Cronaca

"Ho preso una pinza e ho iniziato a colpire", il racconto dell'aggressione al comandante Giardina: credevano fosse morto

E’ quanto emerge dal drammatico racconto sul pestaggio in via La Farina dopo le testimonianze raccolte dagli inquirenti che hanno portato all'arresto. I due ambulanti avevano temuto di averlo ucciso prima di darsi alla fuga e poi costituirsi

“Adesso prendo un coltello e ti faccio vedere io quello che succede”. Poi afferra una pinza di ferro e lo colpisce ripetutamente alla testa mentre l’altro sferra calci e pugni fino a quando non si accascia a terra e i due si dileguano dandosi alla fuga.

E’ quanto emerge dal drammatico racconto dell’aggressione al comandante della Polizia metropolitana Giovanni Giardina picchiato da due ambulanti durante un controllo mentre col loro camion adibito a rivendita di frutta e verdura erano all'angolo tra via Salandra e via La Farina.

I due, il catanese Salvatore Centorrino, 39 anni ed il figlio Carmelo di 19, sono stati arrestati ieri su richiesta del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio. Si erano già costituiti la sera dell’aggressione presentandosi alla caserma Calipari, accompagnati dal loro avvocato Filippo Pagano. Interrogati in Questura dagli investigatori della Mobile, erano stati denunciati a piede libero per violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate ma la richiesta di arresto è stata accordata dal gip Monia De Francesco che ha disposto i domiciliari vista la gravità dei fatti che avrebbero trovato riscontro nelle testimonianze.

Una aggressione violenta, tanto che i due avevano temuto di averlo ucciso. Così racconterà alla moglie, Salvatore Pappalardo, che insieme al figlio l’aveva chiamata per farsi raggiungere, dopo la fuga, vicino la zona del cimitero. La donna era stata accompagnata da una amica che le aveva dato un passaggio in quanto senza automobile.

E sarà l’amica a raccontare ai poliziotti quanto sentito dai due ambulanti “agitati e visibilmente sconvolti” mentre tutti insieme si dirigevano a Spadafora dove, sul lungomare, lasciano i due uomini per fare ritorno a casa.

“Manifestazioni di rabbia indirizzate verso la persona offesa indicative di un’indole oltremodo aggressiva” scrive il Gip nell'ordinanza di custodia cautelare, come risulta anche dalla testimonianza di Giardina e dal collega della Polizia municipale che era con lui al momento dei controlli e che ha raccontato di aver tentato, invano, di trattenere Salvatore Centorrino mentre “rabbiosamente continuava a colpire il comandante” che a causa dei colpi ricevuti si è accasciato al suolo.

I due arrestati ieri, erano stati visti la mattina del 19 ottobre, da Giardina e dal collega durante una attività di controllo contro l’ambulantato selvaggio. Intorno alle 9, Carmelo Centorrino, era vicino all’autocarro, intento a vendere castagne e uva ed era stato riconosciuto in quanto già sanzionato in precedenza.

Giardina gli aveva intimato di andarsene e i due si erano allontanati. Quando il comandante torna sul posto, mezz’ora dopo circa, trova il nastro bicolore che aveva apposto per interdire la sosta in quell’area rimosso e il camion di Centorrino parcheggiato lì dove lo aveva trovato prima di farlo allontanare. Padre e figlio di nuovo intenti a vendere castagne.

A questo punto chiede i documenti al fine di elevare le sanzioni ma l’uomo va in escandescenze – ricostruiscono gli inquirenti – si avvicina al camion, prende la pinza e si scaglia contro il comandante. Quando Giardina riprende i sensi, i due sono già fuggiti.

Diversa la confessione dei due ambulanti.

Agli inquirenti racconteranno che il commissario aveva usato toni minacciosi dicendo che avrebbe sequestrato tutto (“ti sequestro il camion, ti arresto, ti rovino” ) e che loro erano saliti sull’autocarro per andare via ma il commissario Giardina si era posto di fronte in modo da non farli avanzare.

Secondo il giovane ambulante, Giardina si sarebbe avvicinato dal lato del guidatore ed aperto lo sportello “per strattonare mio padre, urlandogli di scendere e dargli i documenti in modo che potesse sequestrare tutto”. Sempre secondo il racconto del ragazzo, suo padre scende dal camion con Giardina “che lo istiga e arrivano alle mani”. “Non saprei chi ha iniziato la colluttazione” è il racconto del giovane che parla di “tre persone su mio padre”, oltre il comandante Giardina, un collega senza divisa ed un altro vigile urbano in divisa, “sopraggiunto in un momento che non saprei indicare”.

Particolari, questi ultimi, che non trovano riscontro nemmeno nella confessione di Salvatore Centorrino. Anche lui parla di toni arroganti (“Mi diceva qua tu hai finito di lavorare”), ma ammette di averlo colpito per primo e di aver perso la testa per le richieste incalzanti. L’uomo ammette anche di essersene andato via al primo controllo solo il tempo necessario di fare il giro dell’isolato e di essere tornato lì per continuare la sua attività. Il nastro lo avrebbe tolto uno spazzino. Quando Giardina torna e insiste per farsi dare i documenti minacciando il sequestro del mezzo “ho preso una pinza in ferro che era all’interno del camion e ho iniziato a colpire Giardina più volte. Non saprei descrivere quali parti del corpo ho colpito perché ero totalmente fuori di me…”.

Poi la fuga. Col figlio si nascondono all’interno di diversi palazzi, prima di andare dal legale di fiducia per farsi accompagnare in caserma.

Non converge il racconto dei due su cosa hanno fatto dopo l’aggressione. Salvatore Centorrino racconta di aver visto la moglie nei pressi dello studio dell’avvocato, il figlio vicino la scuola del fratello dove le avevano chiesto di portare indumenti puliti. Nessuno parla del tragitto fino a Spadafora durante il quale raccontano dell’aggressione e di aver temuto di avere ucciso il comandante.

Ora dovranno rispondere di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate nei confronti di chi era intento solo “a compiere un atto del proprio ufficio”. Un passaggio che il Gip mette in evidenza anche rispetto “a presunti accanimenti da parte del Giardina nei loro confronti, posto che allo stato il Giardina risulta avere agito correttamente, nell’adempimento di doveri del proprio ufficio”.

Surreali appaiono infatti alcune dichiarazioni di Salvatore Centorrino che dichiara di sentirsi perseguitato dal comandante “che da diversi anni mi sanziona, sequestra i mezzi che utilizzo per lavorare, anche se sprovvisti di assicurazione, revisione e licenza” e di subire sanzioni “da un anno e mezzo a questa parte, dopo che ho minacciato sia il comandante Giardina che il sindaco De Luca e gli ho detto che avrei tagliato il loro viso”). L’uomo, parla di diverbi col commissario,”a seguito dei quali diverse volte sono stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, difatti sono stato condannato per questi motivi ed ho subito una misura detentiva che ho scontato ai domiciliari”.

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