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VIDEO | Asp, la sospensione della direttrice e l'appalto da 20 mila euro al mese: tutti i retroscena del caso Di Blasi

La rimozione della funzionaria amministrativa dopo lo scontro su un contratto per la gestione energetica dell'azienda. La vicenda sollevata dal sindaco e i retroscena del sospetto "abuso di potere"

 

Sarà davanti al giudice del lavoro nei prossimi giorni, la direttrice amministrativa dell'Asp di Messina Catena Di Blasi sospesa dalle sue funzioni dal direttore generale dell'Asp Paolo la Paglia per violazione dei principi di buon andamento e di imparzialità. La Di Blasi ha presentato, infatti, ricorso contestando l'abuso di potere che avrebbe compiuto La Paglia nei suoi confronti. 

L'appalto alla Engie e la sospensione della Di Blasi 

All'origine dell'allontanamento dalle funzioni della Di Blasi sembra esserci la rinegoziazione di un contratto con la società Engie per la manutenzione e fornitura di energia dei sette presidi ospedalieri dell'Asp. Il caso, che è stato denunciato anche dallo stesso Cateno De Luca durante le sue dirette, risale al 2020. 

Allo scadere del contratto con la società Engie, il 31 gennaio del 2020, sarebbe dovuta, infatti, subentrare anche per l'Asp la convenzione Consip Mies "Multiservizio tecnologico integrato con fornitura di energia per gli immobili adibiti ad uso sanitario in uso alle Pubbliche Amministrazioni". Una convenzione che la legge di stabilità del 2016 impone a tutti gli enti del servizio sanitario nazionale, obbligati a stipulare contratti soltanto con la Consip, tramite l'operatore economico aggiudicatario della gara, in questo caso la Zephyro.

Già da gennaio 2020 è stata infatti formulata dall'Asp l'adesione alla convenzione ed entro il 22 dicembre del 2020 doveva essere risolto l'iter burocratico per affidare il nuovo completato alla Zephro. Un procedimento lungo e macchinoso, dove a far da supervisore è l'ufficio tecnico, diretto dall'ingegnere Salvatore Trifiletti. Una responsabilità, quindi, che non sarebbe spettata alla Di Blasi.  

Ma a prender tempo, per l'incompletezza sulle procedure per l'aggiudicazione della nuova ditta, è Paolo La Paglia che, dopo aver rinnovato nel corso del 2020 per ben due volte alla Engie il contratto per l'affidamento dell'erogazione dell'energia elettrica, imputa tutta la responsabilità alla Di Blasi accusata dal manager dell'Asp di non aver rispettato le tempistiche per la stipula del nuovo contratto.

Come si legge, infatti, nella delibera 203 del 23 dicembre 2020, il 23 dicembre 2020 è proprio Paolo La Paglia a non approvare la nuova convenzione Consip, chiedendo di prorogare, per la terza volta, il contratto con la Engie fino alla fine di febbraio. Qual è il motivo di questa perdita di tempo? Tutti i documenti per passare alla Consip, infatti, erano stati già approvati dagli uffici responsabili ben prima del termine stabilito dalla legge, cioè già alla fine di novembre. 

In ballo ci sono 1 milione di euro per il riscaldamento degli ospedali dell'Asp e 350 mila euro per la manutenzione e riparazione agli impianti e ai macchinari. A questi si aggiungo i 20 mila euro al mese che la Engie intasca per il rinnovo ulteriore del contratto. Adesso , però, il rischio è che anche l'Asp possa subire un danno economico di 14.431.811 di euro per la mancata o ritardata sottoscrizione del contratto con la Consip, che, qualora non dovesse essere stipulato, l'azienda dovrà pagare in sette anni. 

La carenza di personale per l'emergenza covid 

Altra responsabilità contestata a Catena Di Blasi, in assenza del direttore sanitario, dopo le dimissioni di Domenico Sindoni e prima della nomina di Dino Alagna, è stata quella di sopperire alla mancanza di organico durante l'emergenza pandemica. Fra gli altri incarichi, questo, è quello legato alla riorganizzazione degli uffici per sostenere la gestione dell'epidemia. La Di Blasi sarebbe stata sospesa dal suo incarico anche perché, secondo La Paglia, non avrebbe dotato gli uffici del personale addetto al caricamenti dei dati dei contagi sulla piattaforma ministeriale. Un ritardo che per Messina ha causato la zona rossa per venti giorni, dopo le richieste del commissario straordinario ad acta Marzia Furnari. 

Durante i cinque mesi di assenza del direttore sanitario, la direttrice amministrativa ha ampliato e raddoppiato le unità del Dipartimento di Prevenzione, oltre ad aver adottato circa 250 delibere per l'indizione di concorsi, proroghe ed incarichi dall’inizio della pandemia. Ma certo non doveva essere lei a provvedere all'inserimento dei dati dei contagi sulla piattaorma che è proprio il grave disservizio contestao alla gestione dell'Asp di La Paglia. Il 18 novembre, infatti, lo stesso manager diffida la direzione amministrativa a far fronte alle criticità nell'inserimento dei dati minacciando sanzioni. Un compito, questo, su cui devono vigilare soltanto il Dipartimento di Prevenzione e il direttore generale. 

A ovviare al problema è stato, infine, l'assessore regionale alla salute con la nomina di Marzia Furnari per la gestione della pandemia, con il potere di assegnare personale extra organico attingendo alle graduatorie della protezione civile. Adesso sarà il tribunale a pronunciarsi in merito al ricorso. Una decisione, questa, che potrebbe scoperchiare il vaso di pandora dalla gestione dell'emergenza covid, a tutto il sistema di appalti interno all'Asp. 

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