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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca

I cicloni del Mediterraneo generano segnali sismici: lo dice una ricerca

Per gli studiosi si apre la strada alla possibilità di analizzare "eventi meteo-marini estremi avvenuti nel passato" in modo da valutare l'evoluzione nel tempo delle intensità di questi fenomeni e avere nuove informazioni utili allo studio dei cambiamenti climatici

Scoperta la firma sismica dei Medicane: i cicloni tropicali che avvengono nel mar Mediterraneo, con i loro violenti moti ondosi, generano un segnale sismico dal quale si possono estrarre informazioni utili per studiare e monitorare questi fenomeni meteo-marini estremi. Lo indica la ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Scientific Reports e condotta dal dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell'università di Catania, dell'Osservatorio etn eo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), del dipartimento di Geoscienze dell'università di Malta, del Royal observatory del Belgio, del Centro nazionale per la caratterizzazione ambientale e la protezione della fascia costiera, la climatologia marina e l'oceanografia operativa dell'Ispra e dell'azienda AC2.

Tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre 2021, la Sicilia orientale, in particolar modo le province di Catania, Messina e Siracusa, è stata colpita da forti piogge, raffiche di vento e mareggiate dovute alla presenza di un Medicane (MEDIterranean hurriCANE) nel mar Ionio, chiamato 'Apollo'. "In questo lavoro sono stati analizzati e integrati i segnali sismici registrati da 78 stazioni installate in zone costiere italiane, maltesi e greche", dice uno degli autori della ricerca, Andrea Cannata dell'università di Catania.

"Durante i giorni di progressiva intensificazione di Apollo, le stazioni sismiche installate in area ionica - prosegue - hanno mostrato un graduale aumento nel contenuto energetico del microseism in una particolare banda di frequenza (0.1-0.2 Hz). È stata così identificata e ricostruita la firma sismica del Medicane". Per gli studiosi si apre la strada alla possibilità di analizzare "eventi meteo-marini estremi avvenuti nel passato" in modo da valutare l'evoluzione nel tempo delle intensità di questi fenomeni e avere nuove informazioni utili allo studio dei cambiamenti climatici. 

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