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VIDEO | Caso Raciti, scarcerato Antonino Speziale dopo 8 anni: il lungo abbraccio con il papà

“Ho vissuto una ingiustizia, ora voglio solo stare con la mia famiglia”. Fuori dal carcere ha trovato anche alcuni tifosi del Messina che erano lì per esprimergli solidarietà e il giornalista de Le Iene

 

Un lungo abbraccio con il papà, jeans e maglioncino blu, lo sguardo fermo e fiero: “Ho vissuto una ingiustizia, ora voglio solo stare con la mia famiglia”. Si è chiusa stamattina la lunga detenzione al carcere di Gazzi di Antonino Speziale, l'ultrà del Catania condannato per l'omicidio dell'ispettore di Polizia Filippo Raciti, nel 2007, in occasione degli scontri avvenuti fuori lo stadio Massimino dopo il derby Catania Palermo.

La solidarietà degli ultras

Fuori dal carcere dopo otto anni, Speziale ha trovato il papà ma anche alcuni tifosi del Messina che, nonostante la storica rivalità con la squadra del Catania, erano lì per esprimergli solidarietà. Gli ultrà appartenenti al gruppo “Testi fracidi” lo hanno accolto con uno striscione con su scritto  “Speziale: un abuso senza precedenti da oggi libero da sempre innocente”. Il mondo degli ultras del calcio si è sempre 'stretto' attorno a Speziale superando anche rivalità antiche. E non soltanto in Italia. Lo striscione 'Speziale libero' è stato esposto durante il secondo tempo di una gara tra Bayern Monaco e Stoccarda, ma anche sugli spalti occupati dai tifosi del Borussia Dortmund, nella partita contro l'Hertha Berlino. L'iniziativa di esporre striscioni inneggianti a Speziale è stata presa in passato anche dalla curva del Porto e di una parte della tifoseria di Cluj e Brasov, due squadre che militano nel campionato romeno.

Ad attendereRaciti fuori dal carcere c'era anche il giornalista de "Le Iene" Ismaele La Vardera, i cui servizi giornalistici nel corso delle ultime settimane avevano riacceso il caso: nuove testimonianze che parlerebbero di un tragico errore e di un Discovery della polizia che avrebbe investito l'ispettore, la mancanza di un filmato che indichi chiaramente il volto dell'assassino, l'incompatibilità del sottolavello con i danni fisici che hanno cagionato la morte di Filippo Raciti. Così le nuove rivelazioni hanno portato la procura etnea ad ascoltare l'inviato delle Iene cercando così di fare chiarezza su alcune dichiarazioni che sono arrivate dopo tanti anni dai fatti.

Speziale ha potuto dunque fare rientro a casa, a Catania.

La richiesta per rivedere il processo

Il suo storico difensore, l'avvocato Giuseppe Lipera, che lo ritiene innocente, aveva presentato delle richieste per anticipare la scarcerazione del suo assistito con la concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute, ma le domande sono state rigettate. Lipera ha anche richiesto la revisione del processo riprendendo la tesi del 'fuoco amico', che imputa la morte dell'ispettore all'impatto con una Land Rover della polizia durante gli scontri con gli ultras del Catania. Ipotesi che è stata vagliata da diversi Gip, Tribunali del Riesame e nei tre gradi di giudizio del processo a Speziale, giudicato da minorenne perché tale era all'epoca dei fatti Era tornato invece in semilibertà poco prima di Natale del 2018 Daniele Natale Micale, 32 anni, l'altro ultra del Catania condannato a 11 anni per la morte dell'ispettore Raciti, dopo avere scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania, ed ha un residuo pena di meno di 2 anni.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, confermata dalle sentenze, il 2 febbraio del 2007 diversi tifosi del Catania tentarono di sfondare il cordone di protezione delle forze dell'ordine che cercava di impedire il contatto con i supporter del Palermo. In quel contesto Speziale e Micale lanciarono contro la polizia un sottolavello in lamierino centrando Raciti e procurandogli una lesione mortale al fegato. L'ispettore di polizia morì infatti dopo il ricovero nell'ospedale Garibaldi di Catania. 

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