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Domenica, 19 Maggio 2024
Cronaca

Ponte sullo Stretto, il comitato per il no si mobilita: "E' già costato 1.200 milioni e ora tornano alla carica"

Assemblea a Torre Faro domenica 26 marzo dopo i ripetuti annunci del ministro Salvini. Il timore è quello di un avvio dei cantieri senza un vero piano di realizzazione

Gli incontri che si susseguono a Roma, al ministero per le infrastrutture e trasporti, gli annunci a ripetizione del ministro Matteo Salvini, l'indiscrezione della possibile nomina dell'amministratore delegato dell'Anas Aldo Isi a capo della resuscitata società Stretto di Messina.

Resta alta l'attenzione sulla mega infrastruttura che periodicamente appassiona i governi degli ultimi sessant'anni. E cresce contestualmente il fronte del no. Domenica 26 marzo, in piazza dell'Angelo a Torre Faro, a partire dalle 10, l'assemblea del Comitato che ha ripreso la mobilitazione che da decenni si oppone alla realizzazione di un "sogno" - per tanto un incubo - che deve fare ancora i conti comunque con un progetto definitivo tanto che da Villa San Giovanni, uno dei comuni maggiormente interessati alla realizzazione, l'amministrazione guidata dal sindaco Giusy Caminiti ha chiesto inutilmente di poter vedere le carte del "nuovo" progetto ponte.

E mentre Salvini annuncia il decreto per la realizzazione già per la prossima settimana, il comitato No ponte mette in guardia: "Non passa giorno senza che ci giunga notizia della decisione del Governo di voler procedere nel riavvio dell’iter della costruzione del ponte sullo Stretto - scrivono nella nota che accompagna l'assemblea di domenica - Rimane nelle conversazioni tra le/gli abitanti dei luoghi che verrebbero interessati dall’apertura dei cantieri il dubbio che si tratti ancora una volta di annunci senza conseguenze, ma l’investimento che prima di tutti il Ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, e di conseguenza il Governo Meloni tutto, hanno fatto sulla grande opera difficilmente potrà restare senza esiti. La decisione di riesumare dalla liquidazione la Società Stretto di Messina Spa e la riapertura della sua sede nazionale si uniscono alla immancabile nomina di consulenti locali. A breve dovrebbe, inoltre, essere esitato il Decreto ponte con la tempistica di tutta l’operazione e l’indicazione dei componenti il consiglio d’amministrazione della società concessionaria. Tutto questo trafficare è perfettamente inscritto dentro la storia della Grande Opera di devastazione cui ci siamo da sempre opposte/i. “Il ponte sullo Stretto lo stanno già facendo” è una espressione che abbiamo sempre usato per dire che il ponte non è semplicemente una infrastruttura, ma una decisione politica che comporta elargizione di denaro per progetti, consulenze, incarichi, pubblicità. Sul ponte sullo Stretto - continuano - si sono, inoltre, costruite narrazioni utili a convogliare il consenso su questo o quel partito. 500 milioni già spesi e il rischio di 700 milioni di penali sono il fardello che è stato già addossato alla comunità. Adesso partono nuovamente all’assalto".

Secondo i no pontisti, le mobilitazioni che da decenni si oppongono al ponte hanno già ben individuato nella particolarità del paesaggio, dell’ambiente, del patrimonio immateriale dello Stretto di Messina la risorsa fondamentale per il futuro delle comunità che abitano le due sponde. "D’altronde - spiegano - l’impatto che i cantieri avrebbero sul territorio e sulla vita delle/dei cittadine/i è stato ampiamente descritto, così come sono gli stessi sostenitori dell’infrastruttura a dirci delle incognite sottese alla edificazione del ponte a una o a più campate. A tutto questo si aggiunge il timore di un avvio dei cantieri senza un vero piano di realizzazione e chi tra politici, amministratori locali e professionisti sta oggi, con enorme superficialità, accompagnando il riavvio dell’iter, si sta assumendo la responsabilità della devastazione del territorio e dello stravolgimento della vita di decine di migliaia di abitanti col rischio di una nuova incompiuta. In tanti, probabilmente, lo fanno sperando anche di entrare nella partita - conclude la nota ma dovrebbero sapere bene che questo difficilmente avverrà poiché le grandi opere sono sempre gestite al massimo livello di centralizzazione. Farebbero bene a pensarci".

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