L'ombra della mafia anche sui terreni dell'Aeronautica dove sorge il Muos

I particolari dell'inchiesta di Ros e guardia di finanza che ha inflitto un duro colpo ai clan dei Nebrodi. Tortoriciani arrivati alle porte di Cosa Nostra. Il procuratore Cafiero De Raho: "E' una mafia attiva nell'economia legale che non usa la violenza"

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rao

Al centro degli interessi della mafia dei Nebrodi c'erano anche terreni appartenenti al reparto Aeronautica del ministero della Difesa.  Quelli dove sorge il Muos controllato dalla Nato nei pressi di Niscemi. 

Fin qui avevano messo le mani i clan tortoriciani e batanesi, decimati dalla maxi operazione condotta dai reparti speciali di carabinieri e guardia di finanza.

Un sistema venuto alla luce grazie a mesi di indagini che ancora una volta hanno sottolineato il ruolo tutt'altro che marginale della mafia tra Messina e la sua provincia. 

Il risultato raggiunto dalle forze dell'ordine, secondo per importanza all'inchiesta Mare Nostrum, è stato sottolineato dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, intervenuto oggi in un'affollata conferenza stampa alla corte d'Appello del tribunale di Messina.

"Devo fare i complimenti alla Procura e agli uomini di carabinieri e guardia di finanza - ha detto Cafiero De Raho - l'indagine ha indebolito due importanti cosche mafiose, colpendo un sistema criminale basato sulle frodi comunitarie con cui i criminali fanno apparire come propri terreni a loro estranei o strappati agli agricoltori con estorsione".

In questo era centrale la figura del notaio Antonino Pecoraro di Canicattì. Da lui, secondo le indagini, passavano gli atti da falsificare per ottenere i fondi. In alcuni i casi i terreni erano intestati a persone decedute.

"Il clan dei Nebrodi - ha spiegato il procuratore nazionale - risulta collegato strettamente a cosa nostra palermitana e catanese. La mafia attuale si muove sul terreno dell'economia legale, evita atti di violenza e uccide solo in casi eccezionali. Siamo ben lontani dalla mafia rurale di cui si parla pensando ai Nebrodi".

L'interesse dei boss Santapaola e Brusca

Non a caso, secondo quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia, i tortoriciani sarebbero arrivati alle porte di cosa nostra. Personaggi del calibro di Nitto Santapaola e Giovanni Brusca avrebbero proposta una loro affiliazione. A mediare, in base a quanto accertato dai Ros c'era la famiglia di Mistretta. 

Gruppi talmente potenti, tortoriciani e batanesi, da estendere la loro rete anche sui territori controllati prima dai barcellonesi come Montalbano Elicona, per poi spingersi oltre in altre province siciliane. Ma i conti correnti su cui venivano dirottati i fondi erano riconducibili a nazioni come Malta e Bulgaria.

Ecco perché hanno tentato di uccidere Giuseppe Antoci

L'indagine mette in luce il prezioso lavoro dell'ex presidente del Parco dei Nebrodi. Il suo protocollo, come ribadito dagli inquirenti, ha inciso direttamente sugli interessi della mafia. Da qui l'esigenza di tessere legami sempre più stretti con i "colletti bianchi" di pubbliche amministrazioni o imprese. 

La relazione sul caso Antoci e le polemiche, Fava e i consulenti: "Attentato anomalo"

"Abbiamo contestualizzato in questo scenario l'attentato subito da Giuseppe Antoci - ha precisato il generale dei Ros Angelo Santo - oggi ci troviamo davanti una mafia ancora più depotenziata, ma con un elevato potere corruttivo".

Quei fondi sottratti ai giovani imprenditori

Sono oltre dieci milioni di euro i fondi intascati illegalmente dall'Unione Europea. Finanziamenti destinati all'imprenditoria agricola, la prima voce nell'economia nazionale. Due milioni di imprese e la maggioranza di marchi tutelati Dop e Igp nell'intera Unione Europea.

Tanti i giovani che negli ultimi anni si sono avvicinati a questo settore, restando inghiottiti però in un sistema corrotto che dirotta i fondi dove vuole la criminalità "Nell'ultimo anno - ha spiegato il comandante del nucleo Tutela Agroalimentare dei carabinieri Luigi Cortellessa - abbiamo recuperato 32 milioni di euro. La criminalità attinge dalla mammella del denaro pubblico, condiziona l'economia e mette un freno allo sviluppo dei territori. In Sicilia c'è un forte tessuto imprenditoriale nel settore agricolo, il nostro compito è continuare a svolgere controlli su tutte le azioni illecite. La mafia rischia di lacerare l'immagine di un'Italia che produce eccellenze".

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