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Cronaca

Accusato dagli ex clienti di aver creato false cause per intascare i soldi, assolto avvocato

Dopo dodici anni di processo arriva la sentenza che libera il legale messinese perché il fatto non sussiste. "Non escludo di denunciare per calunnia aggravata le parti civili soccombenti", ha detto il difensore

Assolto dall'accusa dei suoi ex clienti  di aver confezionato cause false al fine di intascare i compensi nelle difese. Dopo dodici anni di calvario giudiziario è intervenuta la parola fine sulla vicenda che ha coinvolto l'avvocato Marcello Mangraviti. La sentenza di assoluzione è stata messa nero su bianco dal Giudice Monocratico di Catanzaro, "perché il fatto non sussiste".

Il procedimento si è celebrato nel distretto di Catanzaro perché tra le persone offese figuravano numerosi magistrati svolgenti funzione a Messina e a Reggio Calabria, motivo per il quale il difensore di Mangraviti, l'avvocato Antonino Cacia, aveva sollecitato le relative sentenze di incompetenza funzionale.

La Procura di Catanzaro, retta da Nicola Gratteri, non ha impugnato la sentenza, rendendo quindi definitiva l'assoluzione di Mangraviti. Anche l'appello delle parti civili, i coniugi Natalia Rigano ed Emanuele Raffaele, difesi dagli avvocati Gianluca Gullotta e Massimo Mazzullo, che richiedevano un risarcimento è stata bocciata dalla Corte di appello di Catanzaro che ne ha dichiarato l’inammissibilità. 

"In esito all’emissione di detta ordinanza - affferma Antonino Cacia - in attesa di capire il percorso motivazionale che ha portato alla declaratoria di inammissibilità, posso certamente esprimere soddisfazione per essere riuscito a documentare che le iniziative dei denuncianti erano eufemisticamente sfornite di prova. Il giudice monocratico infatti, ha stabilito che l'avvocato. Mangraviti aveva svolto ben tre incarichi professionali in favore dei coniugi Rigano e Raffaele, uno dei quali con prospettive risarcitorie di cospicua valenza economica. Causale ben più che lecita conclude il Tribunale di Catanzaro. E sulla questione si è formato il giudicato".

"Vi era infine una questione - conclude Cacia - che sotto un profilo logico prima ancora che giuridico presentava plurime criticità: i denuncianti, sentiti dalla Digos della Questura di Messina, nulla avevano riferito in ordine alle presunte condotte del Mangraviti, determinandosi a sporgere denuncia querela per detti fatti solo dopo aver appreso da organi di stampa del coinvolgimento del legale in una indagine per falsi. Non escludo - in assolvimento a specifico mandato - di denunciare per calunnia aggravata le parti civili soccombenti". 

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