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#UNMINUTODILIBRI

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A cura di Eliana Camaioni

Un minuto di testi, interviste, novità e retroscena, dedicato agli scrittori siciliani e alle loro opere. Un format di Eliana Camaioni, scrittrice e blogger, che non ha il dono della sintesi e romanza pure la lista della spesa, ma che ha dedicato ai libri la sua vita. Una vita in vacanza, sotto il sole della Sicilia in cui è nata.

VIDEO | Carrozza con "Riot" a #unminutodilibri: "Il mio urban fantasy? Doveva essere la trama di un videogioco"

L'autore racconta come nasce la storia di Nate, giovane coinvolto in un conflitto tra il governo e gruppi terroristici. Si tratta del primo di una trilogia che esplora il contrasto tra bene e male

Ambientato nel 415, in un mondo diviso in tre grandi Stati continentali, in cui ogni singolo individuo è dotato di abilità speciali; un viaggio alla ricerca della verità, dominato dallo scontro fra il bene e il male: si tratta di “Riot”, un urban fantasy che rappresenta l’esordio dello scrittore messinese Alessandro Carrozza. Lo abbiamo intervistato per #unminutodilibri.

Alessandro Carrozza, chi sei e perché hai iniziato a scrivere?

Sono una persona in costante evoluzione, sempre alla ricerca di modi per valorizzare il mio tempo e sperimentare nuove passioni e approcci alla vita. Fin da quando ero bambino, ho nutrito una profonda passione per la scrittura, con i primi esperimenti letterari che risalgono agli anni delle elementari, quando scrivevo fanfiction ispirate a Dragon Ball.
Nel 2012, ho capito che volevo cimentarmi più seriamente nella scrittura, dando inizio al progetto del mio primo romanzo, "Riot". Quest'idea era nata come trama per un videogioco da sviluppare con alcuni amici, ma nel tempo si è evoluta fino all’attuale forma letteraria.
Durante questo percorso, ho anche sfruttato piattaforme come Ask.fm per scambiare idee e tracce con altri aspiranti scrittori, ottenendo feedback stimolanti che hanno contribuito alla mia crescita artistica.

Di cosa parla Riot?

"Riot", pubblicato nel 2021, è un romanzo urban fantasy rivolto principalmente ai giovani adulti, ma ha attratto anche lettori di altre fasce d'età. La trama segue le vicende di Nate, un giovane coinvolto in un conflitto tra il governo e gruppi terroristici. Mentre cerca di divincolarsi da questa lotta, Nate si trova a difendere la sua famiglia e a cercare un senso più profondo alla propria esistenza, al di là del suo semplice ruolo di impiegato.
Ho voluto esplorare il contrasto tra bene e male, giusto e sbagliato, in una finta dualità che ritengo vada considerata nell’insieme e nella complessità, passando anche per temi quali l'amore in tutte le sue sfaccettature (sentimentale, familiare, amicale), il distacco dalle relazioni affettive e dal proprio status sociale, la responsabilità verso sé stessi, gli altri e il mondo in cui viviamo.
Si tratta del primo di una trilogia e ho scelto questa formula per motivi di fruibilità, praticità nella realizzazione e anche per una simbologia numerica, poiché il numero 3 ha una rilevanza particolare in diversi contesti, compresi quelli letterari. Ciascun libro, però, è progettato in modo che, pur facendo parte di una trama più ampia, possa essere goduto e compreso in modo indipendente. Ogni volume, comunque, affronterà un nucleo narrativo completo e indipendente. 

Come si inserisce Riot nel tuo percorso di vita e artistico?

La scrittura e la pubblicazione di “Riot” segnano un punto di svolta, sia perché la stesura finale è contemporanea al lockdown del Covid, che ha segnato le vite di tutti in qualche modo, sia perché ha cambiato il mio baricentro personale. Dopo essermi laureato in ingegneria industriale e aver vissuto due anni in Inghilterra, sono tornato a Messina poco prima della pandemia. Fino a quel momento, avevo centrato la mia quotidianità e la carriera sul percorso di studi. Il contatto con il panorama artistico e letterario, non sono cittadino, mi ha fatto rivalutare le mie priorità e, oggi, considero il mio “lavoro”, quello canonico, come un supporto alla mia attività principale, da scrittore e operatore culturale.
La prima esperienza importante in questa nuova direzione è stata la sinergia con Todo Modo TV e il suo editore Josè Villari, nella produzione de "Il Caffè del Mercoledì", di cui sono autore e conduttore. Il format ha l’intento di far conoscere, tramite il web e la televisione, artisti e professionisti che operano soprattutto nel contesto cittadino e che, grazie alla loro dedizione e passione, riescono a ottenere grandi risultati.
Nel tempo, insieme alle associazioni di cui faccio parte, Terremoti di Carta e ARB, ma anche altre realtà con cui ho già collaborato, tra cui cito Strettocrea e MessinaCon, l’Officina del Sole, Impronte e Notte d’Arte.
Sul versante creativo, invece, l’influenza reciproca tra me e alcuni artisti locali, attualmente Sam Levi (Samuele Sciarrone), Fineh (Valentina Marra), Magda De Benedetto e Kiaxeven, si concretizza nella realizzazione di opere visive fortemente caratterizzate dal loro stile e pregne delle motivazioni della loro concezione artistica e della mia scrittura.

Un messaggio per i tuoi lettori?

La base del mio dialogo con i lettori e, in generale, con i fruitori di opere ed eventi è lo stimolo alla curiosità, alla domanda, un invito alla ricerca e all’indagine, alla conoscenza, per mettere in dubbio le proprie convinzioni. Considero il pubblico come una componente fondamentale e non semplice destinatario, partecipante attivo, fondamentale per una crescita reciproca, in quanto scrittore e artista, come cittadino e persona umana. Non ho alcuna pretesa di trovare risposte e, anzi, sono sempre aperto a ricevere e ascoltare le opinioni e le idee degli altri, per poi rielaborarle, integrarle e condividerle. Voglio continuare a trasmettere questo spirito, per un continuo miglioramento, sia a livello individuale che collettivo.

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