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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

"Faticano a parlare di loro e non si fidano degli adulti", cosa c'è dietro la violenza dei nostri ragazzi

Viaggio nel mondo dei giovani attraverso le parole dello psicoterapeuta Fabio Costantino dopo l'ennesimo episodio di aggressione ai danni di un anziano. "Negli ultimi due mesi ho girato le scuole di Messina in lungo e in largo e ciò che più mi ha colpito è la profonda solitudine in cui vivono. Sono soli nel mondo desertificato che gli abbiamo lasciato"

Violenze, problemi scolastici, alcool, droga. I ragazzi di oggi sono sempre più in difficoltà e vanno aiutati e Messina non solo non fa differenza ma registra sempre più inquietanti episodi con un trend in crescita. Ad analizzare il fenomeno lo psicoterapeuta Fabio Costantino (nella foto piccola), vicino da sempre alle problematiche giovanili e già Garante per l'infanzia e l'adolescenza del Comune di Messina che più volte in passato ha lanciato l'allarme sui reati in crescita fra i minorenni.

Ieri sera l'aggressione a un anziano da parte di quattro giovani fa scattare l'ennesimo campanello d'allarme. Sulla vicenda sono scattarti gli accertamenti dei carabinieri ma quello che traccia Costantino è il quadro di una situazione complicata che va ben oltre il fatto specifico: "L’aggressione all’anziano ottantaquattrenne in presenza del nipotino di 7 anni sulla Panoramica dello stretto, è l’emblema della condizione dell’adolescenza a Messina - spiega -  Quattro giovanotti a bordo dei loro scooter, hanno pensato bene di pestare sino a far perdere i sensi chi si è permesso di intralciare il loro percorso. Ieri è accaduto a quest’anziano domani potrebbe accadere a ciascuno di noi. È facile immaginare da dove provenissero e dove erano diretti. Da Torre Faro alla zona Sud non fa ormai alcuna differenza".

costantinoPer Costantino l’aumento sproporzionato dei procedimenti civili a carico dei minori a Messina, la specificità dei reati commessi dagli adolescenti  a Messina non dovrebbe né stupire né indignare. "È così da anni ed il trend non accenna a diminuire - racconta - basterebbe guardare i dati. Povertà materiale ed educativa, emarginazione, utilizzo di alcol e droghe in tenerissima età, pessimi modelli familiari e culturali sono indicatori conosciuti di devianza minorile ma insieme a questi ci sono delle specificità territoriali che dovrebbero essere approfonditi. Negli ultimi due mesi ho girato le scuole di Messina in lungo e in largo e ciò che più mi ha colpito è la profonda solitudine in cui vivono i giovani. Faticano a parlare di loro, non si fidano degli adulti e sono alla ricerca di coetanei che possano introdurli nei gruppi più popolari.  Sono attratti dalle droghe, sono fans di artisti mediocri che spesso nei loro testi esaltano agiti trasgressivi e violenti.  Il mondo delle emozioni è per loro fonte di angoscia e sinonimo di debolezza.  Sono soli nel mondo desertificato che gli abbiamo lasciato. Ci guardano come marziani, come individui provenienti da un altro mondo che non conosce la loro lingua".

E anche la cronaca ci racconta storie da non sottovalutare.

"Nei giorni scorsi un’altra aggressione è stata registrata in centro città, esattamente a Piazza Cairoli - ricorda lo psicoterapeuta - Qualche settimana fa una maxi rissa fuori da un locale ha costretto un poliziotto a sparare in aria per disperdere la folla e poi le comuni aggressioni del sabato sera. L’ultima un paio di sabati fa vicino a piazza del popolo.Se qualcuno crede che inasprendo le pene si riuscirà ad arginare questa escalation si sbaglia di grosso. Non è mettendo tutti in carcere che renderemo più sicura la città. Bisogna avere il coraggio di andare sino in fondo nella conoscenza di questo fenomeno. Bisogna approfondire ogni aspetto sapendo già in anticipo che troveremo le nostre responsabilità in fondo a questo tunnel. La nostra proposta educativa e preventiva non funziona; è infantilizzante e scarsamente attrattiva". 

Un patto di ricostruzione dovrebbe cominciare dall'unica comunità educante insieme alla famiglia: la scuola. Ma anche qui non mancano le difficoltà.

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"La stessa scuola ha perso il suo fascino e di questo siamo responsabili noi adulti - insiste Costantino - Abbiamo preso la scuola a picconate rendendola un elefante burocratico; abbiamo consentito alle famiglie di mettere in discussione insegnanti, dirigenti ed educatori.  Come esiste una “medicina difensiva” oggi abbiamo una “educativa difensiva”. Alla prima nota disciplinare i genitori ricorrono al Tar; al primo voto insoddisfacente i genitori si fanno annullare gli esami. E se tutto questo non dovesse bastare magari si decide di ricorrere all’aggressione fisica dei docenti per farsi giustizia. Tutto questo è cronaca messinese e non teoria. Le sfide educative difficili non le ingaggia più nessuno perché come in “medicina difensiva” si temono più le ritorsioni giudiziarie che i fisiologici fallimenti educativi".

Secondo Costantino "non tutti possono essere salvati ma una buona fetta di giovani può farcela a condizione che si corra qualche rischio. Ma gli insegnanti e gli educatori il rischio lo corrono solo se si sentono tutelati e non attaccati per qualsiasi iniziativa. Le stesse scuole rincorrono i giornali per pubblicizzare i risultati dei loro alunni secondo una banale formula: bravi alunni uguale buona scuola. Niente di più sbagliato.  I modelli della legalità sembrano ormai icone sbiadite; foto ricordo di una comunità che sembra aver perso precocemente la memoria. L’ antimafia è diventato solo uno slogan privo di contenuti mentre lo “psichismo mafioso” ha infiltrato ogni angolo della nostra comunità. Il pestaggio di ieri non è stato il primo e non sarà neanche l’ultimo. Bisogna aspettare il morto prima d’intervenire? - è l'amaro commento -  Forse sì ma a quel punto sarà troppo tardi".

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