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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

Avvocato ritarda all'udienza e scatena la reazione del giudice: "Mi ha definita scorretta e maleducata"

L'episodio ha visto coinvolta il legale messinese Daniela Agnello e un magistrato napoletano, presidente della Commissione. A raccontare i fatti è la stessa penalista: "Vicenda di inaudita gravità che offende la dignità professionale"

Inconsueto episodio lo scorso 6 maggio al tribunale di Napoli che ha visto protagonista l'avvocato messinese Daniela Agnello. Tutto sarebbe nato a causa di un "lieve ritardo" del legale impegnato in un'altra udienza. Da qui il disappunto del giudice - secondo l'avvocato - con tanto di offese pubbliche. A raccontare la vicenda è la stessa penalista con una lettera che pubblichiamo di seguito.

"In occasione di un’ordinaria udienza pubblica innanzi alla sesta sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, l’avvocato Daniela Agnello avrebbe dovuto collegarsi da remoto, alle ore 9.30 circa, per la trattazione dell’udienza relativa ad un complesso ricorso tributario proposto nell’interesse di una società multinazionale. Contestualmente, l’avvocato Agnello era impegnata in altra udienza telematica già celebrata ma in attesa di chiusura del Verbale d’udienza, e rappresentava alla Commissione Napoletana, per il tramite della collega co-difensore, che avrebbe ritardato qualche minuto, al fine di consentire la chiusura di un precedente collegamento e l’attivazione del successivo. Il Presidente non intende attendere il difensore e prosegue nella trattazione del procedimento con il co-difensore. L’avvocato Agnello attiva il collegamento da remoto e riscontra sin da subito un atteggiamento ostile del Presidente. Viene concessa la parola al difensore ma il Presidente inveisce nervosamente nei confronti dell’Avvocato definendola per più volte ‘Scorretta e maleducata’ per non essersi resa prontamente ed immediatamente disponibile sin dal momento dell’insediamento della Commissione. Il Presidente, visibilmente agitato, reitera ripetutamente le frasi offensive, continuando a definire l’avvocato una ‘maleducata’.

La vicenda è accaduta innanzi alla presenza degli altri giudici componenti la Commissione provinciale, del segretario di Cancelleria, dei funzionari dell’ADM nonché colleghi difensori impegnati nella medesima controversia. Immediata la richiesta dell’Avvocato Agnello di attendere le scuse pubbliche e private da parte del Giudicante, di verbalizzare le gravi offese e di astenersi da tutte le controversie patrocinate dal medesimo difensore per assenza di terzietà e imparzialità del Giudice.

La vicenda riassume la condizione in cui talvolta si trovano gli avvocati nell’esercizio della loro funzione: una posizione ritenuta secondaria, subordinata e sulla quale risulta prevaricante lo strapotere attribuito alle altre parti processuali. Una vicenda di inaudita gravità che offende la dignità professionale dell’Avvocato, spesso, troppo spesso, svilita e mortificata.

L’auspicio è che si possa raggiungere in tutte le sedi giudiziarie un reale equilibrio ma soprattutto un eguale rispetto per tutti i protagonisti della giurisdizione, nella reciproca stima dei ruoli, consentendo a ciascun attore della dinamica processuale di esercitare i propri diritti e poteri, le specifiche prerogative con equilibrio e moderazione, nell’interesse superiore della giustizia".

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