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Avvocato assolda i sicari per uccidere l'ex moglie, tocca ai giudici del Riesame decidere sulla scarcerazione

La Cassazione accoglie il ricorso presentato dai difensori e la parola torna ai giudici. L'uomo, un cinquantenne di Patti, aveva già divieto di avvicinamento alla donna

Arrestato per aver assoldato un sicario che avrebbe dovuto uccidere la moglie e l'avvocato che la difendeva. Il  tribunale del Riesame conferma la misura cautelare in carcere ma la Cassazione accoglie il ricorso presentato dai difensori e la parola torna ai giudici.

A difendere l'uomo di Patti arrestato a giugno, l'avvocato Nino Favazzo. “Restiamo in attesa di conoscere la motivazione della sentenza di annullamento della  Quinta Sezione penale della Suprema Corte - commenta l’avvocato Favazzo - ma l’accoglimento del ricorso, con cui si era contestata la gravità indiziaria ed era stata denunciata una macroscopica violazione di legge, lascia fondatamente ritenere che l’intera vicenda, fin qui trattata con eccessivo rigore, sarà, ben presto, radicalmente ridimensionata sul piano cautelare e, a seguire, nel merito”.

La vicenda

L'ordinanza di misura cautelare in carcere per il cinquantenne fu emessa dal gip del tribunale di Patti, Ugo Molina, su richiesta del pm Federica Urban. Dalle indagini è emerso che il professionista, per uccidere la moglie che l’aveva lasciato, aveva deciso di assoldare dei sicari, ai quali aveva chiesto di simulare un incidente mortale per allontanare ogni sospetto da lui. Nel caso in cui il falso incidente non fosse riuscito, i killer avrebbero potuto utilizzare le armi. E dopo aver ucciso la donna, sarebbero dovuti passare all’esecuzione dell’avvocato difensore. Ma la donna si è salvata per la “solidarietà” di chi l'ha messa in guardia svelando il macabro piano.

Il cinquantenne, che si trova al carcere di Barcellona, nel 2017 aveva già  il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna. Le risultanze investigative, coordinate dalla procura pattese, hanno consentito di accertare che il marito avesse effettivamente avuto dei contatti con malavitosi, che avrebbero ricevuto soldi per il duplice assassinio, su commissione, solo a “lavoro ultimato”.

Per controllare gli spostamenti della donna, l’ex marito era arrivato ad installare sull’auto della vittima, un dispositivo Gps. La vicenda risalirebbe al 2016 quando il cinquantenne iniziò a porre in essere violenze, minacce  e vessazioni, non soltanto nei confronti della moglie, ma dell’intero nucleo familiare, sia durante il matrimonio che dopo l'interruzione della convivenza, talmente  gravi  da ingenerare nelle vittime uno stato di ansia e disagio perdurante e da ledere la loro integrità psico-fisica. Tali comportamenti divennero insostenibili e portarono la donna a rivolgersi alle forze dell’ordine e a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria competente, che dispose nel 2017 la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Successivamente l’uomo fu condannato, in primo grado, alla pena della reclusione. Ma nonostante la condanna l’arrestato avrebbe pianificato l’uccisione dell’ex moglie. Nel 2018, la donna vittima di stalking, venne contattata da una terza persona che la mise al corrente dell'intenzione omicida dell'ex marito nei suoi confronti.

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