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Riguardare con cura

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

La politica solo garantista dimentica lo scopo della sua esistenza

Accendo il televisore, c’è il fanfarone, si accalora di garantismo. Poco dopo, su un quotidiano, una sodale ripete gli stessi concetti. Nessuno dei due sfiora, però, il cuore del problema, ossia chi garantisce i cittadini, argomento che diventa minore se è coinvolto qualche politico, ossia uno di loro.

Mi chiedo cosa dovrebbero fare le persone che votano un tizio, lo pagano bene e poi ne registrano l’arresto per corruzione. Ho ascoltato le registrazioni, proprio quelle che molti vedono come il fumo negli occhi, mi pare si parli in modo esplicito, trattando il potere con una leggerezza sconvolgente, mortificando il proprio ruolo istituzionale, che appare mercificato e allocato in mani inadatte.

Si parla di favori a persone precise e alle loro aziende, proprio quando chi serve le carte è un ente pubblico, un soggetto super partes che esiste proprio per regolare il traffico, per assicurare pari diritti a tutti gli attori, a ogni singolo concorrente, trattando ciascuno alla stessa maniera.

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Invece funziona secondo la legge della contiguità, dello scambio di favori.

Se io guido un’azienda privata, mi chiedo chi garantisce il mio diritto sacrosanto di partecipare a una competizione trasparente, dove le regole non si scrivono sullo yacht dell’altro concorrente, lo stesso che poi vincerà la posta.

Forse dovrò licenziare i miei dipendenti, cambiando ingiustamente dei destini, anche i miei dipendenti devono fare fronte alla rata del mutuo, ma di questo i garantisti non parlano, semmai approfittano dell’occasione per levarsi i sassolini dalle scarpe, in genere contro il partito che non li aveva più voluti. Un’elaborazione del lutto perenne, sulla pelle dei cittadini che vorrebbero si parlasse dei loro problemi invece che dei conti aperti tra politici.

Della tragedia della raccomandazione e della contiguità non si parla, neppure di quella tonnara dove i diritti sono pura astrazione e vincono sempre i furbi, perché i politici se ne fregano delle regole. Si tace della vita degli altri, degli elettori, che credono di votare gente che si prenderà cura degli interessi collettivi. Intanto si fa grande sfoggio di garantismo. Non verso i cittadini, naturalmente, ma nei confronti dei simili, anche quando basterebbero le parole riportate dai giornali, che nessuno contesta come false, per chiedere al governatore della Liguria di farsi da parte, perché occuparsi della vita delle persone è un privilegio grande che occorrerebbe meritarsi.

Quelle parole, frutto di tre anni di indagini, sono pesantissime, bastano e avanzano per ritenere inopportuna una permanenza in luoghi così decisivi, comunque andrà il processo.

I garantisti si esibiscono come se fossero delle eccezioni encomiabili, facendo intendere in modo subliminale che tutti gli altri siano forcaioli, è una delle tante storie che si raccontano, così intensamente che alla fine si convincono sia la versione giusta.

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La politica solo garantista dimentica lo scopo della sua esistenza

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