rotate-mobile
Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Rifiuti tossici dai cantieri Palumbo alle colline di Messina, assoluzioni e prescrizioni in appello

“Non ha commesso il fatto” Antonio Palumbo mentre per il figlio Raffaele quattro anni di reclusione al posto dei sei inflitti in primo grado. L'indagine scattata nel febbraio del 2011

Assoluzioni e prescrizioni al processo per lo smaltimento illecito di rifiuti che ha visto alla sbarra i vertici dei cantieri Palumbo.

La Corte d’appello, presieduta dal giudice Bruno Sagone, ha scagionato per “non aver commesso il fatto” Antonio Palumbo (difeso dagli avvocati Giro Sepe e Giulia Bongiorno) e Giuseppe Costa e rideterminato la pena per il figlio di Antonio Palumbo, Raffaele, da sei a quattro anni di reclusione per intervenuta prescrizione di quattro reati. Per Raffaele Palumbo la Corte ha anche revocato la pena accessoria dell'interdizione legale e sotituito l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici con quella temporanea di anni cinque.

Una sentenza che rivede l’impianto accusatorio formulato in primo grado in seguito all’inchiesta scattata nel febbraio del 2011, quando gli ispettori della Forestale scoprirono nei boschi intorno alla città di Messina, rifiuti speciali provenienti dagli scarti di lavorazione dei bacini dei cantieri navali.

Quattro assoluzioni e un reato prescritto anche per Raffaele Donnarumma mentre per Salvatore Croce prescritti tutti i reati, così come per Santi Scopelliti a cui è stata revocata anche la confisca e restituito il terreno.

Sanzioni amministrative ridotte per le società Stabia Yachting&Coating srl, Palumbo Spa, La Futura Sud srl . Queste ultime due, insieme a  Raffaele Palumbo, Scopelliti e Croce dovranno rifondere le spese processuali alle parti civili Wwf e Comune di Messina (1.640 euro ciascuna oltre rimborsi forfettari per spese generali) rappresentati rispettivamente dagli avvocati Fortunata Grasso e Aurora Notarianni.

Impegnati nella difesa anche gli avvocati Nino Favazzo, Roberto Materia, Gianfranco Briguglio e Giuseppe Puglisi Guerra.

In primo grado Antonio e Raffaele Palumbo, imprenditori napoletani sbarcati a Messina nel 2006, erano stati condannati a 6 anni di reclusione. Per il giudice Massimiliano Micali che ne aveva ordinato gli arresti, avevano inquinato il territorio di Messina con oltre 2mila tonnellate di rifiuti pericolosi per la salute pubblica “tentando nel frattempo di scaricare le responsabilità su altri di cui si sono detti vittime”. 

L?indagine era partita a febbraio del 2011, per la segnalazione di due “confidenti” che  indicavano che in una discarica abusiva sottoposta a sequestro di Mili San Marco era stati sepolti rifiuti industriali e che quel materiale proveniva dal cantiere navale Palumbo. Da qui le indagini con servizi di appostamento e di pedinamento di alcuni camion che hanno consentito di arrivare al luogo da cui il materiale proveniva: i cantieri della zona Falcata della città gestiti da tre anni dall?azienda degli imprenditori napoletani.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rifiuti tossici dai cantieri Palumbo alle colline di Messina, assoluzioni e prescrizioni in appello

MessinaToday è in caricamento