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Operazione Isola Bella, turismo sotto scacco della mafia

Non solo gli affari sulle barche da diporto a Taormina e Giardini, ma anche progetti imprenditoriali ambizioni che hanno inquinato il settore turistico. Ecco tutti i retroscena dell'operazione del Gico di Catania con 31 arresti. Le intercettazioni, i volti e gli affari dei clan

“Ma tu devi stare a Taormina...!” Rocco: “Quanto ci stanno i carabinieri a sapere le..?” Di Bella: “eeee lo so, però c'è Taormina, c'è...!” Rocco: “Naxos...!” Di Bella: “c'è tutto un giro va...!” Rocco: “Taormina, Giardini, certo Letojanni...!” Di Bella: “eeeeh il giro c’è ed è grande...!”.

E’ solo un passaggio delle conversazioni intercettate dalla Guardia di Finanza che oggi su delega della Procura di Catania hanno eseguito 31 arresti (26 in carcere e 5 agli arresti domiciliari). 

Sono tutti indagati, in concorso, per associazione a delinquere di tipo mafioso nonché per estorsioni, trasferimento fraudolento di valori, intestazione fittizia, usura, rapina, associazione finalizzata al narcotraffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose. Sequestrato anche e finalizzato alla confisca un patrimonio societario di pertinenza del clan Cappello – Cintorino nonché dei Santapaolo - Ercolano per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro, rappresentato da una società di noleggio di acquascooter, un bar e un lido balneare, ubicati in Giardini Naxos, nonché una ditta attiva “nella preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno”.

L’operazione, denominata “Isola Bella”, dal nome della nota località turistica di Taormina finita nelle mire affaristiche dei clan mafiosi di Catania, è stata condotta dal Gico di Catania con il contributo investigativo della Compagnia di Riposto che aveva curato la prima fase delle indagini, e il supporto, per i riscontri nel territorio messinese, della Finanza di Taormina, su coordinamento della Procura Distrettuale. 

Tutti i volti degli arrestati

Sotto la lente l’operatività di un’agguerrita compagine criminale mafiosa, quella dei Cintorino, collegata alla famiglia mafiosa catanese dei Cappello. Le indagini attestano come il clan Cintorino sia particolarmente radicato ed attivo nella propria “roccaforte” storica di Calatabiano ed opera ancora sotto l’egida di Pace Mario, storico componente del clan Cappello già condannato all’ergastolo che, durante i permessi premio, organizzava “summit”, dava disposizione e ribadiva la propria egemonia nel sodalizio. Figura apicale del clan Cintorino è Carmelo Porto che riveste il ruolo di reggente fino alla scarcerazione di altro esponente storico: Salvatore Trovato il quale, dopo circa un ventennio di detenzione, ha recuperato le redini del gruppo. Figura di grande spessore emersa dalle attività è quella di Gaetano Di Bella, soggetto incensurato che fa da tramite tra la famiglia catanese Cappello e Carmelo Lo Porto. 

Operazione Isola Bella, il video con le intercettazioni

Il clan ha dimostrato di saper affiancare alle classiche attività estorsive, di usura e di spaccio di stupefacenti, la concreta propensione a insinuarsi tra le iniziative imprenditoriali più redditizie e visibili del territorio di competenza, con particolari proiezioni nel territorio della provincia di Messina, come Giardini di Naxos e Taormina, località particolarmente appetibili, sia per il controllo delle attività turistiche, sia per investire i proventi illeciti in attività imprenditoriali riconducibili al clan. Particolarmente significativo delle mire espansionistiche nelle citate località, è il tratto della conversazione tra i bella ed il suo interlocutore Marcello Rocco (anche questi destinatario di misura cautelare): Di Bella: “ma tu devi stare a Taormina...!” Rocco: “Quanto ci stanno i carabinieri a sapere le..?” Di Bella: “eeee lo so, però c'è Taormina, c'è...!” Rocco: “Naxos...!” Di Bella: “c'è tutto un giro va...!” Rocco: “Taormina, Giardini, certo Letojanni...!” Di Bella: “eeeeh ilgiro c’è ed è grande...!”. 

Le aziende sequestrate

Si accertava, così, che, oramai da anni, le escursioni turistiche effettuate da piccoli imprenditori, nel tratto di mare destro e sinistro antistante l’Isola Bella di Taormina, con barche da diporto, erano oggetto di pesanti infiltrazioni mafiose. Gli esercenti l’attività di noleggio di mezzi di trasporto marittimo, operanti nel famoso specchio d’acqua erano, infatti, costretti a “cedere” quotidianamente una parte dei loro guadagni. Detta attività era condivisa con esponenti della famiglia Santapaola-Ercolano, il cui referente in loco era Salvatore Leonardi. Le indagini acclarano infatti che, in relazione al business delle attività turistiche, tra i due sodalizi era stato raggiunto un patto per la spartizione dei proventi ed, al fine di evitare contrasti nel corso della stagione turistica estiva, che avrebbero “nuociuto” agli affari, Di Bella e Trovato (dietro le direttive di Mario Pace ed il controllo operato dai figli Antonio e Giuseppe Pace, che eseguivano sopralluoghi e ‘rendicontavano’ al padre Mario durante i colloqui in carcere) insieme a “Turi” Leonardi, siglavano un accordo in ragione del quale avrebbero diviso gli incassi (e anche le spese) in tre parti, una per i mafiosi del clan Cappello - Cintorni, una per il clan Santapaola - Ercolano e una terza per gli imprenditori estorti. 

Il controllo delle attività è radicale, anche la sostituzione di un’imbarcazione in avaria non poteva essere disposta dall’imprenditore estorto se non previa autorizzazione del sodalizio mafioso di riferimento.

Operazione Isola Bella, le intercettazioni

In alcune circostanze – secondo gli inquirenti -  non mancavano esplicite minacce degli estortori a danno delle imprese: nello specifico, era Salvatore Leonardi a paventare l’affondamento delle imbarcazioni qualora il patto di spartizione degli introiti non fosse stato rispettato come concordato tra i due clan rivali. Il giro di affari era notevole, così, Di Bella e Pasqualino Bonaccorsi (anch’egli affiliato al clan Cintorino), effettuando una stima dei profitti realizzabili attraverso il controllo delle imbarcazioni, per la stagione estiva, prevedevano di introitare, in media, 20.000 euro al giorno da dividere in tre parti. Sembra che l’espansione territoriale verso le suddette località turistiche si manifesta anche attraverso progetti imprenditoriali particolarmente ambiziosi: quello di aprire attività commerciali, intestate a soggetti terzi incensurati, reimpiegando in tal modo capitali di illecita provenienza. La realizzazione di tali progetti imprenditoriali è alla base dei sequestri operati a carico della società di noleggio acquascooter, del lido Recanati beach e del Bar “Etoile” a Giardini di Naxos. La corposa investigazione della Finanza di Catania, diretta da questa Procura Distrettuale, ha disvelato l’allarmante radicamento mafioso nel tessuto economico-imprenditoriale-sociale dei territori di Calatabiano e Giardini Naxos; un’infiltrazione subdola che soffocava il libero esercizio di imprese inquinando il settore turistico.

Nell’operazione la Guardia di Finanza è stata supportata dalla Compagnia di Taormina, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico) e il Reparto Operativo Aeronavale di Palermo (Roan). 

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