Richiamano un giovane senza mascherina, il branco torna per pestarli a sangue e devastare il locale

I carabinieri hanno chiuso il cerchio sul grave episodio di violenza avvenuto lo scorso 7 ottobre a Sant'Agata Militello. Misure restrittive per due giovani del posto. L'aggressione scattata per vendicare il rimprovero subito da un amico

Un locale devastato e i due gestori aggrediti. Questo il bilancio del grave atto di violenza avvenuto lo scorso 7 ottobre a Sant'Agata di Militello e su cui i carabinieri hanno chiuso il cerchio nelle ultime ore, concludendo le indagini coordinate dalla Procura di Patti. Alla fine, sono state disposte due misure restrittive per altrettanti giovani del posto: il 27enne Carmelo Presti , gravato da diversi precedenti di polizia e il 20enne Antonio Tripodo a cui stato applicato il divieto di dimora nel comune di Sant’Agata Militello.

Secondo quanto accertato dai militari dell'Arma, la notte del 7 ottobre, un gruppo di giovani “capeggiati” da Carmelo Presti, si era recato in un locale della movida , allo scopo di effettuare un raid punitivo per una presunta offesa subita qualche giorno prima da suo “figlioccio”  Antonio Tripodo da parte di
uno dei gestori dell'attività commerciale. Questi infatti avrebbe richiamato il ragazzo invitandolo ad indossare la mascherina e, al suo rifiuto, sarebbe nato un breve diverbio. Tripodo quindi sarebbe tornato sul luogo qualche giorno dopo assieme all'amico Presti  e al suo gruppo, di cui fanno parte anche ragazzi minorenni.

Dopo aver atteso l’orario di chiusura del locale ormai deserto, il gruppo passava alle vie di fatto, scagliandosi verso i gestori del locale, i quali, dopo aver subito un brutale pestaggio (con serie conseguenze fisiche per gli aggrediti) ed il danneggiamento di diversi arredi, erano costretti a trovare riparo all’interno dell’esercizio commerciale, barricandosi all' interno per trovare riparo dall’aggressione. A mettere fine alla spropositata violenza guidata da Presti, solo
il tempestivo intervento dei carabinieri chiamati da una dele vittime.

Nell' ordinanza di misura cautelare il giudice si è soffermato sulla pianificazione dell’azione da parte degli indagati (l’uno quale “padrino”, l’altro quale “figlioccio” che al primo si rivolge per chiedere – e ottenere – “soddisfazione dell’affronto subìto”), capaci anche di coagulare attorno a sé altri giovani (anche minorenni) che vedono nel Presti un leader cui prestare cieca fedeltà, anche nella perpetrazione di azioni così meschine, come quella di aggredire in cinque due ragazzi peraltro intenti, a differenza degli aggressori, a svolgere un’attività lavorativa.Secondo il giudice, le misure cautelari sono giustificate anche dal rischio che il branco capeggiato dal Presti potesse lasciarsi andare a nuove violenze, volte ad affermare una sorta di predominio fatto di angherie e prepotenze sulla movida santagatese.

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