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Venerdì, 12 Agosto 2022
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

La democrazia, Giorgia Meloni e la camerata Tintari

Emblematica la vicenda dei quasi duemila sindaci che si sono esposti firmando per la permanenza di Mario Draghi. Ancora più emblematica la reazione piccata delle leader di Fratelli d’Italia, che non sapendo cosa dire, come spesso le accade, si attacca agli slogan mirando alla pancia, come ancora più spesso le accade. Può permetterselo, il suo pubblico ascolta più il tono dei contenuti, come tradizione a quelle latitudini politiche. Un secolo dopo siamo ancora allo stesso punto, ci si attarda, strategicamente, sulla strada dell’evoluzione e si trova udienza nella sofferenza delle persone, che meriterebbe altre interlocuzioni, possibilmente qualificate e non strumentali.

Raccontano, quelle rimostranze, il rapporto piuttosto labile tra la democrazia e la signora, infatti, secondo il suo parere, un sindaco, ossia una persona eletta dai cittadini non può dire la sua, sebbene posto di fronte alla prospettiva di conseguenza catastrofiche in caso di elezioni anticipate.

Parlare di “spudorato uso del ruolo”, rivolgendosi ai sindachi draghiani, dice di una concezione piramidale, di un totalitarismo da operetta, dove c’è un solo capo.  

Il sindaco non è un reggente nominato dal partito fascista, che dunque deve attenersi rigorosamente alle sue direttive, ma un cittadino che si presenta al giudizio di altri cittadini. Si chiama democrazia e vive meglio quando le coscienze rimangano attive, senza temere lubrificanti intestinali o peggio.  

Anche Roberta Tintari, è stata eletta sindaca dai concittadini di Terracina col metodo democratico. Già, perché essere fascista in un paese democratico è ancora possibile, il contrario è semplicemente impensabile. La democrazia può permettersi tali asimmetrie. Eppure, la signora di Fratelli d’Italia fa finta di non capire che il crinale, un vero abisso, passa proprio su questo punto. Durante il Ventennio tutto ciò che fascista non era, si trovò di fronte all’inferno. Oggi la democrazia è talmente forte da permettere a partiti e persone che si collocano su una linea grigio scuro, di sfogare la loro vera natura, nascondendola proprio sotto insegne democratiche.

La sindaca Roberta Tintari appartiene a Fratelli d’Italia. Riferendosi a lei si parla di gestione criminale delle concessioni balneari in quella città. Parole grosse, che minano la credibilità del suo partito, il quale rivendica il diritto di governare il paese intero. Eppure, in presenza di un attentato così grave agli interessi del “popolo”, la signora Meloni non trova il tempo di occuparsi della camerata mentre ne trova in abbondanza per eccepire su duemila sindaci, diversi dei quali di destra, che esercitano la loro libertà di pensiero.

Vorrei sperare che nelle sue classifiche interiori, la parola criminalità risulti più insidiosa della parola libertà. Se non fosse così la Meloni convocherebbe una bella conferenza stampa per chiedere scusa agli italiani, prendendo le distanze dalla sindaca, ma evidentemente preferisce usare il suo tempo per contestare l’esercizio della libertà dei primi cittadini che, differenza di lei, sembrano capire il pericolo cui andremmo incontro se non ci fosse una continuità nell’azione del governo.

I sondaggi sono una brutta bestia, le emozioni sono una brutta bestia, l’esaltazione di fronte a qualche successo è una brutta bestia, la voglia di riscatto personale da situazioni raccontate nell’ennesima autobiografia del niente, è una brutta bestia. Tenderei a pensare che i problemi personali andrebbero risolti prima di entrare in politica e non attraverso di essa. Ogni volta che un Paese diventa comunità terapeutica, in questo periodo sembra la norma per troppi soggetti, le cose cominciano a precipitare. Ci vuole equilibrio quando si vuole governare, perché basta poco per trasformare la democrazia in un cavallo imbizzarrito, ancora meno per fare arrabbiare chi in questi anni si è concesso di delegare troppo a delle caricature, nell’illusione, amarissima, che la politica potesse trasformale, per mezzo di una grazia di stato, in adulti competenti.

C’è una sacca di astensionismo spaventosa in Italia, proprio da quello spazio potrebbe nascere una nuova Italia, nella quale però non può esserci posto per chi gioca sporco, evocando tragiche scommesse perdute, con lasciti orrendi. 

La democrazia, Giorgia Meloni e la camerata Tintari

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