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I cani randagi di Messina potrebbero finire in Calabria

Una struttura di Taurianova potrebbe aggiudicarsi la gara indetta da Palazzo Zanca. Passerebbero lo Stretto circa 350 bestiole. Ma in passato la 'ndrangheta ha messo le mani sui canili calabresi. Minutoli: "Controlli accurati prima di procedere"

Buona parte dei cani randagi "messinesi" potrebbe presto traslocare oltre lo Stretto. 

Possibile aggiudicataria del bando, pubblicato nelle scorse settimane da Palazzo Zanca, è infatti una struttura di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria. Lì dovrebbero essere trasferiti circa 350 cani mentre altri 200 rimarebbero al "Millemusi" di Castanea.

Il Comune ha indetto la gara per rimodulare l'affidamento delle bestiole che finora è andato avanti in regime di proroga. Le note criticità di canili e rifugi, tra tutti il Don Blasco, ha spinto l'amministrazione comunale a individuare un'alternativa. Da qui la gara a ribasso d'asta.

"Abbiamo preso questa decisione - precisa l'assessore Massimo Minutoli - prima di tutto per assicurare il benessere dei cani, tenendo conto anche di eventuali trasporti e spostamenti. C'é stato un tentativo di modificare il bando procedendo secondo migliore offerta economica, ma il dipartimento competente non ha ritenuto opportuno cambiare nulla. La gara è quindi andata avanti e i due potenziali aggiudicatari sono proprio il Millemusi e il canile reggino. Potremmo comunque intervenire con i poteri concessi al segretario generale".

Il Comune dovrà adesso procedere a tutte le verifiche prima di poter assegnare gli animali. "Occorre - spiega Minutoli - controllare ogni documentazione ed avere riscontri oggettivi. Se non sorgeranno problematiche si potrà dare il via al trasferimento delle bestiole. Al momento in città ne contiamo circa 550".

L'amministrazione promette rigore assoluto nei controlli anche alla luce dell'ultima inchiesta che ha riguardato diversi canili calabresi finiti nelle mani della 'ndrangheta. 

Nel giugno del 2018 la procura antimafia di Reggio Calabria, ha disposto l'arresto dei titolari del canile “Il Parco” di Taurianova e dell'impresa Happy Dog, ritenuti vicini al clan Viola-Zagari-Fazzari, e del proprietario di un rifugio nel crotonese, così come dei responsabili Asp e dei sedicenti animalisti che li hanno coperti ed agevolati.

Secondo quanto riporta Repubblica, "solo i rifugi della ‘ndrangheta dovevano aggiudicarsi i sostanziosi appalti per il mantenimento e l’assistenza degli animali. A farne le spese, il titolare di un canile della Locride, fin dal 2014 oggetto di minacce, vessazioni, danneggiamenti ed estorsioni perché 'colpevole' di aver vinto una gara da 284mila euro per l’affidamento degli animali abbandonati, da cui la Happy dog era stata estromessa perché colpita da interdittiva antimafia".

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