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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca Lipari

Costringeva la fidanzatina a pratiche autolesioniste, "messa alla prova" per un quindicenne

Il caso esploso nel 2018 con la denuncia dei genitori di una tredicenne di Lipari che scoprono la turbolenta e pericolosa relazione della figlia. Il Tribunale per i minorenni aveva formulato richiesta di archiviazione ma le persone offese si erano opposte. Ora la decisione del Gup

Messa alla prova per un ragazzino palermitano imputato di vari reati contro la persona. Lo ha deciso il Gup del Tribunale per i minorenni di Palermo Maria Pino, pronunciando sentenza di non luogo a procedere per buon esito di messa alla prova,  provvedimento che sospende infatti il processo affidando il giovane ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia che, anche in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, svolgeranno nei suoi confronti attività di osservazione, sostegno e controllo.

Il caso aveva fatto discutere per i risvolti legati al fenomeno della “Blu Whale” che “costringe” a pratiche autolesioniste nel novembre del 2018, quando i carabinieri di Lipari, con il coordinamento del luogotenente Luciano Le Donne, acquisivano la denuncia nei confronti di circa 15 anni ai danni di una minore di 13. 


A sporgere denuncia i stessi genitori della ragazzina, assistiti dall’avvocato Francesco Rizzo del foro di Messina.
 La piccola era stata poi ascoltata, a seguito di incidente probatorio, su disposizione del Tribunale per i minorenni di Messina, in sede protetta, al Comando provinciale dei carabinieri e gli atti trasmessi alla procura presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, competente in ragione della residenza del presunto reo.

Il Tribunale dopo le valutazioni di rito aveva formulato richiesta di archiviazione ma le persone offese, si sono opposte al decreto di archiviazione e il Gip del Tribunale per i Minorenni di Palermo Alessandra Puglisi, ha disposto affinché il Pm formulasse “l’imputazione coatta”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti i due ragazzi si erano conosciuti on line, L’incontro, favorito da un’amica della ragazzina, da vita a una relazione che sembra nelle prime battute una storia amorosa innocente fra giovanissimi. Ben presto nascono i primi problemi. Il ragazzo, colto da gelosia morbosa, comincia a chiedere gesti d’amore efferati che si sostanziano dapprima in comportamenti autodistruttivi nonché nome utente e password degli account social. In stato di soggezione la giovane acconsentiva a tali richieste. Nelle more, i due si incontravano a Palermo. Ad accompagnarla fu l’amica (ed il padre di quest’ultima), la quale, a sua volta, aveva intrapreso una relazione amorosa con un coetaneo e compaesano del minore. 
Nei giorni successivi la madre della minore però trova strumenti utilizzati per le pratiche autolesionistiche, parla con la figlia e scopre così della relazione sentimentale della ragazzina che aveva cominciato ad accusare sintomi depressivi, successivamente certificati dal reparto di Neuropsichiatria del Policlinico di Messina. La minore si era procurata lesioni varie (tagli ripetuti) in diverse parti del corpo tramite lamette custodite all’interno dell’astuccio personale e aveva prodotto anche contenuti hard, inviati in un successivo momento, al minore.

La madre decide dunque di denunciare tutto, dopo aver chiesto anche l’intervento dell’ex marito, padre della minore. Dal controllo dello smartphone della figlia infatti, si accorgono della gravità dei fatti e scoprono lettere che testimoniano intenti suicidi (scritte dalla minore) nella stanza della ragazza. Decidono anche di rintracciare i genitori del minore.
 Benché i due, dunque, fossero stati allontanati la relazione infatti perdurava via etere. Scoprendo altresì che il ragazzo si immetteva negli account della vittima per diffamarla,

Sporta la denuncia e successivamente all’opposizione alla richiesta di archiviazione (conclusasi con esito positivo, avendo il pm formulato richiesta di rinviare a giudizio), si instaura il processo dinanzi al Gup del Tribunale per i minorenni di Palermo. Viene richiesta la messa alla prova del minore, richiesta accolta dopo varie evidenze e ammissioni dell’attività criminosa svolta.
Da ultimo, il 28 settembre, è stata depositata sentenza di non luogo a procedere per buon esito di messa alla prova del giovane con contestuale estinzione del reato riportato nel capo di imputazione. 


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