Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Asp, incarichi del manager La Paglia da rifare: il giudice del lavoro dà ragione alla Di Blasi

I ricorsi presentanti insieme a Vincenzo Manzi. La sentenza ha chiarito che anche le nomine di natura fiduciaria devono garantire buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa. L'azienda condannata a pagare le spese legali

Vince il primo round davanti al giudice del lavoro la direttrice amministrativa dell’Asp sospesa dall’ormai ex manager dell’Azienda ospedaliera Paolo La Paglia. Il giudice Rosa Bonanzinga ha accolto infatti l’istanza presentata da Catena Di Blasi e da Vincenzo Manzo contro la decisione del direttore generale Paolo La Paglia  di nominare Rosaria Salimbene e Tiziana Ciuci quali direttori, la prima del dipartimento amministrativo risorse umane, sviluppo organizzativo, affari generali e patrimonio e l’altra a capo del Dipartimento amministrativo risorse tecnologiche e finanziarie.

I  ricorrenti avevano chiesto all’Asp l’immediata revoca o l’annullamento dei provvedimenti di nomina contestando la violazione di legge nonché l’eccesso di potere per assoluta mancanza di motivazione ma con deliberazioni del 1 dicembre 2020 l’amministrazione aveva preso atto delle nomine “procedendo al conferimento degli incarichi direttivi per la durata di tre anni” e disponendo la permanenza per il periodo dell’incarico “della struttura complessa” cui i dirigenti erano preposti e “di procedere alla stipula di apposito contratto individuale di lavoro”. Anche le successive contestazioni di “insanabili vizi del procedimento e per violazioni delle raccomandazioni dell’Anac” erano rimaste senza risposta costringendo i due dirigenti a ricorrere al giudice del lavoro.

Catena Di Blasi così come Vincenzo Manzi hanno evidenziato non solo come i loro titoli e competenze fossero di maggior pregio rispetto a quelli dei due nominati ma hanno soprattutto contestato come “l’uso del potere discrezionale di scelta attribuita al Direttore Generale” fosse stato distorto ed esercitato in modo arbitrario, non avendo perseguito il fine dell’efficienza dell’azione amministrativa, della trasparenza delle scelta e della selezione dei migliori.

Il giudice ha dato ragione ai ricorrenti assistiti dall’avvocato Aurora Notarianni, dichiarando l’illegittimità delle deliberazioni e ordinando all’Asp di Messina di ripetere la procedura per il conferimento degli incarichi.  

La Bonanzinga, rilevando anche che sussiste il pericolo di grave e irreparabile danno per la lesione all'arricchimento e al bagaglio professionale dei ricorrenti, ha condannato anche l’Asp a pagare le spese giudiziali  evidenziando come anche l'incarico di natura fiduciaria deve essere motivato in osservanza dei principi di cui all'art.97 Cost. ossia per garantire buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa.

La mancata nomina della Di Blasi ha fatto da corollario anche alle recenti polemiche sulla destituzione del manager da parte del presidente della Regione, Nello Musumeci. La direttrice amministrativa infatti dovrà tornare davanti al giudice il 23 marzo, quando si deciderà sulla legittimità sua sospensione da direttore amministrativo imposta dall'ex direttore generale in “coincidenza” fra l'altro con l'opposizione -da parte della Di Blasi - alla proroga dell’appalto a Engie Servizi Spa, titolare da anni del servizio di fornitura di energia elettrica e di manutenzione degli impianti energetici di tutti i presidi ospedalieri dell’Asp 5 del valore di 10 milioni di euro all’anno.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Asp, incarichi del manager La Paglia da rifare: il giudice del lavoro dà ragione alla Di Blasi

MessinaToday è in caricamento