Cronaca

Sessismo e coronavirus, radere la barba è essenziale ma fare la ceretta no: Confestetica impugna i Dpcm

L'associazione che tutela la categoria degli estetisti si è rivolta al Tar dopo le motivazioni dell'avvocatura dello Stato “che mortificano il bisogno delle donne di prendersi cura della propria immagine anche durante la pandemia”. La rappresentante messinese Leila Rizzo: "Una discriminazione a cui porre rimedio"

Donna barbuta sempre piaciuta? Per l'avvocatura dello Stato sì tanto che gli estetisti si sono dovuti rivolgere al Tar del Lazio per ottenere giustizia contro quella che ritengono una discriminazione. Il ricorso è della Confestetica nazionale che ha impugnato i Dpcm del 3 novembre, del 3 dicembre e del 14 gennaio 2021 per richiedere un provvedimento d'urgenza sulla revoca della chiusura dei centri estetici. Le motivazioni a difesa dei decreti riportate dall'avvocatura, spiega Roberto Papa, coordinatore nazionale, sono "discriminatorie, misogine, sessiste, maschiliste, svilenti oltre che denigratorie e diffamatorie, sia per la professione dell’estetista, che per tutte le donne in generale". 

Il problema investe certamente la tutela dei diritti delle donne, ma anche quello del lavoro. L'Inail, infatti, non pone differenza fra le categorie di barbieri, parrucchieri ed estetisti. Mentre i decreti del presidente del consiglio sì. In questo modo non soltanto vengono a mancare i servizi essenziali per le donne, tagliate fuori dal provvedimento dopo la chiusura dei centri estetici, ma non si garantisce neanche il diritto costituzionale al lavoro per un settore da sempre associato a quello di barbieri e parrucchieri. 

Le motivazioni espresse dall'Avvocatura dello Stato, non soltanto non tengono conto delle esigenze economiche della categoria, ma vanno ben oltre, sforando nella discriminazione di genere. Secondo la sentenza la depilazione del viso e del corpo di una donna non corrisponde a una esigenza igienica della persona essenziale e irrinunciabile, mentre la barba di un uomo, "corrisponde ad un bisogno e ad una esigenza di cura, anche igienica, della persona ben più essenziale e irrinunciabile", si legge. 

Anche in Sicilia intanto è stato costituito un gruppo, “Estetiste professioniste Sicilia”,  formato già da quasi 300 titolari di centri estetici ma in continua crescita, che a Messina  e provincia sono coordinati da Leila Rizzo. “L'obiettivo è riqualificare e riorganizzare il settore - spiega Leila Rizzo, una delle più accreditate professioniste del campo - ma in questa fase di emergenza la nostra priorità è ristabilire pari diritti, la riapertura dei centri e il riallineamento con i parrucchieri e barbieri a cui è stata comunque concessa la possibilità di fare servizi alla persona. Per noi dunque, si tratta di una discriminazione a cui occorre porre immediatamente rimedio”. Il gruppo Estetiste nasce in raccordo con Confestetica ed è in stretto contatto con Pierfrancesco Laudani di recente nominato responsabile Sicilia.

Il Presidente del Tar ha rinviato per la trattazione alla Camera di Consiglio del 10 febbraio prossimo, intimando l’avvocatura dello Stato di produrre documentazione idonea entro 7 giorni, ovvero entro e non oltre il 2 febbraio. Se è vero che l'estetista è il barbiere delle donne, tutti hanno diritto al miglioramento della propria immagine estetica. Non soltanto gli uomini. 

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