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Cronaca

Il nuovo procuratore capo di Messina è Antonio D'Amato, batte per un voto Rosa Raffa

Lo ha deciso il Consiglio superiore della magistratura riunito oggi pomeriggio in seduta plenaria. Erano quindici gli aspiranti

E’ Antonio D’Amato il nuovo procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Messina.

Lo ha deciso il Csm riunito oggi pomeriggio in seduta plenaria anche per la nomina sul nuovo capo dell’ufficio inquirente di Messina.

Quindici i magistrati che concorrevano all’incarico prima che la rosa si restringesse sui nomi di Rosa Raffa, attuale procuratore capo facente funzioni e di Antonio D’Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere.

La commissione per gli Incarichi direttivi a novembre si era divisa a metà. Oggi la decisione del plenum con un solo voto di scarto.

D’Amato, originario di Torre del Greco, comincia come pubblico ministero a Palmi nel 1989, dove trova come procuratore Agostino Cordova che seguirà poco dopo alla Procura di Napoli. Negli anni di Tangentopoli il pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti di Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore sanità. Da sempre esponente della corrente di Magistratura indipendente, ha avuto esperienze al mistero della Giustizia, al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e come pm anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, dove coordina l’attività dei sostituti procuratori impegnati nelle indagini per fatti di criminalità di impresa sotto il duplice versante e della criminalità economica in senso stretto e di quella che comporta risparmi illeciti di spesa (tutta la materia della sicurezza sul lavoro); sezione misure di prevenzione.

Anche in questa sede le indagini da lui coordinate portano al sequestro-confisca di prevenzione nei confronti dei cosiddetti colletti bianchi per centinaia di milioni di euro; nonché a scoperchiare la cupola del malaffare collegato ad importanti insediamenti industriali commerciali; ovvero a forme di malcostume nel settore sanitario. Coordina l’Ufficio esecuzione e per effetto dell’adozione di protocolli di indagine condivisi con il tribunale e la polizia giudiziaria, riesce, grazie all’impiego delle norme in materia di confisca in executivis, ad elaborare strategie per l’aggressione in sede di esecuzione della pena ai patrimoni illecitamente accumulati da esponenti del clan dei casalesi.

Autore di apprezzate pubblicazioni scientifiche nelle stesse materie, su riviste di primario rilievo nazionale, svolge attività di docenza presso alcune Università italiane nelle materie del diritto e della procedura penale, dell’ordinamento giudiziario, della legislazione antimafia, della cooperazione giudiziaria internazionale.

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