Domenica, 19 Settembre 2021
Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Selvaggia Lucarelli e la vacanza da incubo in Sicilia fra barocco e rifiuti, le verità brucianti di un'isola che si odia

La denuncia social della giornalista con tanto di replica del sindaco è la fotografia di una terra di nessuno, che non conosce il significato della parola comunità e che si consegna a dei politici che fuori da quello specifico nessuno prenderebbe sul serio. Suicidandosi lentamente...

Una delle immagini postate da Selvaggia Lucarelli

Il fatto è avvenuto proprio in questi giorni a Noto, perla del Barocco siciliano, il cui centro da una decina d’anni è patrimonio dell’Unesco. La giornalista italiana viene invitata a una manifestazione dedicata alla comunità LGBT, finita la quale decide di rimanere, affitta una villa ma le cose si mettono male. L’acqua arriva a intermittenza, la corrente continua a saltare, creando disagi pesanti, si muore dal caldo e non si può godere dell’aria condizionata. Ci sono problemi nel conferimento dei rifiuti, ma soprattutto la proprietà dell’immobile, pare costosissimo, a detta della protagonista si mostra poco collaborativa.

I punti uno due e quattro non possono essere imputati al Comune, ma il tre lo investe frontalmente, tanto più che la giornalista posta su Instagram il filmato, imbarazzante, di una strada sommersa dai rifiuti per centinaia e centinaia di metri. Sembra la sfilata degli astronauti dell’Apollo 11, credo in Fifth Avenue, solo che al posto della folla c’è la spazzatura.

Nelle quattro mancanze indicate dalla giornalista, c’è il destino di quella bellissima regione, i cui figli non sempre riescono a pareggiare il privilegio di abitarla.

Il tema dell’acqua è meglio non toccarlo, ricordo ancora le notti in bianco di mia madre a riempire serbatoi e contenitori di ogni genere, oggi lo fa mia sorella. La società che gestisce l’energia elettrica, dunque responsabile dei distacchi, non si permetterebbe la stessa disinvoltura a Milano, posso garantirlo, mentre dove manca un blocco civile organizzato, sfrutta le falle. All’indomani dello scempio che lasciarono black bloc e facinorosi vari, che si opponevano all’Expo, i milanesi scesero in strada armati di secchi, spazzoloni, detersivi e ripulirono i loro muri e le loro strade. È qui, purtroppo, che passa il crinale tra una società che corre, facendosi carico di se stessa, e una che si aspetta tutto dalle istituzioni pretendendo di non dare nulla in cambio. Ecco perché vincono sempre i candidati dalle promesse facili.  

L’atteggiamento attribuito dalla giornalista ai proprietari della villa, poteva incontrarsi ovunque, ma questo non può essere una giustificazione.

La spazzatura, invece, è un’altra cosa, ma dipende solo in parte dall’incapacità dei comuni di fare rispettare le regole, i veri responsabili sono i siciliani, perché quell’immondizia ripresa nel filmato non è un’eccezione, bensì la rappresentazione plastica della cultura di un popolo, che fuori dall’uscio di casa considera ogni cosa terra di nessuno, che non conosce il significato della parola comunità, che si consegna a dei politici che fuori da quello specifico nessuno prenderebbe sul serio, di fatto suicidandosi lentamente.

Vado regolarmente in Trentino a passare le mie vacanze estive, anche per ragioni di caldo, quando arrivi l’agenzia ti consegna una chiavetta per accedere all’isola ecologica e conferire in modo differenziato i tuoi rifiuti, qui però nessuno evade la Tari, chi decide di non pagare trova uffici comunali pronti a recuperare.  Nemmeno questo è il paradiso terrestre, ma i suoi standard attirano molti turisti che portano risorse e fanno prosperare il territorio. Senza i servizi, della bellezza non te ne fai nulla, sul tempo lungo vince l’organizzazione, infatti la Romagna, che può offrire un frammento di quello che possiede la Sicilia, è una meta molto ambita. 

La giornalista dovrebbe scorrere l’elenco degli ultimi cinque presidenti della Regione e poi domandarsi come fa la Sicilia a esistere ancora. Dovrebbe conoscere uno per uno i sindaci delle decadi vicine e lontane, soprattutto dovrebbe cercare di capire come tendono a ragionare i licatesi che pochi anni fa sono riusciti a fare dimettere Angelo Cambiano, il giovane sindaco che si era messo a combattere drasticamente l’abusivismo edilizio che sfigura la città.

Se il filmato tra due ali di spazzatura è autentico, il sindaco avrebbe fatto bene ad articolare una risposta meno risentita, meno barocca, magari chiedendo scusa, prima di tutto alla Sicilia, parlo della terra, che ospita uno dei popoli più individualisti del Pianeta, infatti anche i suoi eroi sono solitari, spesso diventati martiri perché isolati dal sostegno popolare.

Inutile tirare in ballo la gente onesta che investe, bisogna rispondere puntualmente sulle contestazioni, perché se una persona spende qualche migliaio di euro per affittare una villa, suggestionata dalla bellezza di un luogo, magari dopo un anno di duro lavoro, abbiamo l’obbligo di darle la certezza che in cambio riceverà perlomeno i servizi di base. Giro tutto l’anno per lavoro, credo di conoscere bene l’intero Paese, salvo la Valle d’Aosta, e a volte i paragoni sono imbarazzanti, non voglio fare comparazioni con il Veneto, davvero improponibili, mi fermo a Pescara, una città con un mare meno affascinate di quelli siciliani, ma bellissima, organizzata, con un turismo nazionale e internazionale piuttosto cospicuo e fedele.

Non mancano siciliani che provano a cambiare strada, in modo instancabile, tanti, purtroppo, sono costretti a farlo migrando e regalando ad altri il proprio talento, perché qui non è riconosciuto, i posti sono di parenti e amici, ma altrettanti, se non di più, sfregiano quotidianamente la propria casa armando la mano dei giornalisti il cui dovere è quello di scrivere, a meno che si pretenda omertà anche da loro.

Con il numero di dipendenti pubblici stipendiati dai vari enti locali siciliani, l’Isola dovrebbe offrire livelli di efficienza scandinavi. Inutile ricordare che la Sicilia è l’isola felice dello stipendio sicuro, con un dipendente pubblico ogni 5 persone occupate, mentre regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna, Piemonte, viaggiano a un dipendente pubblico ogni 10 occupati.

Immagino si tratti di un primato mondiale.

La bellezza naturale e l’efficienza in Sicilia raramente coincidono. Lo dico con dolore, perché in quella terra ci sono nato e, sebbene ne sia partito da mezzo secolo, le critiche che le vengono rivolte, finiscono per toccare parti di me con le quali torno a fare i conti ogni volta che succede, è insopportabile sentire la stessa zuppa mezzo secolo dopo, soprattutto perché è lancinante la sensazione che la realtà sia peggiore di quella raccontata dalla Lucarelli.           

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