Cronaca

I misteri sul caso Antoci “certificati” dall'antimafia, ma il giornalista Basso va in udienza per diffamazione

A Catania si apre il procedimento per la querela presentata dal vice questore Manganaro dopo la pubblicazione dell'articolo su Centonove che metteva in evidenza le anomalie sull'attentato all'ex direttore del Parco dei Nebrodi

Si aprirà domani mattina al tribunale di Catania il processo per diffamazione a carico del giornalista Enzo Basso che in un servizio giornalistico ha sollevato pesanti interrogativi sulle modalità dell’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci.

In un servizio dal titolo “Chi è... Stato”, il settimanale Centonove nel marzo 2017, in tre ampie pagine, aveva svelato i contrasti interni al commissariato di Sant’Agata Militello tra i soggetti coinvolti nell’attentanto, le perplessità sull’affidamento dell’inchiesta agli stessi protagonisti dell’attentato e la pioggia di lettere anonime giunte alle istituzioni e alcuni giornalisti nei quali si svelavano i lati oscuri della torbida vicenda. Enzo Basso è stato tra i tanti a scrivere del caso, ma l‘unico - a quanto pare - citato in sede civile. La querela è stata presentata ad un anno di distanza dal vice questore Daniele Manganaro.

D. Lei è stato convocato in commissione antimafia su questi fatti e le risultanze danno atto che i dubbi sul caso Antoci sono tanti. Lei che idea si è fatto a distanza di tanto tempo?

R. «Ci sono due modi di fare il mestiere di giornalista, il primo, quello più serio è verificare le notizie e porsi sempre dei dubbi sulle verità ufficilai. Il secondo, quello più banale che ha preso piede negli ultimi tempi, è quello di accettare verità preconfezionate che si rivelano poi, nonostante la pubblicazione di doppi libri sulla vicenda, del tutto farlocche”.

D. In Antimafia lei ha fatto riferimento anche ai legami con il caso Montante e Lumia.

R. “Prima ancora del caso Montante, del quale orgogliosamente rivendico il merito di almeno cento articoli in due anni, che hanno svelato la più vergognosa trama delle carriere pilotate dalla mafia e dall’Antimafia, solo ora certificate dal tribunale di Caltanissetta e anche dall’egregio lavoro svolto dalla commissione regionale antimafia presieduta da Claudio Fava, resta il pesante silenzio sull’anomala vicenda del settimanale che ho fondato e diretto a Messina 25 anni fa. Tante cose sono state già dette, altre faranno parte di un libro che riguarderanno altre imbarazzanti verità che investono anche la magistratura”.

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