Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

La battaglia del marinaio Aloi per non cambiare sindacato, Orsa Marittimi: “Basta con pratiche da terzo mondo”

Il lavoratore ha vinto anche in appello contro chi voleva costringerlo a lasciare l'organizzazione con minacce e ricatti. L'appello ad armatori e lavorati: “Denunciate ogni persecuzione. Uniti si vince”

“Vi chiediamo un favore: registrate tutte le minacce e le persecuzioni che esponenti sindacali e dirigenti aziendali vi fanno, portatevi con voi testimoni.  Noi come organizzazione sindacale li denunciamo alla magistratura. Allertiamo subito i nostri studi legali. Non abbiate paura, dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per fare finire questa pratica ricattatoria, ogni lavoratore é libero di scegliere l'organizzazione a cui decide di  aderire. Uniti si vince. Grande vita all’Orsa”.

E’ l’appello lanciato dal sindacato Orsa Marittimi dopo la lunga vicenda giudiziaria che si è conclusa in appello a favore di un loro iscritto, il marinaio Francesco Aloi.

Una drammatica storia personale e giudiziaria a cui ha messo fine la Corte d’Appello di Messina confermando la condanna di primo grado a otto mesi per Enrico Capitti e ad un mese per Angelo Alibrandi. I due, quando Aloi lavorava a bordo della Helga della Ngi,  hanno tentato in tutti i modi -  con una lunga scia di prevaricazioni, minacce e abusi – di costringerlo a cambiare sindacato, l’Orsa appunto.

La battaglia del marinaio Aloi

Che ora si congratula con il lavoratore per il coraggio e la vittoria “segnale di civiltà da imitare – si legge in una nota firmata da Gennaro Bottiglieri -  Lanciamo un appello agli armatori e ai sindacati per eliminare queste pratiche da terzo mondo”. 

Secondo il sindacato non passano giorni in cui i loro iscritti non vengano avvicinati da esponenti sindacali e dirigenti aziendali che gli vogliono imporre di cambiare sigla sindacale. “Accade perchè Orsa non è gradita al padrone – scrivono i responsabili Orsa - A chi non obbedisce incominciano minacce di qualunque genere, si arriva anche al licenziamento, oppure forme discriminatorie, cambio di linee oppure benefit in cambio della disdetta della sigla orsa, parola d’ordine "Noi riconosciamo solo la Triplice, Orsa no". Tutto questo succede perché la scrivente non fa altro che difendere i lavoratori, il loro salario, gli orari di lavoro, valori come la meritocrazia, la dignità”.

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