La casa museo della poetessa Costa nel degrado, Mastroeni: “Una fondazione per salvarla”

La proposta del presidente del Parco letterario Quasimodo per strappare dal degrado il luogo in cui ha vissuto “la voce del mare”, patrimonio dell'umanità: “Siamo pronti a collaborare”

Maria Costa

La ferita più dolorosa è stato vedere quel ritratto della poetessa Maria Costa sbriciolato a terra. A lanciare l'allarme nelle pagine di MessinaToday, il giornalista-scrittore Giuseppe Ruggeri: la casa museale che il Centro Studi Maria Costa, costituitosi all’indomani dalla scomparsa della Poetessa delle Case Basse, ha eletto a luogo di incontri e attività culturali divulgative della figura e l’opera della Sibilla dello Stretto sta oggi cadendo a pezzi.

Maria Costa, morta all'età di 89 anni, era patrimonio vivente dell'Unesco. Nata nel dicembre del 1926 ha vissuto nel rione della Case Basse di Paradiso a Messina. Nelle sue poesie in dialetto ha narrato eventi della memoria collettiva della città dello Stretto distrutta dal terremoto nel 1908. Per tutelarne la memoria arriva ora anche una proposta dal presidente del Parco letterario Salvatore Quasimodo di Roccalumera, Carlo Mastroeni, che riceviamo e pubblichiamo:

“Ho letto con molto interesse l’articolo di Giuseppe Ruggeri relativo al degrado che sta aggredendo la Casa della poetessa Messinese Maria Costa, al Rione Case Basse di Paradiso.

Come molti sanno, con mio fratello Sergio abbiamo, 20 anni or sono, dato vita al parco Letterario dedicato a Salvatore Quasimodo. Il Parco avrebbe dovuto avere due sedi, una a Roccalumera, luogo della Famiglia Quasimodo, dove il Poeta Salvatore (ma anche la sorella Rosina che fu moglie di Elio Vittorini) crebbe e dove trovò ispirazione per le sue prime poesie ma anche per alcuni dei suoi capolavori (Vicolo, Lettera alla Madre, Vicino ad una Torre saracena per il fratello morto ) e l’altro polo messinese avrebbe dovuto avere sede in Città, dove Quasimodo visse dal 1908/9 al 1919, quando partì per studiare a Roma, dopo il diploma allo “Jaci” .

Il secondo polo a Messina non è, di fatto, mai nato e non certo per nostra mancanza, nonostante tanti esponenti della Cultura Cittadina abbiano fortemente supportato questa idea, insieme a noi. 

La cosa ci ha arrecato sempre tristezza perché è rimasto un sogno, sino ad oggi irrealizzato. La Città di Messina, invero, non ha negli anni, ritenuto di valorizzare la propria memoria: così nel tempo grandi personaggi che hanno caratterizzato la storia cittadina, trascendendone i confini tanto da portare il suo nome nel mondo, invero non trovato tra le “mura” cittadine quel tangibile riconoscimento che questi Grandi meritano.

Per una sorta di infausto parallelismo anche alla memoria della insigne poetessa Maria Costa sta capitando la stessa cosa. Oggi è la volta della sua casa, domani l’obblio scenderà anche sulla sua opera se nessuno ne custodirà la memoria.

Vorrei a questo punto cogliere in pieno lo stimolo che Giuseppe Ruggeri lancia al mondo della Cultura Messinese, Siciliana e Italiana in generale.

Conosco la situazione del Rione Case basse. Probabilmente anche la casa in questione è sul demanio marittimo.

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La memoria della poetessa Maria Costa merita un accordo tra la Regione Siciliana, per le sue competenze tanto culturali (e di Identità Siciliana) che di gestione del Demanio marittimo, gli eredi della Poetessa e le organizzazioni culturali private, ad iniziare dal Centro Studi Mara Costa, per costituire una Fondazione (o un soggetto giuridico con analoghe finalità) che metta insieme tutti gli attori necessari per assicurare l’esistenza della Casa Museo Maria Costa. Naturalmente potranno intervenire il Comune e/o la Città Metropolitana. Il Parco Letterario Quasimodo è pronto a collaborare a questa iniziativa”.

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