Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Stretto di Messina zona preferita dai bracconieri, uccellini torturati e utilizzati come richiamo per la caccia

Denunce e sequestri tra la provincia peloritana e il Reggino. Nei guai decine di cacciatori colpevoli di aver ucciso specie protette.Tra di loro anche un ragazzino di 13 anni. Scoperto allevamento lager insieme ad armi e strumenti vietati

Uccellini "imbracati" vivi e utilizzati come richiamo per la caccia illegale, armi e trappole vietate e diversi esemplari di specie protetta uccisi.

E' il bilancio di un'intensa attività antibracconaggio dei carabinieri forestali dei nuclei CITES di Reggio Calabria e Catania e del SOARDA – Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno degli Animali, finalizzato al contrasto degli illeciti in danno dell’avifauna svernante.

I miltiari hanno condotto diversi controlli nell'area dello Stretto, tra le province di Messina e Reggio Calabria. La zona risulta particolarmente apprezzata dai bracconieri che sfruttano le rotte migratorie, tanto da essere entrata in uno dei sette black-spot (aree calde del bracconaggio italiano) individuati dal “Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici”.

L’attività ha consentito di denunciare numerosi bracconieri operanti nei paesi del Reggino e a Messina.

Il servizio ha avuto il clou nel Messinese, dove è stato individuato un uccellatore con precedenti specifici che deteneva, nella propria abitazione, 14 esemplari di Cardellini ed altri uccelli appartenenti a specie particolarmente protetta quali lucherini e verdoni ed un fanello. Alcuni degli esemplari rinvenuti erano stati “imbracati” per essere utilizzati come richiami vivi nelle attività illecite di cattura. Per tale motivo veniva contestato anche il reato di “maltrattamento animale”.

Nel corso dei controlli nelle proprietà del soggetto, sono stati rivenuti anche strumenti di cattura quali reti, prodine ed altre trappole.

In Calabria, in località Castellace, è stato denunciato un bracconiere intento ad utilizzare un richiamo elettroacustico per l’abbattimento di tordi bottaccio. Un secondo utilizzava un’arma priva del prescritto riduttore. Poco più avanti veniva controllato un cacciatore che aveva abbattuto, tra gli altri, esemplari di tortora dal collare, specie nei cui confronti la caccia non è consentita. Infine, in un uliveto situato nel territorio del comune di Taurianova, è stato denunciato un cacciatore che aveva abbattuto degli esemplari di Fringuello.

Sono stati denunciati bracconieri per la detenzione di specie particolarmente protette e per l’utilizzo di richiami elettroacustici.

Nel comune di Montebello Jonico è stato fermato un adolescente di 13 anni, che, utilizzando il fucile del padre, abbatteva un esemplare di peppola, specie non cacciabile. Nella stessa zona un
altro cacciatore veniva deferito per l’abbattimento di esemplari appartenenti a specie particolarmente protette.

Complessivamente sono stati sottoposti a sequestro 8 fucili, tre richiami elettroacustici e numerosi esemplari morti di fauna selvatica.

Il servizio è stato svolto con la collaborazione operativa dei volontari dell’associazione CABS, associazione con cui l’Arma ha stipulato un protocollo d’Intesa finalizzato alla repressione e alla prevenzione degli illeciti contro l’avifauna.

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