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L'ex assessore Giorgio Muscolino

L'ex assessore Giorgio Muscolino

Mazzette e arresti anche al Comune di Messina, la premiata ditta Tavilla-Fiorentino-Ferrante

Cene, soggiorni gratuiti, assunzioni e mazzette. Cosa ruota attorno l'inchiesta “Ottavo cerchio” che coinvolge anche l'ex assessore Muscolino

Cene, soggiorni gratuiti, assunzioni e mazzette. Quattrocento euro, settecento, a volte mille. E’ questo il livello di corruttela e malaffare emerso dall’indagine “Ottavo cerchio” che ha portato agli arresti di undici persone. Si tratta in gran parte di protagonisti nell’attività politica, amministrativa ed economica di Messina che per poco più di una “mancia” avrebbero contrabbandato il loro ruolo di funzionari pubblici, assessore, dipendenti del ministero della Giustizia.

Un sistema ben consolidato quello scoperto per caso dagli agenti della squadra Mobile coordinati dalla procura di Messina e che vede protagonisti nomi noti della criminalità organizzata come quello degli imprenditori Antonio Bonaffini e Marcello Tavilla insieme a soggetti che operano nel settore pubblico. Proprio quest’ultimo, in concorso con Cinzia Fiorentino e Pietro Ferrante avrebbero allungato tangenti al funzionario del Genio civile di Messina Felice D’Agostino in cambio dell’aggiudicazione di lavori pubblici alle ditte dgli imprenditori Giuseppe Micali e Giovanni Francalanza. L’accordo prevedeva una bustarella da duemila euro per ogni appalto “pilotato”.

Sempre Tavilla e Fiorentino avrebbero “corrotto” anche l’ex assessore Muscolino amministratore del complesso di edilizia popolare denominato “Sottomontagna”, come noto facente parte del patrimonio immobiliare del Comune di Messina e gestito dall’Agenzia per il Risanamento della città (A.Ris.Me.).

Muscolino, in assenza di una preliminare ed effettiva selezione, e dunque in violazione di legge, avrebbe affidato alla ditta di Marcello Tavilla i lavori per la sistemazione del parcheggio di “Sottomontagna”, percependo indebitamente 400 euro.

Marcello Tavilla, punto di riferimento in molteplici e variegati contesti – politici, imprenditoriali e criminali – intratteneva “un rapporto privilegiato”,  come lo definisce il giudice nella sua ordinanza, con l’indagato Angelo Parialò, dipendente del Ministero della Giustizia, autista a disposizione di Magistrati in servizio a Messina che si sarebbe reso disponibile a fungere da intermediario con impiegati di quell’Ufficio del Tribunale di Messina deputato alla nomina di amministratori di condominio per consentire l’affidamento degli incarichi a persone vicine a Tavilla e Fiorentino. Un meccanismo che avrebbe poi permesso a questi ultimi di beneficiare dell’eventuale assegnazione di lavori di manutenzione degli ascensori nei condomini in favore di una ditta riconducibile proprio a Cinzia Fiorentino.

Secondo un consolidato schema di do ut des, Parialò otteneva l’assunzione, presso una delle tante imprese di Tavilla, di una persona a lui vicina. Ancora più grave appare il ruolo di talpa di Parialò che avrebbe rivelato a Tavilla notizie riservate in merito ad indagini svolte, nei confronti di quest’ultimo, dall’autorità Giudiziaria, diffondendo anche informazioni sugli spostamenti di magistrati sottoposti a tutela.

Nel corso delle indagini, poi, emergevano strettissimi ed illeciti rapporti tra Macello Tavilla e  Antonino Bonaffini, inteso “Ninetta”, imprenditore del settore ittico conosciuto agli atti di polizia per i precedenti.

Entrambi, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, avrebbero anche orchestrato la fittizia attribuzione a quest’ultimo della titolarità dell’impresa individuale denominata Mareblu e di un conto corrente nonostante si trattasse di azienda e di denaro di cui il Bonaffini conservasse, di fatto, piena e totale disponibilità: società, utilità economiche ed anche un bene mobile registrato dei quali il Giudice per le Indagini preliminari disponeva, contestualmente all’emissione della misura cautelare personale, il sequestro preventivo.

Una indagine nata per caso

Altra figura centrale nell’indagine Giuseppe Micali, attivo nel mondo della imprenditoria. Difatti, oltre a concorrere, nella corruzione del Funzionario del Genio Civile, l’imprenditore aveva stretto accordi con Giuseppe Frigione, funzionario del Comune di Messina in servizio presso il Dipartimento Immobili Comunali, a cui prometteva mazzette tra i 500 ed i 1.000 euro in cambio dell’affidamento diretto, in somma urgenza, dei lavori di manutenzione straordinaria da effettuarsi presso il Mercato cittadino Sant’Orsola.

Ma l’azione dal Micali non si limitava alla città metropolitana di Messina, si estendeva anche “fuori provincia”: l’imprenditore aveva nfatti ottenuto con gli stessi meccanismi l’aggiudicazione dei lavori di dragaggio nel porto di Mazara del Vallo, per il rilevante importo di oltre un milione di euro.

In questa circostanza, Micali, in concorso con altri due imprenditori (indagati ma non destinatari di provvedimenti restrittivi), intesseva rapporti illeciti con Giancarlo Teresi, ingegnere Capo del Genio Civile di Trapani, responsabile dei lavori nel porto di Mazara del Vallo.

Così l'elenco degli arrestati

Sempre Micali, al fine di assicurarsi l’interessamento nella procedura di aggiudicazione definitiva dei lavori di dragaggio del porto-canale della menzionata cittadina trapanese, elargiva a Teresi una somma di denaro pari a 700 euro per l’acquisto di un’autovettura Alfa Romeo d’epoca nonché un soggiorno gratuito presso un Hotel di Messina ed una cena per lui e per altre cinque persone presso un noto ristorante di Milazzo.

L’indagine - che si è avvalsa anche della collaborazione di unità del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto nonché delle Squadre Mobili di Palermo e Monza-Brianza. - ha portato anche al sequestro preventivo del complesso di beni e di utilità economiche della società Mareblu, formalmente intestato al Tavilla, ma di fatto riconducibile ad Antonino Bonaffini.

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