Stretta sulla movida, Russo chiede la revoca della delibera: “il rischio del contagio non dipende dagli orari”

Il consigliere comunale contesta la chiusura all'1.30 dei locali e lo stop alle 20 delle bevande da asporto. “Scelte che ricordano i regimi totalitari”

Alessandro Russo

“L'ordinanza sindacale contingibile e urgente nr. 187 emanata nelle scorse ore rappresenta un provvedimento eccessivamente gravoso e sproporzionato rispetto agli obiettivi che si intenderebbero perseguire”. E' per queste motivazioni che il consigliere comunale Alessandro Russo ha chiesto la revoca o la modifica urgente all'Amministrazione Comunale. 

L'ordinanza in questione è ormai quella contestatissima che nasce dala riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza e che coinvolge anche altri comuni come comuni di Milazzo e Barcellona nelle “restrizioni” legate alla cosiddetta movida.

“Desta stupore e lascia al tempo stesso interdetti la scelta di dover individuare orari di sospensione di vendita di bevande alcoliche così ridotti come quelli individuati dall'ordinanza - spiega Russo in una nota -  Le ore 20, infatti, impediscono non soltanto la regolare attività di bar o di esercizi commerciali di vicinato ma anche di pizzerie, rosticcerie, focaccerie e panetterie, che pagherebbero incolpevolmente le scelte altamente restrittive stabilite indistintamente per tutti gli esercizi commerciali. Si aggiunga che, se l'intenzione dell'ordinanza è quella di impedire ai minori o a chiunque di comprare bibite alcoliche nelle ore serali, il divieto è facilmente aggirabile, provvedendosi con acquisti precedenti nell'arco della giornata, presso bar, supermercati e altre attività commerciali: non ultimi, i dispenser operativi h24 che, in pieno centro, distribuiscono birre e alcolici durante il resto della giornata”.

Anche la scelta di chiudere le attività entro l'1.30 lascia perplesso il consigliere, vista anche la stagione estiva. “Per moltissime attività estive, quali i lidi, che movimentano praticamente l'intera vita notturna cittadina, l'1.30 rappresentano un orario eccessivamente restrittivo per consentire lo svolgimento delle attività d'impresa. Se l'intenzione dell'ordinanza, anche in questo caso, è volta a evitare il disturbo della quiete, la soluzione più opportuna sarebbe quella di obbligare a ridurre i decibel delle  emissioni musicali, consentendo in maniera più rispettosa della quiete la normale attività sociale dei clienti, contemperando sia il diritto alla quiete e al riposo, che quella di svolgere attività economica.  Del resto, il rischio del contagio non è in alcun modo derivante da particolari orari del giorno o della notte”.

Scelte che secondo il consigliere del Pd “ricordano i regimi totalitari o teocratici, dove lo Stato impone ai cittadini comportamenti che si ritengono "morali" o "giusti" rispetto ad una norma di controllo, è scelta che può andar bene, forse, a Teheran o a Pyongyang, non certo in una città che, con grandissime difficoltà, sta cercando di riaprire le proprie attività economiche per tornare a vivere”.

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Russo chiede dunque di estendere gli orari “come del resto deciso in queste ore anche a Palermo”.

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