Sabato, 23 Ottobre 2021

Addio 2020, anno in chiaroscuro: cronaca di dodici mesi da dimenticare

Dalla strage alla casa di riposo Come d'incanto alla politica sbraitata del sindaco De Luca, la città prova a ridefinire la sua immagine Fra vecchie inchieste giudiziarie che si chiudono e le luci di Natale sui palazzi simboli. Dove si aspetta di riaccendere la speranza

Ciao duemilaeventi. Prima te ne vai, meglio è. E’ stato un anno all’insegna della pandemia quello che ha le valigie pronte senza tanti mortaretti e vampe che sono vietate non solo nei quartieri popolari come Mangialupi. Oggi è vietato anche buttare tra le fiamme un anno fatto di divieti, Dpcm, codici rossi e arancioni, giornate in giallo, che saranno ricordate non come un arcobaleno, ma solo con una tonalità di grigio. 

VIDEO | Addio 2020, i fatti più importanti di un anno che ricorderemo a lungo

L’anno che, Come d’Incanto, si è aperto con una strage di anziani alla casa di riposo, si chiude con i focolai beffardi, che si accendono qui e là nelle case di riposo, a ricordarci che il Covid, aldilà delle esigue passerelle con le siringhe per i vaccini ancora da venire, è una bestia ancora tutta da domare e sconfiggere.

Ma quale è il segno distintivo che si porta dietro quest’anno nell’immaginario collettivo? E’ lo stile sbracato e da giustiziere, l’impronta che il sindaco Cateno De Luca, siamese del governatore partenopeo, ha dato alla politica. Suona le cornamuse, non solo quando è ai domiciliari, invade gli imbarcaderi con il megafono per regolare il traffico e all’occasione manda affanc… anche il ministro degli Interni Lamorgese, il presidente della Regione Musumeci e il dirigente generale della Asp Paolo La Paglia incenerita dal furore iconoclasta della brace arrosto tra babbìi e vi becco.   

Un anno segnato anche dalla tragedia estiva di Gioele e della mamma, ancora a caccia di una verità e tappezzato da inchieste giudiziarie che chiudono un ciclo sulla corruzione dei colletti bianchi dell’inchiesta Beta, del riciclaggio di fondi nell’unica banca del territorio rimasta, la Banca di Credito Peloritano e segnato dagli arresti di quelli che scommettono sulla Giostra delle corse clandestine dei cavalli, al doping.

Ma in questo bailamme c’è anche una città che prova a risalire dal fanalino di coda della classifica sulla qualità della vita in cui guazza da qualche decennio e mette le luci di Natale a intermittenza davanti al Duomo, Palazzo Zanca e all’Università. Perché Messina, alla fine, è bella e impossibile, adagiata alle sabbie mobili del Porto di Tremestieri, al Risanamento a sgoccioli, nel quale le baracche sono il simbolo di due facce della realtà dure a morire, l’opulenza dei Palazzoni abusivi al Torrente Trapani e le casette che resistono dopo un secolo, in lotta tra la dignità e il degrado.

Ciao duemilaeventi. Prima te ne vai e meglio è. Portati via il Covid e lasciaci il nostro pane quotidiano di cronisti, fatto di un Palazzo di Giustizia che non arriva da vent’anni, dalle opere  in appalto con i singhiozzi dell’autorità portuale e dal nostro simbolo notturno che è il Pilone di Faro: si illumina una sera sì e una no. E da vent’anni chiede al Comune un semplice intervento per la manutenzione ordinaria. Sarebbe questa la differenza, più della separazione dei rifiuti ancora sulla rampa di lancio come una partita a scacchi tra quartieri popolari e centro città.

Ciao Duemilaeventi. Prima te ne vai, meglio è. E’ la speranza di giorno trentuno.

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