Frustate e scariche elettriche ai migranti, per la prima volta contestato il reato di tortura

I fermi effettuati ieri sera all'hotspot di Messina. Le vittime che hanno raccontato il loro supplizio e i tre presunti carcerieri fanno tutti parte di diversi sbarchi avvenuti a Lampedusa dalla fine di giugno in poi

Picchiati a turno, tutti i giorni, dai carcerieri. Colpiti con bastoni, calci di fucili, tubi di gomma, frustate e con scariche elettriche. Minacciati e lasciati anche morire. Sono scioccanti le testimonianze messe a verbale dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento che s'è occupata dell'inchiesta che ha portato al fermo - disposto dalla Dda di Palermo - dei tre presunti carcerieri che si trovavano all’hot-spot di Messina. I tre fermati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di persone, alla violenza sessuale, alla tortura, all'omicidio e al sequestro di persona a scopo di estorsione. Si tratta di  Mohamed Condè, alias Suarez, nato in Guinea nel 1997; di Hameda Ahmed, egiziano di 26 anni e di Mahmoud Ashuia, egiziano di 24 anni. 

"A parità di condotte criminose, è la prima volta che viene applicato il reato specifico di tortura, introdotto nel luglio del 2017 -  ha detto  vice questore aggiunto Giovanni Minardi, a capo della Squadra Mobile della Questura di Agrigento  - Oltre all'associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, alla tratta, all'estorsione, alla violenza sessuale e agli omicidi".

Sparato alle gambe per aver preso un tozzo di pane

"L'attività investigativa è iniziata con il coordinamento della Procura di Agrigento, del procuratore Luigi Patronaggio e del sostituto Gianluca Caputo nello specifico. Una volta raccolti elementi di particolare rilevanza e di competenza della Dda di Palermo, gli atti sono stati trasmessi e l'attività è stata seguita dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dal pm Gery Ferrara - ha spiegato il capo della Squadra Mobile di Agrigento - . Su questa attività c'è stata la massima attenzione sia della direzione generale Anticrimine e del servizio centrale operativo, sia per la delicatezza del caso che per i riverberi che può avere a livello internazionale".

Migranti torturati e filmati per chiedere il riscatto

I fermi sono stati effettuati ieri sera all'hotspot di Messina. I migranti che hanno raccontato il loro supplizio e i tre presunti carcerieri fanno tutti parte di diversi sbarchi avvenuti a Lampedusa dalla fine di giugno in poi.

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L'attività investigativa della Squadra Mobile della Questura di Agrigento non è stata semplice anche perché i tre presunti carcerieri, nel frattempo, erano stati trasferiti a Messina, mentre chi li aveva riconosciuti come autori delle violenze subite era stato portato anche a Castelvetrano e Marsala e in altri Comuni della Calabria. Determinanti sono state anche le fotosegnalazioni che, sistematicamente, ad ogni approdo, vengono realizzate proprio dai poliziotti della Squadra Mobile che, 365 giorni all'anno, sono presenti all'hotspot di Lampedusa.

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