Cronaca Centro / Via Lepanto

Continua la protesta dei commercianti: al sindaco le chiavi dei locali a rischio chiusura

In piazza Lepanto la protesta simbolica dei gestori di pub, ristoranti e bar. Nelle mani del primo cittadino anche l'elenco delle richieste degli impresari di Messina e provincia. "Serve una norma dispositiva del governo"

Dopo il flash mob di protesta di ieri sera, con i quindici minuti di accensione di sale e vetrine dei locali, i commercianti messinesi sono tornati a far sentire la loro voce.

Lo hanno fatto in piazza Lepanto, nel cuore del centro storico cittadino ormai nella totale desolazione in seguito al lockdown. Così come annunciato, i titolari di ristoranti, bar e pub hanno incontrato il sindaco Cateno De Luca e l'assessore Dafne Musolino. Alle 12.30 il rappresentante Danny Anna ha consegnato al primo cittadino una grande chiave con inciso i nomi di tutti gli impresari riuniti in protesta, come per chiudere simbolicamente le attività commerciali e consegnarle all'amministrazione comunale. 

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"Rappresentiamo la città e la sua provincia - ha spiegato l'avvocato Marco Di Mauro - abbiamo firmato insieme un documento in cui si chiedono interventi condivisi a livello nazionale. Chiediamo aiuti concreti dal governo dopo aver accolto positivamente le iniziative del Comune sull'occupazione del suolo pubblico. Non chiediamo elemosina o di tornare subito alla normalità e senza limitazioni, ma non possiamo mandare a casa i nostri i dipendenti".

Oltre la chiave, il sindaco ha ricevuto anche la rescissione dei contratti di affitto. L'impossibilità a pagare i canoni di locazione era già stata denunciata da Confesercenti secondo la quale nell'ultimo mese solo il 10% dei commercianti ha potuto onorare l'impegno

Il sindaco De Luca ha accolto la richiesta d'aiuto e ha indivituato una strategia da adottare. "Serve una norma dispositiva - ha detto - il governo deve consentire alle singole amministrazioni di mettere in campo azioni per aiutare le imprese. Ogni Comune dovrà fare affidamento sui propri bilanci ed intervenire con l'esenzione delle tasse, ma noi siamo anche in grado di chiudere i contenziosi sia con le aziende che con le famiglie. E' impensabile avere un Paese diviso in due dal coronavirus ma con uguali restrizioni. I presidenti di Regione devono alzare la voce". 

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