Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca

Alla Sicilia 6,8 miliardi del Fondo di sviluppo e coesione ma è ancora scontro sullo "scippo" per il Ponte

La Regione, nei prossimi giorni, definirà compiutamente la programmazione ma il leader di Sud chiama Nord torna ad accusare Schifani di aver distratto somme: "Stiamo autorizzando lo Stato ad attingere come un bancomat a questi risorse per progetti scellerati”

E’’ ancora scontro sulla programmazione delle risorse del Fondo di coesione e sviluppo sociale destinate alla Sicilia.

La Regione, nei prossimi giorni, definirà compiutamente la propria proposta, e la sottoporrà nel più breve tempo possibile ai previsti pareri parlamentari e, successivamente, al confronto con le amministrazioni centrali. Un percorso che consente di disegnare la programmazione delle risorse Fsc destinate alla Sicilia in coerenza con il nuovo assetto ordinamentale introdotto con il decreto "Sud e Coesione", che prevede un processo di condivisione tra governo regionale e quello centrale.

Nei giorni scorsi c’è stato il confronto a Roma, tra il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, e il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sull’impostazione del prossimo accordo che assegnerà all'Isola risorse per 6,8 miliardi di euro del Fondo di sviluppo e coesione.

Al netto di 1,3 miliardi di euro già previsti dalla legge per il ponte sullo Stretto di Messina, e degli altri 800 milioni per la realizzazione dei termovalorizzatori, le risorse saranno destinate a investimenti infrastrutturali significativi e strategici nei settori dei trasporti, dell'ambiente e a valorizzare la quota di finanziamenti europei.

Ma è proprio sui fondi sottratti per il Ponte che continua la polemica. Anche ieri durante la trasmissione Report e l’inchiesta dedicata al Ponte, il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca ha accusato Schifani di aver “distratto somme”.

“Quei fondi servono per la mitigazione del dissesto idrogeologico, per le scuole, per le strade, le ferrovie – ha detto De Luca - E’ stata una rapina a tutti gli effetti che ha il valore di due miliardi e 300 milioni di euro. Noi stiamo autorizzando lo Stato ad attingere come un bancomat a questi risorse per questi progetti scellerati”.

Progetti che sono ora anche all’attenzione della procura di Roma dopo l’esposto presentato dal portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che hanno dichiarato guerra alla costruzione dell’infrastrutture segnalando una serie di anomalie e la mancata trasparenza sulle procedure. Un esposto con qualche “omissis” che chiede alla magistratura anche di indagare su eventuali irregolarità riguardo l'assegnazione degli incarichi sulla realizzazione della grande opera, in particolare su un incontro mai smentito tra Salvini, Lunardi e Salini, il capo della cordata Eurolink sulla quale è tornata ieri a parlare la trasmissione di Sigfrido Ranucci svelando altri particolari. Secondo una fonte anonima del ministero delle Infrastrutture contattata dalla redazione di Report, prima di promulgare la Manovra e il decreto relativo ai fondi per il Ponte sullo Stretto, il ministro Matteo Salvini avrebbe incontrato l’ex ministro Pietro Lunardi e l’imprenditore Pietro Salini. Lunardi è stato un membro del governo Berlusconi e ha supervisionato la gara d’appalto per il progetto del ponte durante il suo mandato ministeriale. Questa gara è stata vinta dal consorzio Eurolink. Salini è il capo dell’azienda, ora denominata Webuild, che possiede oltre il 40% del consorzio Eurolink.

Ma nel mirino della Procura di Roma c’è anche Anas e una indagine per presunta corruzione: i dirigenti della più grande stazione appaltante del Paese avrebbero fornito informazioni riservate sulle gare in cambio di promozioni. Tutto ruota intorno alla Inver – ha documentato ieri Report - la società di consulenza della famiglia Verdini, fondata tra gli altri dal figlio dell’ex senatore Denis, Tommaso Verdini, e dalla figlia Francesca, compagna del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Tra i dirigenti che si rivolgevano alla Inver c’è Omar Mandosi, non indagato, nominato responsabile delle risorse umane della società Stretto di Messina, il concessionario del ponte sullo Stretto, la grande opera su cui il ministro Salvini ha puntato tutto.

Ma lo scenario intorno al ponte è internazionale e arriva fin negli Stati Uniti, dimostrando che il progetto interessa molto anche gli americani fin da quando era segretario di Stato Henry Kissinger. A svelalo sarebbe Wikileak con i cablogrammi di Julian Assange, nei quali viene ricostruito il ruolo della diplomazia americana.  Dai cablo emerge che già dal 1974 la diplomazia americana si è occupata dell’opera. Un documento firmato da Kissinger mostra infatti l’interesse di una società americana per curare lo studio della fattibilità e la progettazione del Ponte. Quella società fu poi acquisita dal Parsons Transportation Group, che nel 2005 avrebbe chiesto il supporto dell'ambasciata americana a Roma per la gara, con una precisa interlocuzione dell'ambasciatore Ronald Spogli presso il governo degli Stati Uniti, allora con il presidente George W. Bush. Parson vinse poi la gara e oggi, nell'attuale progetto divenuto oggi definitivo, svolgerà funzioni di Project Management Consultant per la realizzazione dell’opera, ovvero assistenza tecnica, amministrativa, gestionale e ambientale sul cantiere principale e tutte le opere connesse. 

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