Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

I legami fra la mafia di Messina e quella di Catania, sconti in appello e pioggia di assoluzioni al processo Beta1

Rideterminata la pena anche per Vincenzo Romeo, nipote di Nitto Santapaola, considerato figura di vertice del gruppo. Una sentenza destinata a incidere anche sugli esiti del processo di appello Beta 2

Pioggia di assoluzioni e riduzioni di pena al processo Beta 1 nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina su una cellula di Cosa nostra che aveva collegamenti con il clan Santapaola-Ercolano di Catania e che si stava radicando a Messina.

Completamente assolti Antonio e Salvatore Lipari per i reati di maltrattamento di animali legato alle corse di cavalli. Assolto dal reato di associazione mafiosa Pasquale Romeo e da quello di intestazione fittizia di beni Maurizio Romeo.

Assolti tutti a vario titolo per l’estorsione a Giannetto, diventata una delle estorsioni simbolo del processo, e assoluzione anche Giorgio Piluso, per Giovanni Bevilacqua e Caterina Di Pietro la moglie di Vincenzo Romeo.

La Corte d’appello di Messina presieduta da Maria Celi ha rideterminato anche le pene: dodici anni di reclusione per Vincenzo Romeo, 5 per Biagio Grasso, 8 anni 3 mesi e dieci giorni per Benedetto Romeo, 8 anni e 20 giorni per Marco Daidone, 4 mesi di reclusione per Fabio  e Nunzio Laganà e Giuseppe Verde, 1 anno e 10 mesi per Gianluca Romeo, due mesi per Antonio Rizzo e un anno 9 mesi e 10 giorni per Giovanni Bevilacqua.

Revocata anche la confisca della “Win play” nonchè dell'agenzia scommesse di Corso Italia e dei rapporti bancari intestati a Pasquale Romeo disponendone la restituzione.

Il processo di primo grado, in abbreviato, si era chiuso con 19 condanne e 2 assoluzioni. La pena più alta a Vincenzo Romeo, nipote di Nitto Santapaola, considerato figura di vertice del gruppo era stato condannato a 15 anni e 2 mesi mentre era stato condannato a 6 anni e 4 mesi con il riconoscimento dell’attenuante per la collaborazione Biagio Grasso, l’imprenditore milazzese che ha collaborato con i magistrati svelando nuovi intrecci che hanno contribuito così al secondo filone di indagine, l’operazione Beta 2.

Una sentenza destinata a incidere anche sugli esiti del processo di appello Beta 2 la cui udienza sarà il 22 luglio e che vede impegnati nella difesa gli avvocati Nino Cacia, Antonello Scordo, Tancredi Traclò, e Roberto Materia, Salvatore Silvestro e Tommaso Autru Ryolo.

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