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A cura di Eliana Camaioni

Concorso "Racconto di Natale", la struggente lettera a "Caro Ernesto" si aggiudica il primo posto

Secondo posto, parimerito,  per “La leggenda del gallo fuiuto” di Alessia De Luca e “Il Natale di Marco” di Vera Faraone; terzo posto a pari punteggio, “Icelo e Elpis” di Giorgio Donato e “Picciriddu bravo” di Alessandro Carrozza.. La premiazione a Torre Faro

Si è svolta oggi, sulla panchina letteraria di Via Circuito – Torre Faro realizzata dal fumettista messinese Lelio Bonaccorso, la premiazione del concorso “Racconto di Natale”, indetto dal blog #unminutodilibri della testata Messina Today.

Il vincitore è Teresa Broccio col suo “Caro Ernesto”.

Secondo posto, parimerito,  per “La leggenda del gallo fuiuto” di Alessia De Luca e “Il Natale di Marco” di Vera Faraone; terzo posto a pari punteggio, “Icelo e Elpis” di Giorgio Donato e “Picciriddu bravo” di Alessandro Carrozza.

Ecco il racconto vincitore:

Caro Ernesto

di Teresa Broccio

Messina, 10 dicembre 2015

Caro Ernesto, questo Natale sarò solo, come tu sai. I miei figli sono fuori Messina, il più grande addirittura è in Germania e non tornerà. Non può, mi ha detto, ha solo pochi giorni di ferie. Non ho più nessuno dei miei cari, niente che mi leghi a questa città. Tutti spariti o morti, sono rimasto solo io. L’altra sera mi guardavo nella vetrina di un negozio, tutto pieno di intermittenze e rami di agrifoglio di plastica. Quasi non mi riconoscevo, amico mio. “Chi è quel vecchietto?”, ho pensato con stupore, e mi sono guardato, rattristato dal fatto che mi sia trasformato così tanto, e con me le strade, gli alberi, le facciate dei palazzi.

Mi è venuto in mente un istante della mia vita di padre, di marito, di tanti anni fa. Ero con mio figlio, il piccolo, quello che sta a Trento. Passeggiavamo per il corso Cavour, nelle vicinanze di casa di mia madre, se ricordo bene aspettavamo che mia moglie venisse fuori dalla bottega del parrucchiere, e ingannavamo il tempo parlando un po’ a vanvera, affettuosamente.

Allora c’era un antiquario, da quelle parti, che ora non c’è più, e di tanto in tanto ci curiosavo. Più che un antiquario era forse un rigattiere un po’ sofisticato, che teneva in fondo alla stanza certe raccolte di cartoline antiche, provenienti dai paesi più disparati, vergate con grafie svolazzanti, come si usava una volta. Io scartabellavo in quella muffa e il tizio, per farmi piacere, metteva un disco sul grammofono, magari qualche canzone degli anni trenta o quaranta.

Una sera ci andai con mio figlio appunto, e rimasi a contemplare un vecchio mobile tarlato, una toeletta inizi 900, con lo specchio sagomato e i piedini in bronzo. Non era un gran che, ma somigliava tantissimo a quella di mia nonna, sopra la quale in questo periodo si faceva il presepe. Adesso che lo ricordo, quel momento, mi sale al naso perfino il profumo delle bucce di arancia che mia zia metteva sulla stufa, l’odore di cannella e miele dei biscotti, la penombra del corridoio, nel quale brillavano le candeline del presepe. Tutto questo punge il mio cuore, amico mio, e lo commuove.

Non voglio attardarmi troppo, ma non posso non raccontarti di quelle pietre rosse di ferro, che mio padre raccattava sulla strada per Alì, del muschio che raccoglievamo sulla collina di Santiglia, della carta stellata, dei rametti, delle montagne fatte col gesso, di quelle figurine statiche, su cui si muoveva il riverbero delle fiammelle. Quando si entrava in casa e si sentiva quell’odore, si vedevano le ombre tremolanti sulla parete dirimpetto e il luccichio della stella cometa, fatta di cartone e pitturata d’oro, allora si capiva davvero, senza parole, cos’è il Natale: la festa della famiglia, nella quale i bambini sono accuditi e i vecchi non sono lasciati soli dai figli, ma sono seduti a capotavola, rispettati e amati, perché dalla loro radice nascono gli ultimi germogli, i più molli, e di essa si sostentano.

Quando parlavo a mio figlio di queste cose, lui mi ascoltava con attenzione e sembrava ricolmo di quel calore che volevo trasmettergli. Adesso non so più dov’è, sono straniero nella mia città e devo attraversare in fretta la strada, perché la gente non ha pazienza di aspettare il mio passo. Buon Natale, caro Ernesto, spero non ti sarai rammollito a sentire le mie baggianate. Sai che ti voglio bene. Salutami tua moglie, a presto.

Tuo Nino.

Caro Marco, ti mando questa lettera di tuo padre. Me la scrisse qualche mese prima che se ne andasse. Desidero che tu la legga e che lo faccia anche tuo fratello. E’ molto importante, vi farà riflettere, spero, e vi farà capire cosa ha valore e cosa no, e il motivo, anzi i tanti motivi per i quali volevo bene a Nino: era un uomo buono, capace di amare, di costruire il bene con pazienza, con tenacia, con mitezza. Ha vissuto e lavorato per voi, per vedervi felici e realizzati, con le vostre famiglie.   

E’ morto in solitudine. Questa lettera contiene un monito severo. Cercate di comprenderlo e di trasmetterlo ai vostri figli. Lui non c’è riuscito, evidentemente.

Messina, 8 dicembre 2022. Ernesto

Nella foto Eliana Camaioni con Teresa Broccio

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