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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Ast, governo nel mirino delle opposizioni: il M5S grida "vergogna", il Pd chiede le dimissioni di Musumeci

Il segretario regionale dem Barbagallo tira in ballo la "mancata vigilanza" da parte della Regione sulla sua partecipata, mentre i pentastellati parlano di "sistema marcio che hanno denunciato a più riprese". Fava solleva la questione morale: "Azienda utilizzata come bancomat per assunzioni e clientele, serve una bonifica"

Il Pd chiede le dimissioni del presidente Musumeci; il presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava sottolinea "lo scempio morale di un’azienda utilizzata come bancomat per assunzioni e clientele"; il Movimento 5 Stelle grida "vergogna" con il sottosegretario ai Trasporti Giancarlo Cancelleri, mentre i parlamentari pentastellati all'Ars parlano di "sistema marcio che abbiamo sempre denunciato".

L'inchiesta della guardia di finanza - che ha portato all'arresto del direttore generale dell'Ast Ugo Fiduccia (ai domiciliari), all'interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi dell'ex presidente Gaetano Tafuri assieme ad altre due persone e al divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi a vari imprenditori che si sono aggiudicati appalti con la partecipata della Regione, per un totale di 16 indagati - scatena l'opposizione al governo Musumeci.

il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, attacca a testa bassa: "E' l'ennesimo scandalo. Sono emersi - da quanto si legge - fatti corruttivi gravi che riguardano non soltanto le assunzioni di personale non necessario, pilotate in base a logiche politiche, ma anche una gestione eccentrica degli appalti da parte di un un direttore generale che usava l’Ast 'come se fosse cosa propria'. Di fronte a questo ennesimo affronto e a fatti di una gravità estrema, il presidente della Regione Musumeci si deve dimettere. Emerge infatti, ancora una volta, la sua responsabilità sulla mancata vigilanza sulla qualità dei servizi e sulle modalità di gestione delle società controllate dalla Regione. E’ il compito principale di chi governa, la Sicilia si merita un governo trasparente che curi gli interessi dei siciliani".

Dall'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis emerge che nonostante le gravi irregolarità ipotizzate dagli inquirenti nella gestione dell'Ast (gare truccate, fornitura affidate ad amici, bilanci taroccati), la Regione, socio unico dell'azienda, non si sarebbe mai accorta di nulla. "Non spetta alla politica individuare eventuali profili penali - puntalizza Claudio Fava - ma certamente l’inchiesta che ha colpito il management dell’Ast non può essere derubricata a questione che riguardi solo la Procura.

Davanti alle circostanziate accuse di una gestione privatistica ed economicamente dissennata di un asset fondamentale per la Sicilia, di fronte allo scempio morale di un’azienda utilizzata come bancomat per assunzioni e clientele, ci chiediamo quale attività di controllo sia stata messa in campo dagli assessorati competenti in questi anni. E pretendiamo di sapere se il governo della Regione stia monitorando l’azione delle altre società partecipate per scongiurare casi analoghi e per abolire definitivamente l'utilizzo criminogeno delle agenzie interinali al posto di procedure concorsuali pubbliche".

Fava è convinto che serva "una bonifica morale profonda che non può essere delegata al lavoro della magistratura. Un ceto politico, qualunque sia la sua collocazione politica, ripiegato solo sulla ricerca del consenso, è una zavorra della quale i siciliani si devono liberare. Prima che sia troppo tardi", aggiunge il presidente della commissione regionale Antimafia.

"A pochi mesi dai prossimi impegni elettorali, l’ennesimo terremoto giudiziario potrebbe costituire, agli occhi dei siciliani, quella goccia che fa traboccare il vaso di un trentennio di malgoverno. Musumeci e il suo governo sono in quei palazzi ormai da 5 anni ed ora non accetto il tentativo di far passare pure come vittima, denunciando, quasi in corsa contro il tempo, l’inadeguatezza di chi è finito sotto la lente della magistratura. Non ci sto a questo tipo di racconto che Musumeci si ostina a portare avanti prendendo in giro i siciliani". Così il sottosegretario Cancelleri (M5S) risponde a Musumeci, che ha annunciato una denuncia all'indirizzo del direttore di Ast Fiduccia, finito ai domiciliari. 

A fargli eco sono i deputati del gruppo dei grillini all'Ars: "Il ciclone giudiziario che si è abbattuto sull’Ast - afferma il capogruppo Nuccio Di Paola - era ampiamente prevedibile. A più riprese avevamo denunciato, con tanto di atti parlamentari, note all'assessorato e audizioni le anomalie che hanno contrassegnato la vita di questa partecipata con bilanci sempre in rosso, nonostante i grossi contributi di 'mamma' Regione. Preoccupano, e non poco, le voci di  un presunto coinvolgimento della politica in questa incresciosa vicenda. In questo senso auspichiamo che venga fatta chiarezza al più presto dagli organi inquirenti".

E il deputato Luigi Sunseri, che sulle partecipate della Regione ha condotto uno studio accurato, rincara la dose: "Quello di Ast è un sistema marcio che abbiamo sempre denunciato, dimostrando la mancanza di trasparenza negli appalti banditi dalla società. Proprio con l’ultima nota, del 4 febbraio, chiedevo risposte sulla legittimità della nomina a direttore generale del dottor Ugo Fiduccia, oggi arrestato. L’Ast, in questi anni si è comportata come una società pubblica quando pretendeva i contributi e come una ditta privata quando doveva assumere figure professionali. Ho sempre segnalato il ricorso abusivo alla somministrazione di lavoro, comune anche ad altre società regionali, in quanto le assunzioni sono state influenzate più da logiche di natura politica che dalle effettive necessità dell’azienda stessa. Ricordo che a fine 2018, Ast su un totale di 40 autisti assunti, 10 di loro provenivano dal Comune di Marineo, lo stesso del direttore generale".

"Nel luglio del 2019 - conclude la deputata Stefania Campo - avevamo già denunciato con un atto parlamentare il ricorso indiscriminato da parte di Ast ad agenzie interinali per la ricerca delle figure mancanti nel proprio organico. Il dubbio, che si sta rivelando essere più che fondato, era proprio che tali agenzie avessero ricevuto segnalazioni da parte di dirigenti della stessa Ast e che le assunzioni siano state fatte esclusivamente sulla base delle segnalazioni dei vertici dell'azienda. Ci dispiace adesso constatare che probabilmente ci avevamo visto giusto, ma il problema a monte è sempre il medesimo: fin tanto che la politica nominerà gli amministratori allo scopo di controllare ed occupare le postazioni di potere, il merito, le competenze, la dignità e la parità dei diritti dei lavoratori resteranno sempre e soltanto belle parole mai concretamente attuate".

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