Cronaca

Artigiano di Messina sul lastrico con tre operai, la moglie al sindaco: “Neanche un euro per mangiare e nessuno ci aiuta”

Lo sfogo per il rischio di scrivere la parola fine su una attività nota in città da trent'anni. “Non abbiamo diritto a nulla ma i frigo sono vuoti. Anche mia sorella con due muti presa di mira dalle banche”

Trent’anni di sacrifici e di duro lavoro spazzati via da due mesi di Coronavirus. Speranze nel futuro? Poche. Perché di tutte le risorse e gli aiuti promessi non solo ancora non arriva nulla ma non c’è neanche chiarezza.  E’ la denuncia di una donna che scrive al sindaco Cateno De Luca e chiede aiuto perchè il fermo nell’azienda artigianale, un laboratorio di infissi molto noto a Messina che proprio di recente aveva rilanciato la propria attività ingrandendosi grazie ad un finanziamento della Crias, sta già riducendo alla fame quattro famiglie: quella del titolare e dei tre operai.

Una storia simbolo quella di Francesca e di suo marito Giuseppe (i nomi sono di fantasia), uguale a quella di migliaia di persone che in questo momento stanno combattendo con le proprie disperazioni, perchè non sanno ancora dove prendere i soldi, per potersi sfamare e poter pagare affitto e utenze primarie. Piccoli imprenditori e artigiani e commercianti che tempestano di telefonate e richieste le associazioni di categoria, in lacrime, perchè non hanno i requisiti per accedere alla family card ma lo stesso hanno difficoltà a mettere qualcosa nei loro frigorigeri.

“Dopo immensi sacrifici e soltanto grazie ad un finanziamento della Crias – scrive Francesca al sindaco De Luca  - mio marito è riuscito ad ottenere un mutuo per acquisto e ristrutturazione dei locali dove da soli due mesi a questa parte aveva ripreso la sua attività (il sindaco aveva partecipato all'inaugurazione, ndr). E' passato oltre un mese da quando la quarantena ci ha imposto di fermare tutto e così abbiamo fatto a discapito delle scadenze degli impegni e di tutto ciò che ne deriva. Allo stato attuale mio marito si trova in questa situazione: non può, ovviamente, lavorare, ha dovuto anticipare migliaia di euro per l'acquisto del materiale con il quale avrebbe dovuto realizzare le commesse dei cliente che, per forza di cose, a tutt'oggi, sono rimaste inevase, ha pagato lo stipendio ai suoi tre operai che da marzo in poi si è visto costretto mettere in cassaintegrazione, ha pagato tutti gli assegni in scadenza e oggi non ha più un euro”.

L'artigiano sperava di poter avvalersi del prestito che lo Stato sta garantendo alle piccole imprese. “Ma neanche quello e sa perche? - insiste Francesca nella lettera - Malgrado con il suo fatturato avvebbe potuto accedere alla massima aliquota ovvero il totale dell'importo di 25.000 euro non gli può essere erogato perchè, purtroppo, ha un contenzioso con la banca, con la quale pendono due giudizi in Tribunale per anatocismo ed usura, contenzioso per il quale l'istituto ha segnalato al Crif la sua posizione. Segnalazione per la quale già da diverso tempo mio marito non può accedere a nessun tipo di finanziamento. Cosa che, invece, non è stata tenuta in considerazione dalla Crias. Alla luce di quanto le ho esposto la prego di prevedere aiuti economici a chi si trova in queste situazioni che possiamo definire disperate. L’azienda di mio marito esiste da quasi trent'anni... e con questa attività mio marito ha mandato avanti decorosamente la sua famiglia e quella dei tre ragazzi che lavorano con lui. Oggi, allo stato delle cose, non può piu farlo. Non le nascondo che siamo anche in difficoltà nel fare la spesa ma contiamo sull'aiuto dei miei genitori ed abbiamo preferito non chiedere la Family Card perchè ancora non abbiamo capito se rientriamo tra quelli che hanno diritto a richiederla. Ultima segnalazione – continua Francesca -  Mia sorella e mio cognato, con due figli piccoli, hanno acceso presso con la banca due mutui uno per acquisto, l'altro per ristrutturazione della loro prima casa. All'inzio di marzo ed inizio emergenza mia sorella come consigliato dalla stessa banca ha fatto richiesta di sospensione della mensilità del mutuo relativo all'acquisto e solo quello perchè quello per la ristrutturazione a loro dire non poteva essere sospeso. Richiesta accettata dall'istituto. Le premetto che mio cognato è titolare di una piccola ditta di parrucchiere e per il suo esercizio commerciale chiuso già da tempo continua a pagare l'affitto di 500 Euro mensili. Anche loro praticamente sul lastrico. Stamattina mia sorella si accorge che dal suo conto è stata regolarmente presa la rata del mutuo facendo scendere in rosso il saldo di oltre 300 euro. Ecco - conclude - questi sono gli aiuti su cui abbiamo potuto contare sino ad oggi”.

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