Cronaca

Spese pazze e consulenze inutili all'Ars, la Corte dei Conti condanna anche Rinaldi e Ardizzone

Dopo una complessa indagine, quantificati 250mila euro di danni erariali per l’ex organismo presieduto dall’avvocato messinese oggi componente del Consiglio di Giustizia amministrativa

Giovanni Ardizzone e Franco Rinaldi

C’era anche l’autista dell’ex ministro Giampiero D’Alia, Salvatore Davì, tra i tanti assunti all’ufficio di presidenza dell’Ars, sotto la presidenza di Giovanni Ardizzone: risultava a Messina alle dipendenze della società mista Feluca e part-time anche a Palermo.  

Solo uno dei tanti doni dell’ubiquità, su una serie di nomine ingiustificate, una altalena, a parere della Corte dei Conti, che dopo una complessa indagine ha quantificato i danni erariali in 250mila euro per l’ex organismo presieduto dall’avvocato messinese, Giovanni Ardizzone.

Un fatto di straordinario imbarazzo politico per la giunta Musumeci se si considera che ora l’ex presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone è, su segnalazione della Regione, componente del Cga, il consiglio di giustizia amministrativa chiamato ad esprimersi in appello sulle sentenze dei Tar.  Ma l’indagine non si ferma: sotto la lente ci sono le nomine del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè.

Indennità dipendenti comunali, condannato Orlando e altri 7

Nel mirino anche il presidente dell’allora consiglio di presidenza, l’ex deputato Franco Rinaldi, cognato di Francantonio Genovese, condannato nell’indagine sui Corsi d’Oro a Messina, che si è visto contestare dai giudici contabili incarichi ingiustificati per 112mila euro, tra questi anche ad Antonio Di Perna Fiorulli, con la motivazione di studiare “le bellezze di Palazzo dei Normanni”, un fatto che si poteva evitare, annota il procuratore della Corte dei Conti, Gianluca Albo, che ha promosso la verifica: sarebbe bastato semplicemente “consultare un libro di storia dell’arte”.

 Condanna a nove mila euro anche per il sindaco di Catania, Salvo Pugliese; ha affidato incarichi fiduciari senza che si sia trovata alcuna nota giustificativa.

Ma la condanna maggiore, ben 130mila euro, interessa proprio l’ex presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone: la Corte dei Conti rileva che per le persone cui sono state affidati incarichi “doppione” esistevano già all’interno della pubblica amministrazione, le persone deputate a svolgere le mansioni.

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