per un attimo a immaginare se durante la pandemia la destra fosse stata al potere, avremmo avuto milioni di cittadini con interi pacchi di caramelle in mano, scuole aperte, ristoranti pure, cinema non ne parliamo, stadi pieni come uova. Diciamolo, anche se non è elegante, la caduta del governo Conte uno, visto che il virus era in agguato, è stata una bella botta di sedere.  I Bolsonaro locali ci avrebbero fatto la festa.

Ma vicino al politico compiacente, cresce sempre, come una pianta parassita, l’intellettuale compiacente. In questo periodo così difficile, egli aveva promosso appelli per la riapertura delle scuole, non tutte e non sempre. Taluni, infatti, sono specializzati nella riapertura in quelle dell’infanzia e dei nidi, esprimono la propria solidarietà alle mamme, costrette in situazioni talvolta insopportabili, e ai minori, dichiarandosi certi che le misure di contenimento del Covid non debbano riguardare loro, troppo fragili per reggere i sacrifici indotti dalla pandemia, come se i bambini e i ragazzi vivessero un regno incantato e dunque andassero preservati dalle brutture di questo mondo, dimenticando che è proprio con questo mondo che essi dovranno, molto presto, fare i conti.

Ora proviamo concretamente a misurare gli effetti di questi appelli, partendo da un episodio che due mesi fa aveva coinvolto la famiglia di un mio pazienti, abile a isolarsi prima che scoppiasse l’ecatombe. Un’insegnante di scuola dell’infanzia, cugina dell’interessato, contrae il virus a scuola. L’unico ambiente che frequenta con assiduità, gli altri li evita quanto possibile.  Contagia il fidanzato, che contagia il fratello, che contagia i propri figli e la propria moglie, poi decide di andare a trovare la nonna, una tranquilla ottantenne in buona salute. Il lascito di quella visita è pesante, la nonna contrae il virus, contagiando la figlia, che cerca di assisterla adottando tutte le cautele del caso, compresa la tuta integrale usata dal personale sanitario, ma contagia anche il fratello settantottenne.

Di entrambi è stato celebrato il funerale la scorsa settimana.

Ecco, fare i simpatici per molti politici e molti intellettuali, è una pulsione quasi freudiana, tanto loro “non sono Pasquale”, come raccontava Totò nella celebre barzelletta, infatti le sberle le prendono sempre i cittadini, a loro volta troppo sensibili all’appeal di certi guitti da avanspettacolo, spesso solo dei poveri pirla che si dilettano di cose pubbliche.

La simpatia non è un grande criterio per scegliersi politici e intellettuali mentre lo è il coraggio dell’impopolarità. La ricerca della simpatia parla di bambini che cercano l’applauso, il coraggio dell’impopolarità racconta invece di adulti concentrati sull’interesse comune.

Una bella differenza. Un abisso, direi. La conta dei contagi e dei morti dipende anche da questo.

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