Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca Lipari / Stromboli

Stato d'emergenza a Stromboli, il racconto di un abitante: "Fango a dieci centimetri dal tetto, credevo di morire"

Lo ha stabilito la Regione dopo il nubifragio del 12 agosto. Musumeci: "Governo faccia altrettanto". Nell'isola continua incessante il lavoro per liberare case e strade dal fango. In arrivo altri volontari ad aiutare i soccorsi

Per fortuna il nubifragio non ha raggiunto Stromboli, in ginocchio dopo l'alluvione dello scorso 12 agosto. Nell'isola continua incessante il lavoro di vigili del fuoco, protezione civile e forze dell'ordine per liberare strade e case dal fango. Arrivati tanti altri volontari che offriranno il loro aiuto per tornare il prima possibile alla normalità. Intanto, la Regione ha dichiarato lo stato d'emergenza mentre domani si terrà una riunione straordinaria.  Chiedo al governo nazionale di fare lo stesso - ha detto il governatore Nello Musumeci -. In attesa di ricevere una dettagliata relazione dal capo della Protezione civile siciliana Salvo Cocina sono in contatto con i nostri dirigenti che coordinano il lavoro sull’isola. Un centinaio di volontari che, assieme ai vigili del fuoco ed alle Forze dell’ordine, sono impegnati nella rimozione di fanghi e detriti e nel ripristino della viabilità. La delibera del governo regionale servirà anche ad avviare le procedure per chiedere i ristori a quanti hanno subìto danni dalla calamità".

"Fango a dieci centimetri dal tetto, credevo di morire"

A far comprendere la portata dell'evento è la testimonianza di un residente raccolta da Adn Kronos. "Ho pensato che l'acqua sarebbe defluita perché la stradina conduce al mare". Ma il livello d'acqua non si abbassava. "Anzi. Vedevo solo acqua e fango entrare. Il letto, il frigo, la cucina, i mobili: tutto galleggiava in quella melma. Ho nuotato verso la porta, mi sono aggrappata al frontone e forse a un sasso e sono riuscita a uscire facendomi largo in appena 15 centimetri di spazio". Insieme a lei anche un'amica, venuta a Stromboli per aiutarla per un progetto. "Se avessimo temporeggiato qualche altro minuto non saremmo più uscite, la strada di accesso al mare era sbarrata dai detriti del muro crollato, l'acqua non poteva in alcun modo defluire, ha invaso tutti gli spazi di casa".

"Negli ultimi tempi dopo l'incendio ogni volta che pioveva avevamo paura - ammette adesso -. La montagna è nuda, non c'è più un albero e una radice a trattenere il terreno". Ecco perché quello che è accaduto era un "disastro annunciato". "E' strano che abbia piovuto così tanto ad agosto, ma sarebbe successo comunque a ottobre. Lo sapevamo tutti. Il disastro ambientale è iniziato a maggio e ancora non è finito". Passata la paura resta la rabbia. "Qui è tutto inagibile. Nella strada c'è una montagna di detriti che devono essere portati via, due metri e mezzo di sassi che non riusciamo a spostare. Nella mia camera da letto il fango è arrivato a 10 centimetri dal tetto. In quella casa c'era tutta la mia vita, il mio lavoro degli ultimi due anni e mezzo, la mia attrezzatura, pc e hard-disk esterni - dice con amarezza -. Qui nessuno aveva mai visto una tragedia del genere. E' venuta giù la montagna, l'ex discarica.. Un disastro...". 

"Era un disastro annunciato"

Disperato l'appelo della Pro Loco Amo Stromboli che torna a scrivere alle istituzioni parlando di un disastro che si poteva prevedere. "Già dai primissimi giorni successivi al disastroso incendio del maggio scorso - ha scritto la presidente Rosa Oliva - ci siamo attivati per fare sentire la nostra voce alle autorità competenti, per fa si che venissero prese in seria ed urgente considerazione quelle misure idonee ed indifferibili a contenere gli inevitabili danni che la mancanza di vegetazione poteva ulteriormente provocare. Il terreno sovrastante l'abitato, prevalentemente sabbioso e nella sua maggiore estensione non coltivato, privo del naturale contenimento dovuto alla vegetazione sarebbe inevitabilmente dilavato a valle, così come è puntualmente avvenuto. Alcuni punti di naturale incanalamento delle acque, in località note a tutti gli isolani non sono stati per nulla messi in sicurezza, né ripuliti dai detriti, ed in questo frangente, anche quella che teoricamente doveva essere una discarica dismessa ha tracimato a valle, verso una nota area balneare rifiuti di ogni sorta. La popolazione non può attendere inerme che ulteriori ondate di fango e detriti concludano l'opera che la mano disavveduta dell'uomo ha posto in essere. Occorre un provvedimento d'urgenza che renda liberi i naturali canali di deflusso, ripristini i sentieri e quelle opere che per secoli hanno reso sicuri i costoni della montagna. Per avere una analogia della gravità della situazione e del notevolissimo danno arrecato all'isola, occorre risalire alla disastrosa eruzione degli anni 30 del 1900 o della diffusione della filossera, che distruggendo i vitigni, piegò l'economia dell'isola generando una drammatica emigrazione della maggior parte della popolazione. L'intera isola, con esclusione delle aree abitate è Riserva Naturale Orientata. Occorre che i responsabili di questo prezioso ecosistema, gli unici, in quanto gestori dell’aria, che possono e devono intervenire, si facciano parte diligente affinché detto territorio venga quotidianamente tutelato a garanzia della sua conservazione e della incolumità di quanti sull'isola vi abitano, lavorano, tengono il riferimento dei propri affetti e di quanti vengono a trascorrere le vacanze sull’isola. Al di là dei provvedimenti dichiarativi di calamità naturale che le Autorità competenti vorranno e dovranno deliberare, rimane la responsabilità di chi deputato a fare e non ha fatto, senza ricorrere ad alibi di sorta, che già sembrano emergere da alcune dichiarazioni. Se poi la Riserva non dispone di personale, sarebbe l'occasione ottimale per formare ed assumere cittadini isolani per poter garantire la manutenzione e il controllo continuativo del territorio, offrendo, tra l’altro opportunità di lavoro. In ogni caso sarebbe auspicabile una migliore interazione tra la dirigenza della riserva e la comunità isolana".

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