Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Dal Settimo Quartiere alla candidatura a sindaco, l'identikit politico e giudiziario della "regina" di Gravitelli

Il nome di Emilia Barrile fa il giro degli ambienti politici agli inizi del nuovo secolo accanto al gruppo Naro, poi il sostegno a Francantonio Genovese e la rottura. Dall'intercettazione del 2007 con la defunta moglie dell'ex rettore, Melitta Grasso, alle accuse del processo Terzo Livello

E' stata l'imputata principale del processo Terzo Livello. Emilia Barrile, la "regina" del rione Gravitelli che attraverso patronati e solide amicizie politiche e imprenditoriali poteva contare su migliaia di preferenze in dote e che secondo l'accusa, con pressioni sulla Pubblica amministrazione, poteva assegnare posti di lavoro e far evadere pratiche altrimenti lunghe o lente. Grazie alla sua forza elettorale.  

 Bastava assistere alle file che ogni giorno assiepavano i suoi uffici a Palazzo Zanca per capire che c'era una parte di Messina che aveva bisogno e si rivolgeva a lei. La sua ascesa politica comincia poco dopo gli anni duemila all'allora Settima circoscrizione con la vicinanza all'Udc e all'ex presidente della Provincia di Messina Pippo Naro. Nel 2005 la Barrile venne riconfermata al Quartiere ma non le basta, vuole di più, il grande salto a Palazzo Zanca è vicino e si allea tra le "squadre" di Francantonio Genovese che da deputato regionale prova la scalata a sindaco di Messina. Genovese venne eletto a fine 2005 primo cittadino e la Barrile divenne tra i consiglieri più fidati e più votati quando c'era da organizzare una campagna elettorale, lei era tra le figure determinanti. La crescita politica appare direttamente proporzionale a quella economica della cooperativa "Universo e Ambiente", società che rientra negli atti giudiziari di Terzo Livello riconducibile all'esponente politico.

Anno 2007, l'intercettazione con Melitta Grasso 

La Barrile era già stata assunta alla Unilav, società mista legata all'Ateneo di Messina, durante il mandato da rettore di Franco Tomasello. Nel gennaio 2011 finisce nell'intercettazione con la moglie, oggi defunta, dell'allora vertice dell'Università, Melitta Grasso. Indagine che vedeva dentro anche l'imprenditore di Patti Carmelo Pinto Vraca e che non ebbe seguiti processuali. Quattro dicembre 2007, Emilia Barrile in auto con Pinto Vraca dice: "Ho un appuntamento con la moglie del rettore", “E che deve fare?”, risponde Pinto Vraca: “E? una cosa un pò losca che io so… E loro sanno che io so… che se esce questa cosa al largo li denunciano, li arrestano… perciò li sto mettendo sotto scopa. Perchè l?unica che potrei tirare una denuncia sono io! Perchè questi mi conoscono, me lo hanno raccontato ed io glielo ho detto a loro. Potrebbe essere per una cosa futura perchè se io gli faccio questo favore un domani…”. Già allora si parlava di presunte pressioni della Barrile, in questo caso ai vertici universitari.

L'ascesa politica 

Nel frattempo il sostegno a Genovese si rinsalda come crescono i voti personali della Barrile che nel 2013 (anno dell'elezione a sindaco di Renato Accorinti" superano quota 2.500 e la maggioranza dell'ex Consiglio comunale la vota alla presidenza d'aula. I guai giudiziari che travolgono Francantonio Genovese nel processo Corsi d'Oro sulla gestione dei fondi della Formazione professionale non la coinvolgono ma nel 2017 arriva la rottura con il gruppo dell'ex parlamentare del Pd. La Barrile punta all'assemblea regionale ma Genovese preferisce candidare il figlio Luigi (attualmente in carica) e così l'ex presidente del Consiglio comunale abbandona Forza Italia (dove nel frattempo avevano avuto accesso i genovesiani visto che il Pd alla Camera aveva votato l'arresto del già segretario regionale) e lei crea la lista "Leali"  al Comune candidandosi sindaco ma senza superare lo sbarramento nonostante i quasi cinque mile voti.

L'inchiesta e l'arresto in Terzo Livello 

Due mesi dopo le elezioni l'arresto ai domiciliari nell'operazione Terzo Livello. Secondo le indagini della direzione investigativa antimafia la Barrile, con l’aiuto di imprenditori, avrebbe creato un sistema d’affari “per avere appoggio elettorale“, sarebbero state create cooperative fatte “ad arte” con l’assunzione di giovani per svolgere dei lavori per la Pubblica amministrazione. “Il tutto per avere consensi“ - secondo l'inchiesta - attraverso i patronati si agevolavano i giovani per poi avere la disoccupazione“. Emilia Barrile venne accusata di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, atti contrari a doveri d’ufficio. Il sostituto procuratore Fabrizio Monaco in requisitoria aveva chiesto a inizio mese sei anni e sei mesi di condanna. L'ordinanza descrive che la Barrile: “Con il costante supporto del suo consigliore Ardizzone Marco – soggetto gravato da importanti precedenti giudiziari e di polizia, e nei primi anni 90 vicino al locale gruppo criminale dei “Mancuso”, egemone nel rione Gravitelli- avvalendosi dell’incarico politico ricoperto, interveniva con metodicità presso i competenti Uffici comunali o le Aziende partecipate perché alcune istanze avanzate da imprenditori venissero portate a buon fine, finalizzando tale condotta ad acquisire consenso anche in prospettiva elettorale, soprattutto attraverso poi la “distribuzione” o la promessa di posti di lavoro presso le imprese dei richiedenti il suo intervento". 
 

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