Arresti sanità, l'incontro al bar per il posto all'Asp: "U puparo è Miccichè"

Le intercettazioni di Damiani, presidente della commissione della gara da quasi 228 milioni, che hanno scatenato l'ira del presidente dell'Ars. Uno di questi lotti comprendeva quello dell’azienda ospedaliera Papardo di Messina

Non c’erano solo le tangenti ma anche la nomina a direttore dell’Asp, nel sistema di corruzione emerso dall’inchiesta “Sorella Sanità” della Guardia di finanza di Palermo che ha portato oggi a 12 misure cautelari e il sequestro di 7 società.

Secondo gli inquirenti, Fabio Damiani, responsabile della Centrale unica di committenza della Regione, era “ossessionato” dalle imminenti nomine nelle Asp siciliane e per ottenere l’incarico avrebbe chiesto l’intercessione dell’imprenditore Ivan Turola, della “Fer.Co.srl” che lo avrebbe segnalato al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, attraverso il fratello Guglielmo (non risultano indagati). Salvatore Manganaro, finito in carcere proprio con Damiani, commentava: “Turola è il pupo e Miccichè è il puparo”. Episodio che il presidente all'Ars ha già smentito categoricamente.

La gara da 228 milioni

Damiani, dal dicembre 2018 direttore l’Asp di Trapani, all’epoca era anche presidente della commissione della gara da quasi 228 milioni, bandita il 30 ottobre 2017, per affidare “servizi di pulizia, servizi integrati e servizi accessori in ambito sanitario per gli enti del servizio sanitario regionale”. Uno di questi lotti, il numero 4, comprendeva quello dell’azienda ospedaliera Papardo di Messina per un importo a base di gara di 9.450.018,70.  Damiani rivestiva la carica di presidente della commissione aggiudicatrice, composta anche dall’ingegnere di Polizzi Generosa Giuseppe Di Martino, e dall’avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto, Maria Cristina Maniaci.

Su quella gara - secondo gli inquirenti - si sarebbe giocata anche la partita della sua nomina ricostruita attraverso le conversazioni con il faccendiere agrigentino Salvatore Manganaro. Era Manganaro a rassicurare Damiani: “Abbiamo messo il tuo nome, tutto quello che abbiamo potuto fare è mettere un occhio di riguardo, un occhio segreto perché nessuno può avere idea che tu hai collegamento con Miccichè, in discrezione di Miccichè, affinché se lui ha una casella e non ci può mettere uno che è immediatamente riconducibile a se stesso può pensare a te, questo è un tentativo, però poi Miccichè è la strada giusta per il tuo bene!”. 

L’incontro al bar Spinnato

Alle 14.35 del 6 novembre del 2018, scrive la guardia di finanza, Turola incontra Damiani e Guglielmo Miccichè al bar Spinnato di via Principe di Belmonte. I risvolti si apprendono il giorno successivo, quando Damiani racconta a Manganaro di una conversazione che lui stesso definisce “surreale” perché il fratello del presidente dell’Ars si sarebbe confuso credendo di dover segnalare l’imprenditore Turola e non Damiani: “Dice: ‘Damiani? Non tu mi hai detto Turola’… e lui: ‘Turola? Io sono Turola, che cazzo c’entro io!’… Ma come si può? Io ho detto ‘no, guarda, me ne vado’, che cazzo ci parlo con questi due? Uno s’è fumato e l’altro s’è drogato! Sei mesi che parlano, sei mesi! ‘Sei in pole position, ti conosce’ dai, è tutta una minchiata… Cioè se non stava lì per me lui non era Guglielmo Miccichè era un posteggiatori abusivo!”.

“Il pupo è Turola e u puparo è Miccichè”

Dopo la nomina a direttore dell’Asp di Trapani di Damiani, il 21 novembre 2018, è stata intercettata un’altra conversazione in cui Manganaro diceva: “Ricordati che lì, l’insospettabile… Infatti nessuno sospetta che ci sia questa infiltrazione… Chi c’è dietro questa operazione lo sappiamo solo noi e Gianfranco… Il pupo è Turola e u puparo è Miccichè!”. E poi aggiungeva: “A me a prescindere del resto se l’operazione mi deve riuscire è quella lì ok? Ma siccome siamo in tre a saperlo tu si u quarto che a Trapani dietro Turola e Lumia ce l’ha messo Miccichè con teatrino palermitano...”. 

Le nomine all'Asp

Un episodio che per gli inquirenti mette in evidenza la “nefasta ingerenza politica, del tutto avulsa da logiche meritocratiche, nelle procedure di designazione dei direttori generali delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere siciliane da parte della Giunta regionale, per come espresso dagli stessi indagati, dall’altra la completa manipolazione da parte dei medesimi delle procedure di gara e dei punteggi da attribuire alle offerte tecniche presentate dalle ditte, in modo da incasellare ciascuna in una preordinata casella, sì da salvaguardare a monte le esigenze della complessa strategia deliberata, per ottenere da ciascun “cavallo”, come vengono chiamate le ditte da Damiani e Manganaro, le aspettative di profitto da essi vantate”.

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La rabbia di Miccichè

“Se un solo organo di informazione si permetterà di scrivere che io sono lo sponsor del signor Damiani, tramite mio fratello Guglielmo, che nella sua vita non mi ha mai fatto una telefonata per sponsorizzare né Damiani, né altri, subirà una denuncia penale e civile per risarcimento danni". E' la reazione del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che ha chiesto al presidente della commissione parlamentare Antimafia, Claudio Fava, di “avviare un’inchiesta parlamentare sulla sanità in Sicilia”. 

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