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Riguardare con cura

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Il Pd non ci prenda per fessi coi contenuti e le aperture alla società

Si ripropone per l'ennesima volta l'eterno potere delle combriccole ma il Paese necessita come l’ossigeno del vero Partito democratico tenuto prigioniero in qualche scantinato da una classe dirigente attaccata a tutti i ganci possibili e immaginabili. Spetta a noi cercare la chiave per liberarlo

Il Pd, anzi i suoi dirigenti, gli stessi che si sono comodamente sistemati in parlamento prima della tempesta e che ora -depilati, lavati e vestiti di nuovo fanno un altro passettino verso l’eternità- cercano ancora di sorprenderci, continuando a ripeterci, ma nessuno di loro ci crede, che occorre privilegiare i contenuti e, soprattutto, che bisogna aprire alla società.

Non siamo diffidenti, semplicemente, dopo tanti anni qualcosa abbiamo imparato, perché il copione non viene nemmeno attualizzato, è sempre lo stesso, come una messa tradizionalista, si punta alla solennità per nascondere la banalissima realtà, ossia l’eterno potere delle combriccole, a loro volta popolate di soggetti meno che ordinari, in cerca di senso e apparenza, che trovano in uno dei due luoghi dove il talento non è obbligatorio e può diventare una celebrità chiunque. La politica e la chiesa cattolica. Non ci fossero, per molti sarebbe disperante. L’attuale presidente del consiglio, figura davvero modesta, ne rappresenta una prova luminosa.

Impossibile non condividere, almeno di primo acchito, il primato dei contenuti, ma poi viene da domandarsi cosa mai possa significare, perché il progressismo è ancorato a un solo comandamento, la solidarietà. Non c’è niente da discutere, su quello si modellano diritti, economia, ambiente, welfare e tutto il resto, non c’è alcun dibattito da aprire, semmai c’è da applicare, ossia da testimoniare, cominciando dai comportamenti personali, talvolta davvero imbarazzanti, come farsi raggiungere dalla moglie in parlamento, impedendoci di zittire la signora Giorgia Meloni quando parla di Repubblica delle Banane. Se non si è diversi, si fa complicato contestarle che sono proprio le repubbliche delle banane i luoghi dove i cognati lollobrigidi diventano ministri.

Si sbandiera anche il tema dell’apertura verso l’esterno, altro specchietto, perché chi entra nella stanza dei bottoni nel Pd ne uscirà solo disteso, dopo l’ultimo respiro. Basterebbe guardare al riflesso condizionato, quasi generale, scattato quando qualcuno si è fatto venire in mente di allargare la consultazione per le primarie coinvolgendo anche la rete, si parla di voto on line. C’è voluto un confronto lungo e severo per trovare una sistemazione. Andate a leggervi le razionalizzazioni dei vari leader quando la questione è uscita allo scoperto. Era una gara a chi tirava di più il freno a mano, nessuno voleva perdere il controllo sulla consultazione. Aperture, certo, ma solo per una boccata d’aria e per pochi minuti, perché gli elettori non sono mica così evoluti da capire che a nessuno è consentito cambiare il colore alle pareti e, soprattutto, i quadri che vi sono appesi.

Intanto arriva il sorpasso da parte del “partito psichiatrico”, l’antagonista a sinistra, in realtà solo di passaggio da quelle parti, chissà dove sarà domani mattina. Per dire quanto poco basti per sorpassare questo Pd, malgrado rappresenti, almeno sulla carta, i contenuti prosociali per eccellenza, gli unici a potere raddrizzare il Paese e sottrarlo alle mani del neofascismo, che è persino peggio dell’originale, visto che ci infligge una classe dirigente talmente scarsa da ricordare l’operetta. A cominciare dalla sua leader, che comincia ad accorgersi, a nostre spese purtroppo, che la realtà non funziona come l’amato, da lei, Signore dell’anello, che sessanta milioni di persone non solo come le masse informi della Saga e che non basta fare le scenette spiritose sulle accise per meritare il privilegio di occuparsi delle loro vite. Diceva Jerome K. Jerome parlando degli sposi, che se quando è finita la passione scoprite che c’era solo quella, Dio vi scampi.

Il Paese necessita come l’ossigeno del vero Partito democratico, tenuto prigioniero in qualche scantinato da una classe dirigente attaccata a tutti i ganci possibili e immaginabili, spetta a noi cercare la chiave per liberarlo, perché appartiene a tutti, anche a coloro che la pensano diversamente, perché per esercitare un pensiero diverso occorre democrazia, e in Italia non sono molti i partiti che la amano davvero.

 

Il Pd non ci prenda per fessi coi contenuti e le aperture alla società

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