Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Comitato mercati resta senza presidente, Lanfranchi: “Le bancarelle sono la mia vita ma non c'è rispetto per la categoria”

A prendere il suo posto temporaneamente sarà il vice, Antonio Tavilla, nella qualità di portavoce. “Sono orgoglioso dei risultati ottenuti. Si è lavorato sodo per fare in modo di dare un’ identità diversa”

Il Comitato dei mercati di Messina perde il suo presidente. Salvatore Lanfranchi che guida la categoria dei mercatali ha deciso di lasciare il mandato che scade lunedì prossimo dopo tre anni di impegno.
A prendere il suo posto temporaneamente sarà il vice, Antonio Tavilla nella qualità di portavoce dal momento che anche per lui scade il mandato. Si dovrà attendere qualche mese prima di procedere con le nuove elezioni e sembra quasi certa la candidatura di Tavilla alla guida di una delle categorie più colpite dalla crisi legata alla pandemia.

Un percorso davvero travagliato quest’ultimo anno per gli ambulanti. Lanfranchi lascia con amarezza ma risoluto: “Come ogni inizio c’è una fine. Motivo per cui non riconfermo la mia presidenza? È semplice – spiega -  Fino a quando ci sarà nella pubblica amministrazione soggetti che metteranno al primo posto la propria posizione politica trascurando i principi di rispetto nei confronti della categoria, sarà sempre una battaglia persa in partenza. Sono orgoglioso dei successi ottenuti in questi tre anni. Quando mi insediai trovai una categoria disagiata. Si è lavorato sodo per fare in modo di dare un’ identità diversa da quella che per trent’anni l’ ha caratterizzata. Rispettando il principio di uguaglianza che ogni operatore necessitava. Il mio futuro? – conclude - Per adesso penso al mondo lavorativo come ho sempre fatto  Nel frattempo dedicherò la mia passione per la politica e cercare di migliorare il territorio in cui vivo. Il tempo darà le sue risposte. Al momento lavoriamo per migliorare il presente”.

Nella sua bacheca facebook un post su un mestiere, quello dell’ambulante, difficile ma che occorre sdoganare da vecchi pregiudizi. “Abbiamo scritto a quattro mani, con un collega che lavora al Nord – spiega – Vorrei che servisse a sensibilizzare tutti coloro che si approcciano con noi. E’ un lavoro decisivo per il commercio al dettaglio quello dell’ambulante. Non c’è solo la grande distribuzione. Mercati, bancarelle, sono una risorsa, una tradizione, sono l’anima di una città, dei paesi…”.

Ecco cosa ha scritto:
La sveglia suona al più tardi alle 5.15; ti alzi che è ancora buio sia d'estate che d'inverno ancora assonnato e con le spalle curve accendi il furgone e come tutte le mattine da anni e anni ormai, monti il banco, prima gli ombrelloni, poi i tavoli. 
Cerchi di promuovere la tua merce nel miglior modo possibile, 
attaccandola con le stampelle ai lati degli ombrelloni oppure impilandola su dei mezzi di fortuna; il prezzo è rigorosamente scritto a mano su di un cartoncino spiegazzato 
strappato dall'angolo di un qualsiasi cartone. 
L'inverno è gelo, l'estate è afa; 
tutte le sere speri che i siti Meteo non mettano pioggia per il giorno dopo perché: 
a) non si apre il banco, 
b) i clienti non escono
ma tu non puoi rischiare e vai a lavorare lo stesso con il naso all'insù sperando che il tempo cambi nel corso della mattinata. 
Si lavora in mezzo alla strada, 
fra la gente che a volte, diciamolo, è un pò matta, fa richieste assurde o sconti su di un prezzo già basso da mercato ma tu sorridi lo stesso e cerchi di non perdere la vendita 
perché di questi tempi bisogna accontentarsi, non è più come una volta dove chi lavorava al mercato guadagnava bene. 
È proprio ora che si sente di più 
il sacrificio fatto negli anni per acquistare il posto ed ottenere le licenze.
Sono le due del pomeriggio passate, 
conti l’incasso, anche questa volta poteva andare meglio, inizi a smontare il banco caricandoti sulle spalle i cartoni, schiacci bene la merce dentro al furgone in modo tale da farci entrare tutto e torni a casa stanco, così stanco che ceni alle 7.30 di sera e alle 9 già ti si chiudono gli occhi sul divano 
mentre guardi la tv, ma sei comunque felice, perché tu ami il tuo lavori,non facciamo una bella vita ma in maniera onesta e dignitosa lavoriamo e cerchiamo di portare a casa lo stretto necessario per mantenere la famiglia.
Fatevi un esame di coscienza !!

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