Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto

Abusivismo finanziario, rinvii a giudizio per banchieri e bancari

Dovranno ora comparire davanti al Tribunale di Barcellona, composizione collegiale, all'udienza del 12 febbraio. Ha patteggiato invece Maria Teresa Guidara che è così uscita dal processo

Quattro rinvii a giudizio per abusivismo finanziario. Si tratta di banchieri e bancari, siciliani e calabresi, residenti tra Regno Unito e Repubblica Ceca e Italia che dovranno ora comparire davanti al Tribunale di Barcellona, composizione collegiale, all'udienza del 12 febbraio.

L’indagine della Guardia di finanza è scaturita dalla denuncia di un signore di Barcellona Pozzo di Gotto che si rivolge alla Finanza dopo il testamento del fratello.

Su richiesta del pm Veronica De Toni, dal Gip Antonino Orifici, sono stati rinviati a giudizio, Massimiliano Arena, 53 anni, di Soverato e residente a Londra; Fabrizio Pistorino, 50 anni originario di Messina e residente nella Repubblica Ceca; di Fabio Cancemi, 61 anni, nato a Bergamo e domiciliato ad Oliveri e Francesco Borgia di Barcellona Pozzo di Gotto. Del collegio di difesa fanno parte gli avvocati Giancarlo Liberati, Gaetano Pecorella, Giuseppe De Luca e Anna Prestifilippi mentre Borgia è difeso da Giuseppe Lo Presti.

Ha patteggiato invece una condanna a due anni, con pena sospesa, Maria Teresa Guidara che è così uscita dal processo. 

Secondo le accuse, attraverso un articolato schema societario – costituito da holding aventi sede presso la Repubblica Ceca, il Regno Unito, il Portogallo e le Isole Comore - e per il tramite di soggetti residenti sia in territorio estero che nazionale, è stato documentato come il gruppo indagato avesse effettuato, nel tempo, l’illecita raccolta di risparmi, principalmente in provincia di Messina, ma anche a Trapani, Bari e Reggio Calabria, del valore di circa 5.000.000 di euro. Più in particolare, ai numerosi clienti, molti residenti nella fascia tirrenica della provincia peloritana, venivano proposti interessanti investimenti all’estero (presentati sotto forma di piani di accumulo, finanziamenti, prestito, ecc.), con percentuali di guadagno che potevano arrivare sino al 10% mensile.

Ipotesi contestate dalla difesa che ha ribadito che si tratta invece di loan agreement, in sintesi contratti di prestito che non hanno a nulla a che vedere con gli strumenti finanziari che la Banca di Italia individua come raccolta al pubblico e strumenti che necessitano di regolare abilitazione. In sintesi: alcune persone prestavano soldi con un contratto a termine in istituti finanziari situati all'estero, con possibilità di rinnovo o anche di recesso anticipato, e garantivano interessi ogni tre mesi. Secondo l'accusa con margini di guadagno mensile del 10 per cento secondo la difesa con una percentuale che andava dal 6 all’8 per cento all’anno. Interessi in questo caso in linea con quelli del mercato internazionale, sicuramente superiori a quelle delle banche italiane.

Il pubblico ministero nella sua replica all'udienza di ieri ha precisato che la richiesta di rinviio a giudizio solo per abusivismo finanziario e non di truffa o appropriazione indebita, che non sono mai stati contestati agli imputati.

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